Quando la scorsa estate mi fu proposto di guidare un progetto mirato a riportare la pallanuoto posillipina alla soglia dei vertici nazionali e magari internazionali in tre anni, pur accettando con entusiasmo per tanti motivi, pensai dentro di me che il percorso tecnico sarebbe stato più complesso di quello organizzativo. La quotidianità, il rapportarmi giorno dopo giorno con gli atleti (quelli che c’erano e quelli che sono arrivati), con lo staff tecnico, con i dirigenti, col corpo sociale e, inevitabilmente, con la città intesa come ambiente in senso più generale, mi hanno indotto a riflessioni diverse. Riflessioni che mi spingono ad inquadrare il progetto in un’ottica forse un tantino meno tecnica ( che resta l’aspetto comunque primario su cui va incentrato il mio lavoro), più onnicomprensiva, dove gli aspetti di natura sociale e culturale si fondono e rivestono un’importanza di primo piano. Proverò a sintetizzare, cogliendo l’opportunità che mi viene data dal portale del circolo, il mio pensiero in merito e chiarire su quali binari cerco di indirizzare il mio lavoro ed il compito che sono stato chiamato ad assolvere.
Che sport è la pallanuoto?
La pallanuoto non è il calcio che, al di là dei suoi contenuti atletici e della sua indubbia spettacolarità, è un fenomeno prima sociale e poi sportivo. Il calcio ruba i sogni all’immaginario collettivo della gente, confortato dalla sua diffusione interplanetaria, dagli interessi economici che gli ruotano intorno e, conseguenzialmente, dall’attenzione dei media che ne gonfiano la sostanza, gli avvenimenti, i personaggi , le storie; ruota intorno ai diritti televisivi e al cosidetto mercato, spesso seguendo logiche che con lo sport giocato hanno davvero poco a che fare. Tra tutti gli sport, nel nostro paese, fa storia a se. La pallanuoto ha una storia diversa, e si pone su un piano differente. E’ uno sport dagli altissimi contenuti atletici e morali, primo tra gli sport olimpici, che si sostanzia in squadre che sono l’emanazione di realtà locali, città o paesi che siano, e che affonda le proprie radici nel tessuto sociale e nella cultura delle realtà dove operano i club.
Venendo a noi, la squadra del Posillipo è l’emanazione di un sodalizio di persone che a sua volta, magari come altri circoli, rappresenta Napoli, con la sua storia marinara, la sua cultura e la sua tradizione antica. Rappresenta l’eccellenza di questo sport nella città, città che a sua volta ne riconosce l’eccellenza e che dal nostro circolo si aspetta sempre traguardi importanti e di alto livello.
Anni floridi ed anni meno floridi
Il Posillipo per il passato ha vinto tanto. Ha vinto partendo dal basso, con una nidiata di giocatori fatti in casa, a cui si sono aggiunti altri atleti napoletani di altra provenienza e atleti stranieri di grande valore. Un periodo florido, che è culminato con la vittoria di tanti scudetti, di trofei internazionali, di tornei importanti che hanno riempito le nostre bacheche e che ancora oggi sono il vanto, checch√© se ne dica, non di un piccolo gruppo, bens√¨ di tutto il corpo sociale. Questo vincere tanto ha fatto s√¨ che il Posillipo acquisisse un fascino di livello mondiale, grazie anche alle medaglie internazionali conquistate dalle altre discipline praticate in seno al circolo e magari meno conosciute in città, ma altrettanto capaci, come la pallanuoto, di portare valori umani e culturali di grande spessore.
Sono queste grandi vittorie, questi importantissimi successi che hanno fatto del Circolo Posillipo una sorta di mito, un riferimento che travalica i confini della città e che, in molti ambiti consente a tutti i consoci , giovani e meno giovani di essere orgogliosi di appartenervi.
Ma lo sport di alto livello, si sa, comporta costi, e negli anni di crisi economica, come quelli che viviamo, necessita di ridimensionamenti, di maggiore attenzione nelle spese, e di investimenti azzeccati, quasi si fosse un’azienda. E tutte le aziende di alto livello per essere in grado, al di là delle crisi, di mantenere le proprie eccellenze rispettando il valore del marchio costruito negli anni, devono studiare nuove strategie, investendo su se stesse e la propria organizzazione interna, diversificando non gli obiettivi, che devono essere sempre di altissimo livello, ma le strategie, per ottenere il massimo da ciò che già si ha e puntando esclusivamente su ciò che garantisce rendimenti sicuri.
Nuove strategie e grandi obiettivi
E cos√¨ come in un’azienda di alto livello, quella di cui provo a farmi promotore nel Posillipo, confortato dai vertici del sodalizio, è una strategia simile. Una strategia e un sistema di pianificazione nuovi che puntino all’altissimo livello, nel rispetto della gloriosa tradizione del Circolo. Spesso, inquinati (si fa per dire) da mentalità calcistica, e magari poco addentro alla cultura sportiva, si pensa che un percorso verso l’alto livello sia indissolubilmente legato a politiche di mercato (comprare giocatori ) di grandi spese, di elevati ingaggi. Non è cos√¨. E’ il tempo di comprendere fino in fondo quanto nello sport valga il lavoro, ed in particolare il valore della qualità del lavoro. Sembra un concetto semplice ma non lo è. Lavorare a 360 gradi per grandi risultati si può, ma occorre pensare in maniera più moderna, più dinamica, più scientifica, meno tradizionale. Soprattutto lavorare per rimanere comunque ai vertici negli anni, oltre le crisi economiche richiede progettualità, programmazione e soprattutto grande senso dell’organizzazione interna al club.
Cosa significa?
Il nostro progetto muove su due ordine di livelli. Uno che si sviluppa all’interno del nostro sodalizio con la sua struttura organizzativa che garantisca produzione e continuità, l’altro esterno, che forte delle certezze interne e dell’immagine che il Posillipo ha e che deve ulteriormente fortificare, consenta di divenire polo d’attrazione per tutti coloro che vogliono eccellere nella pallanuoto e per chi già eccelle. Da questi presupposti, poi, il Circolo dovrà saper trovare la maniera di sfruttare l’incremento di popolarità e di attenzione generale che potrebbe derivarne, sul piano degli sponsor e sul piano del peso politico da esercitare sulle istituzioni.
Sul piano interno garantire la produzione e la continuità vuole dire lavorare sulle fasce di età partendo da bimbi al di sotto dei 9 anni fino ai 18 anni, con piena conoscenza delle tappe della crescita umana per adattare ad essa i criteri della crescita sportiva e non viceversa. Ovviamente, riallacciandosi ai criteri di cui sopra, questo è un genere di lavoro che va improntato non ad approssimazione, ma a grande qualità, perch√© ciò che vogliamo e dobbiamo produrre sono atleti ed uomini di grande qualità. Ed anche qui si torna al concetto di cui sopra. La politica della produzione interna degli atleti, ovvero quella dell’ottimizzazione delle risorse interne passa per una capillare organizzazione del lavoro e degli spazi, che nel nostro caso significa poter usufruire al massimo ed al meglio delle strutture che abbiamo a disposizione; nello specifico la nostra piscina sociale, la palestra, gli spazi all’aperto e, perch√© no, nei periodi estivi anche gli spazi d’acqua antistanti la nostra splendida casa sociale. E più i ragazzi crescono, più migliorano più gli spazi sono inadeguati, da cui la necessità di reperirne nuovi. Ma questo è un altro capitolo di cui tratterò poi. Va da se che meglio funziona la politica della produzione meno c’è necessità di ricorrere alla politica del mercato. In sostanza, più giocatori di alto livello riusciamo a produrre in casa nostra, meno c’è necessità, per raggiungere grandi traguardi, di andarli a cercare altrove, più i costi sono sostenibili.
Lungimiranza
Più ci si ragiona sopra, più le esigenze del nostro sodalizio finiscono per ricordare quelle di un’azienda vinicola. Facciamo un esempio: se un vigneto produce uve di elevata qualità, la qualità di queste uve va curata da enologi aggiornati e di grande esperienza e qualità, e gli strumenti meccanici di cui necessitano devono essere adeguati al prodotto che si vuole ottenere. Mixate con poca uva di altro ceppo ma anche essa di elevato livello, otterrà un vino di alta qualità.
Torniamo a noi Posillipo: se possediamo una buona qualità di base tra i ragazzi del nostro vivaio, e se possediamo dei tecnici di elevato livello ed esperienza ( e li possediamo eccome), abbiamo l’obbligo di investire ( investire non spendere ) sugli strumenti di produzione (spazi d’acqua, attrezzature). Cos√¨ operando saremo sempre ai vertici, e basterà indovinare con intelligenza un piccolo ricorso al mercato per ottenere grandi traguardi.
Se l’azienda vinicola non produce uve di qualità sufficienti, se non sa trattarle, se non ha gli strumenti adatti, si arrangerà; comprerà altre uve, farà quello che potrà ed il suo prodotto sarà sempre scarso. Se anche dovesse, poi, possedere uve eccellenti ed enologi competenti ma strumenti inadeguati ed insufficienti, la sua produzione non sarà mai di alto livello. Lo stesso discorso, in termini diversi, vale per noi Posillipo. In poche parole, friggere il pesce con l’acqua non è possibile! Non basta una tradizione antica, non basta possedere qualcosa si e qualcosa no per i massimi livelli, ma occorrono tutti gli ingredienti. Restando coi piedi a terra, quello che oggi ancora ci manca è davvero poco ed è quello verso cui vogliamo indirizzare i nostri sforzi e il nostro lavoro quotidiano: Organizzazione ottimale, migliori possibilità di lavoro, spazi adeguati alla realizzazione del sogno che coltiviamo.
Occorre chiedersi se, nell’ultimo trentennio, c’è mai stata una dirigenza del nostro sodalizio che non abbia avuto a cuore la pallanuoto. Con gli alti e coi bassi, con problemi o senza problemi, con risultato o senza risultato, nessun presidente, nessuno consiglio del Posillipo ha mai messo in discussione l’importanza di questo sport in seno al club, che è rimasto, immutato nel tempo, il fiore all’occhiello di tutti. Per questa motivazione penso davvero che, oggi, se uno sforzo va fatto in prospettiva futura è quello di acquisire nuovi spazi operativi ( acqua in poche parole) per poter lavorare sempre meglio, gestendo direttamente o acquisendone l’uso. Avrebbero lo stessa valenza che ha per noi oggi la piscina sociale, le vecchie gloriose vasche del canottaggio, la sala scherma, la nostra incantevole scogliera, le terrazze, tutto un patrimonio ad uso di tutte le generazioni che verranno, di tutte le dirigenze che seguiranno.
Valori e conclusione
Ho detto tante cose, forse troppe. Ma alla fine mi preme dire che la pallanuoto è uno sport che in qualche maniera, a differenza di altri sport praticati in città, è quello che più di tutti si sposa con l’anima antica di Napoli, che il Circolo Posillipo in qualche maniera rappresenta. E’ uno sport nato a mare e prestato definitivamente all’acqua dolce per esigenze ovvie praticato anche per puro divertimento da sempre da quando esiste un pallone tra gli scogli e le insenature del nostro golfo. Uno sport di intelligenza pronta e di furbizia ma che non fa sconti caratteristiche principe e da tutti riconosciute, le prime due, del nostro popolo, anche però abituato, nei secoli, a non avere mai sconti dalla vita e dagli avvenimenti. Sport vivace e colorito, spettacolare e di sacrificio sport educativo! E credo di interpretare anche un pizzico del pensiero di tutti i soci del Circolo per cui mi pregio di prestare la mia opera professionale se dico che questa, forse, è la funzione più importante che questo Circolo vuole avere in seno alla città, magari usando la pallanuoto come tramite: educare alla vita future generazioni. Il mio augurio è quello che squadra e corpo sociale vadano avanti di pari passo sempre con maggiore coesione, per la realizzazione del nostro progetto e, con esso, dei nostri sogni sportivi.
Bruno Cufino



