La FIGC continua a lavorare nella speranza di trovare una via per evitare il collasso finanziario del movimento calcistico nazionale. Gravina ha già specificato che l’aiuto chiesto allo Stato non è di liquidità, ma l’apertura di un fondo cura calcio che la stessa Federcalcio accenderà con le risorse proprie.
L’dea del massimo esponendo del calcio italiano è quello di creare un fondo prelevando una percentuale dal gettito fiscale delle scommesse, vale a dire una percentuale per i diritti d’autore. Si tratterebbe dell’1%, una minima parte che però, numeri alla mano, non sono di certo pochi. Se si facesse l’esempio dell’ultimo anno, il 2019, il guadagno totale delle scommesse è di 10,4 miliardi, quindi sarebbe di 104 milioni la parte della FIGC.
Lo scopo è quello di provare a salvare le società più piccole e meno forti economicamente. A far riflettere è stata anche l’analisi di Cosimo Sibilia, che ha azzardato la scomparsa del 30% delle società dilettantistiche al termine dell’emergenza virus. Per questo motivo, lo scopo del fondo è quello di suddividere gli aiuti tra il calcio professionistico, ma anche quello dilettantistico.
La speranza è quella di riuscire a farlo entrare nell’agenda del decreto economico di aprile, ma ancora è da capire da dove prelevare l’1% delle scommesse in questa prima apertura del fondo e in attesa che riaprano i campionati e di conseguenza anche gli eventi su cui scommettere.




