Bentrovati, gentili lettori, all’appuntamento settimanale con “SfiDe”, la rubrica di Sportcampania.it dedita ad accendere i riflettori sui protagonisti del campionato di quarta serie. La sfida di cui tratteremo quest’oggi riguarda Diego Zerillo, funambolico attaccante esterno del Torrecuso classe 1985 che, a suon di reti e prestazioni di livello, sta trascinando i suoi in zona playoff. Nonostante grandi numeri ed un aplomb da “top” per la categoria, il ragazzo, originario di Buonalbergo, nel beneventano, ha preservato un profilo molto umile e disponibile, caratteristica imprescindibile per chi, oltre che nel rettangolo di gioco, vuole ambire a vincere anche nella vita.
Una passione innata – Nessuno in famiglia, prima di Diego (un nome che non può non aver a che fare col mondo del pallone), ha mai giocato a calcio. Nessuna pressione/ambizione paterna, nessuna forzatura: la scintilla tra il ragazzino che poi diventerà uno dei migliori calciatori di Serie D e la sfera di cuoio, come nelle più belle favole, nasce in oratorio. Pane, scuola e pallone: sin da piccolo Zerillo ha sempre saputo cosa volesse e quali fossero le cose importanti per lui. A manco sedici anni, poi, vive l’ebrezza di giocare sul serio, nella prima squadra della società del suo paesino; i numeri sono straordinari.
Viaggi e miraggi – Nei primi due anni di carriera, in una categoria troppo inferiore alle sue qualità (parliamo della terza), il piccolo Diego, non ancora maggiorenne, segna qualcosa come 70 reti e diventa una sorta di leggenda metropolitana del Sannio. Il Benevento gli strizza l’occhio e lo porta con s√©: farà la Beretti con gli stregoni. Ma in Diego è alta anche un’altra ambizione, quella di terminare gli studi. “Frequentavo il Liceo Scientifico e mi accorsi che spesso non riuscivo a conciliare le due cose, cos√¨, prefer√¨ puntare sulla scuola”. E fece bene, dato il diploma conseguito con il risultato di 97/100. Nel frattempo, però, Zerillo fa parlare di s√© in promozione: al primo anno 18 presenze e 6 gol.
Diego diventa Zerillo – Nonostante la giovanissima età e l’esperienza solo in categorie minori, l’Ariano, all’epoca in D, decide di puntare su questo talentuoso ed imprevedibile under. “All’Ariano trovai un grande tecnico, quel La Cava padre di Mario, attualmente mio compagno di reparto al Torrecuso. Dopo una buona stagione, condita da 27 apparizioni e 6 reti, arrivò la chiamata del Benevento.” Benevento di cui Diego è anche un sostenitore. L’idillio, però, manco sta volta ha il tempo di nascere: l’Ariano fa problemi a lasciare andare il giovane che, cos√¨, finisce col provare l’esperienza fuori regione. La nuova sfida di Diego si chiama Arzachena.
Dalla Sardegna a… casa – Lontano da casa, il giovane Zerillo non riesce a trovare la giusta dimensione, vuoi l’età e la lontananza da quegli affetti cardine della sua giornata, vuoi qualche difficoltà di sorta, Diego fa le valigie. Destinazione Sapri, sempre in quarta serie. L√¨ Zerillo torna a far parlare di sè. Nello scorcio di campionato in cui veste la casacca azzurra colleziona 23 presenze e 7 reti. Una vecchia gloria del calcio campano, allora, mette le mani su di lui: Zerillo farà parte della Nocerina, retrocessa l’anno prima in D, per riportare la compagine molossa ai livelli che le competono. “Quell’anno arrivammo terzi, perdendo poi la finale playoff, ma io non giocai la mia miglior stagione.” E allora Angri (con Erra), Casoli in Abruzzo, Nola (altra annata storta) e Real Nocera, sempre in D. Quest’ultima esperienza vale a Zerillo la chiamata a Sant’Antonio Abate. Con gli abatini, però, le cose non vanno come dovrebbero e dopo sole due presenze tra campionato e coppe, il ragazzo ha da rifare nuovamente le valigie. Sta volta, però, Zerillo scende di categoria, mezza stagione al Montecorvino e poi la chiamata giusta, l’ambizioso Torrecuso della famiglia Rillo.
Giorni nostri – Con la compagine beneventana è amore a prima vista. In panca c’è Ciccio Troise, poi secondo i Sannino prima al Chievo e poi al Watford, il feeling è impressionante. Il Torrecuso, cinque anni prima in terza categoria, vuole far parlare di s√© arrivando in quarta serie. Zerillo è l’uomo giusto per farcela. A fine maggio si festeggia la vittoria del campionato di Eccellenza, ma, come nel più kafkiano degli epiloghi, qualcosa va storto. Il Real Vico ha infatti due punti in meno della Troise-band, ma vince il ricorso per una gara persa sul campo e, come per magia, si ritrova capolista. Non c’è tempo di festeggiare, il Torrecuso dovrà vincere i playoff se vuole arrivare in D.
Nessun problema… – “In quei giorni, l’atmosfera era surreale. Il fatto di aver già festeggiato salvo poi appurare che avremmo dovuto ancora giocare i playoff non ci sconvolse più di tanto anzi, accese in noi quella scintilla che ci avrebbe permesso di battere qualunque avversario avremmo trovato sul nostro cammino.” Detto fatto e Zerillo, a suon di gol (17), porta i suoi in quarta serie. E’, con il difensore e capitano Giovanni Conti, la bandiera di questa splendida realtà. Anche con il salto di categoria, insieme a Conti, Capossela e qualche altro giovane, Zerillo è confermato.
… E niente paura – Diego torna a calcare quei campi che, sin da tenera età, lo hanno formato: la stagione in corso, dati e statistiche alla mano, è forse la migliore della carriera di Zerillo. Col Torrecuso prima di Santosuosso (che deve lasciare per problemi cardiaci), poi di Fiorucci, gioca, da ala pura, 21 partite mettendo a segno 12 gol. Quando apri il tabellino di una gara del Torrecuso c’è praticamente sempre la sua firma.
Un caffè con la lince – “Dovessi riassumermi in poche parole, mi definirei una persona umile ed alla mano, un ragazzo come tanti, con sogni e passioni annesse. Oltre al calcio, infatti, amo studiare le materie scientifiche e, una volta appese le scarpette al chiodo, continuerò i miei studi universitari di statistica. Non vivo solo di calcio: una volta smesso mi piacerebbe restare in questo mondo ma so che bisogna lasciarsi aperte tante altre strade, troverò anche un lavoro ‘vero’. Sono molto legato alla mia numerosa famiglia, sono il primo di tre fratelli, di cui uno, Matteo, calciatore del Torrecuso proprio come me, ed una sorellina e progetto di vivere il resto dei miei giorni con Giovanna, che conosco da un paio d’anni e alla quale sono molto legato. Da quando c’è lei, anche in campo, mi sento più sereno. Prima la porta era più piccola, ora sono cos√¨ tranquillo da capire che è larga sette metri e passa. Dei miei compagni apprezzo tutti, ma Conti, che attendiamo a braccia aperte dopo un incidente stradale nel periodo natalizio ed Aracri sono di categoria superiore. Col Torrecuso viviamo giornata dopo giornata, senza fare programmi: ai tifosi che ci sostengono dico di stringerci a loro e, in generale, a chi ama il calcio consiglio di smetterla con inutili rivalità e tornare ad apprezzare il gioco per quello che è.” Proprio come nel Torrecuso delle meraviglie. Chapeau bomber atipico ergo lince (rapido e spietato) per tutti i tifosi del beneventano.
Mirko Panico




