Con l’undicesima vittoria in altrettante gare, il Sant’Anastasia di Salvatore Di Costanzo ha potuto festeggiare con cinque giornate d’anticipo la conquista del campionato e la diretta promozione in Seconda Categoria. Un cammino netto, senza neanche un neo quello dei biancoblù che hanno raccolto le ceneri di una società sparita esalando l’ultimo respiro nelle scorse stagioni.
“Per noi che abbiamo in gestione il campo, completato proprio quest’anno, una scuola calcio, non potevano non vincere questo campionato -racconta ai nostri microfoni il presidente del Sant’Anastasia Giuseppe Di Marzo– Sarebbe stato uno smacco. E’ stato un progetto creato con ragazzi del posto e la stessa scelta del tecnico Salvatore Di Costanzo è stata fatta in questo senso. Lui è stato una bandiera del Sant’Anastasia quando militava in categorie nettamente superiori. Ha accettato la sfida e ad oggi i frutti sono venuti e ci hanno dato ragione”.
Un progetto quello dei biancooblù che prende un’eredità importante, ma che parte da lontano. Dal 2016 l’attività nel settore giovanile: “A differenza di altre società che partono dalla prima squadra per poi pensare alle formazioni giovanili, noi abbiamo fatto il contrario. Credo che in questa categoria siamo gli unici ad avere una formazione Juniores, da due anni siamo stati nominati scuola calcio èlite e questo riconoscimento non può che farci sapere. Lavoriamo per permettere ai ragazzi di mettersi in mostra, già in prima squadra abbiamo fatto giocare gli under, con 2003, 2004, ieri ha esordito Coppola, un 2004 che fino a pochi anni fa era sugli spalti a tifare. Sono piccole emozioni che vogliamo regalare ai nostri calciatori, valorizzando il territorio. Per quel che riguarda poi, chi ha l’occasione di mettersi in vetrina in categorie superiori, noi facciamo in modo che i nostri ragazzi possano arrivare in settori giovanili professionistici, comunque importanti, per gli altri che non ce la fanno li teniamo con noi per farli crescere. Con la prima squadra il progetto è quello di arrivare in una categoria che possa permettere a questi atleti di essere visionati da direttori ed osservatori in modo che possano coltivare la loro carriera”.
Puntare sui giovani in Terza Categoria è un gesto coraggioso anche in virtù della presenza di calciatori esperti, di età avanzata e che magari vogliono ancora tenere uno spiraglio di carriera ancora aperto: “Anche noi abbiamo questi calciatori, atleti che hanno giocato in Eccellenza, in Promozione. La loro presenza aiuta i giovani, nella gestione della gara, quella emotiva, nel capire i meccanismi”.
La Terza Categoria, la conquista della vittoria e il futuro: “Siamo partiti dalla Terza Categoria perchè avendo in gestione lo stadio ed avendo inaugurato e finiti i lavori a settembre per noi sarebbe stato impossibile allenarci prima. Oltretutto abbiamo voluto partire con la nostra matricola, senza fusioni o acquisizioni di altri titoli sportivi, quindi per forza di cose da lì potevamo partire. Ora i calciatori si sono posti l’obiettivo di chiudere il campionato da imbattuti, se lo facessimo a punteggio pieno sarebbe davvero bello. Per il futuro -svela il numero uno biancooblù- Vedremo, come detto sicuramente vogliamo raggiungere una categoria che ci permetta di mettere in vetrina i nostri atleti, ma non vogliamo fare voli acrobatici anche per rispetto e riconoscenza verso coloro che hanno vinto il campionato. Se facessimo un salto molti sarebbero costretti a tirarsi indietro, quindi alla fine della stagione ci siederemo e decideremo il da farsi senza precludere qualsiasi decisione. Il nostro obiettivo è quello di seguire le orme della Virtus Cilento, quindi circondarci di ragazzi di Sant’Anastasia e paesi limitrofi, come inizia quest’anno, questo perchè ritengo che per disputare campionati dilettantistici il legame con il territorio è fondamentale, per sentire l’appartenenza e questo nostro forma mentis ha permesso ai tifosi di riavvicinarsi”.
Questione tifosi e il supporto avuto: “Speravamo che ci supportassero, ma non era scontato. Ad inizio estate una rappresentanza di tifosi ci ha voluto incontrare per capire le nostre intenzioni e per capire se fosse un progetto a lungo termine o meno. Da quel momento hanno iniziato a seguirci senza abbandonarci mai. Devo dire -confessa- Che questo è stata un’arma in più perchè in queste categorie spesso si gioca nell’anonimato, mentre avere una tifoseria ha permesso ai calciatori di approcciare agli allenamenti ma anche alle partite con un piglio diverso”.
Ultimo capitolo, il calcio femminile: “Abbiamo iniziato già ora riservandoli uno spogliatoio, lo spogliatoio rosa. Abbiamo poche atlete e sono tutte bambine quindi ora possono giocare in attività mista con i maschietti, ma l’anno prossimo vorremmo aprire proprio una formazione totalmente composta da femminucce -spiega Di Marzo- Lo vogliamo fare per diversi motivi, il primo è per abbattere le resistenze che spesso sono più dei genitori che delle bambine stesse, che vedono ancora nel calcio uno sport prettamente maschile. Uno degli aspetti che vogliamo abbracciare è anche quello della formazione di una prima squadra femminile, ma ci hanno spiegato che essendoci ancora delle resistenze è difficile trovare le atlete. Noi speriamo di trovarle, se le avessi iscriverei subito la squadra all’Eccellenza. E’ un aspetto che mi piace, ma soprattutto vedo nello sport una forma di autodeterminazione. Che voglio dire? Noi collaboriamo con il Consorzio Proodos che si occupa di problemi di violenza sulle donne. Magari accettare la sfida di giocare a calcio, una donna inizierebbe a uscire da una sorta di mondo maschilista del quale magari fa parte, per renderla più forte e coraggiosa di denunciare e tirarsi fuori da una situazione di vita non positiva”.
In chiusura: “Voglio ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini, dagli sponsor, ai genitori dei ragazzi che ci fanno sentire coccolati”.




