Futsal…ero. Dal parquet alla tribuna, Deda: “Futuro? Bisogna fare marcia indietro”

Futsalero è il giocatore di futsal, nato dalla contrazione del portoghese futbol sala cioè calcio da sala, il nostrano calcio a 5, assolutamente da non confondere con il calcetto. Futsal‚Ķero! è la rubrica di Sport Campania dedicata alla Disciplina, ogni settimana incontreremo un nome che per questo sport ha profuso tempo e passione, ecco la storia di oggi.

Nasce a Napoli nel 1964, a poco più di vent’anni il suo esordio nel calcio a cinque, è la stagione 1987/88 in cui gioca col Savim Athena, sarà festa a San Giuseppe Vesuviano per la vittoria del campionato. Poi arriva la serie B col Napoli calcio a 5 dell’indimenticabile avvocato Roberto Filotico, alcuni anni in maglia biancoazzurra per poi passare al Gabbiano C5. La chiamata in terra laziale, dove disputa tre stagioni nella capitale con la Roma 90, il passaggio allo Sporting Club Ercole di Caserta rappresenta il ritorno in Campania. Nel 1997/98 l’esordio in serie A1 con la maglia dell’Afragola, si scende in A2 col Bellona per una stagione vittoriosa, che permette un nuovo anno in massima serie con una squadra fatta di soli campani, o quasi, Gacnik era l’eccezione. Ultime esperienze a Scafati in A2, per chiudere la carriera da giocatore a Bellona nel 2003. L’esordio col Napoli C5 in A2 con promozione e coppa Italia, dopo quattro stagioni in A1 cambia spogliatoio e va al Napoli Vesevo, arrivano tante proposte ma preferisce dedicarsi a famiglia e lavoro. Dopo tanti anni sul parquet, tra scarpette e lavagna, ora è dedito a tempo pieno allo studio legale che dirige, parliamo di Maurizio Deda, l’ex futsalero e tecnico partenopeo si è concesso ai microfoni di Sport Campania.

Fuori dai giochi da un po’, il suo parere sulla crisi generale del calcio a 5?
Era preventivabile. Già da un po’ di anni si avvertiva un certo disagio, dovuto al fatto che l’auspicata definitiva esplosione di questo sport non si era compiuta. Poi certamente la grave crisi economica che ha colpito il Paese non ne ha agevolato l’ulteriore progresso. Oggi penso che si è arrivati ad un punto di non ritorno e che sia necessario fare un passo indietro: ridurre drasticamente le spese e tornare a quel sano dilettantismo che contraddistingueva i campionati anche nazionali fino ad una quindicina di anni fa.

Un appuntamento galante o una finalissima di futsal, quale scelta e perché?
L’ideale sarebbe vincere un finalissima e poi festeggiare con una persona speciale, ma se devo scegliere non posso non optare per la prima.

Tanti personaggi, come presidenti/direttori/dirigenti si intromettono nella sfera tecnica, chi comanda davvero la squadra?
Il problema dei Presidenti, Dirigenti, Direttori etc. esiste da sempre in questo mondo e, almeno fino a quando sono stato impegnato in prima persona, ha rappresentato il vero tallone di Achille di questa disciplina. Mi riferisco in particolare alla cronica mancanza di un programma che definisse, all’interno di ciascuna società, i compiti assegnati a ciascuno dei dirigenti secondo le proprie competenze. Questo tuttavia spesso è risultato impossibile a causa di un’ assoluta mancanza di formazione professionale da parte dei dirigenti stessi, quasi sempre improvvisati, mossi esclusivamente dalla passione e troppo spesso nelle ‚Äòquestioni tecniche’. Cos√¨ si è fatta per anni molta confusione e credo che le difficoltà economiche e le conseguenti fusioni da parte di più società abbia peggiorato la situazione a causa delle diverse figure dirigenziali che si sono trovate a gestire le squadre.

Social network, clinic, lezioni online, ma il futsal si impara davvero davanti ad uno schermo?
La tecnologia aiuta, ma per imparare bisogna studiare e poi andare sul campo a lavorare.

Alla luce delle sue esperienze, cosa manca al futsal per divenire davvero uno Sport protagonista?
Purtroppo credo che sia tardi per questo; tuttavia mi auguro che in futuro ciò possa avvenire anche se ritengo che le basi, in primo luogo l’infruttuosa appartenenza ad una lega dilettantistica, debbano essere completamente diversa.

La stagione da incorniciare e quella da dimenticare nei tanti anni trascorsi?
Ho moltissimi bei ricordi sia da giocatore che da allenatore per cui non è facile per me scegliere. Comunque direi la vittoria del campionato di A2 nel 1999 da giocatore e la vittoria nei play off di a2 con conseguente promozione in A1 e la vittoria della Coppa Italia da allenatore. Ah, dimenticavo l’esordio in serie D con il Lepanto a 45 anni.