Quella piaga chiamata Razzismo, un male radicato nel nostro animo

“Balotelli è l’ultimo dei miei pensieri. Un operaio dell’Ilva vale 10 Balotelli” – Cos√¨ l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini liquida Super Mario e l’ennesimo episodio di razzismo a cui si è assistito al Bentegodi di Verona in occasione di Hellas Verona-Brescia.

Parole di populismo spicciolo essendo accostato all’attuale dramma che sta coinvolgendo gli ex operai dell’Ilva. Certo, qualche “goliardico” buu sugli spalti non ha importanza in confronto ad un serio problema che coinvolge gran parte della popolazione tarantino. Sarebbe cos√¨, se quel che è accaduto a Balotelli fosse stato un episodio isolato, che ristagna all’interno di uno stadio solo per il gusto di provocare la rabbia di qualcuno.

Il cinguettio di Matteo Salvini, però, stride, stride tanto se si pensa che quello che sta accadendo in questo preciso momento storico ha le sembianze del germe del razzismo. Un germe che si sta insinuando nel malcontento popolare. Il razzismo, ahinoi, sta tornando ad essere parte integrante nel tessuto popolare, spinto da politicanti che della crisi umanitaria fa punto focale di una campagna elettorale al limite dell’apologia del fascismo. “Ultimo dei miei pensieri”: crudezza e schiettezza in poche parole che evidenziano come il reale problema, quello del razzismo, non sia un motivo di preoccupazione da parte di alcuni dei nostri governanti, ed ex.

Il razzismo, invece, sta dilagando all’interno non solo del tessuto popolare, ma anche di quello culturale e sportivo. Un male che si sta diffondendo a macchia d’olio e che non trova di fronte oppositori convinti. Da Verona a Licata, da Roma a Torino, rimbalzano episodi di discriminazione incondizionata.

Orecchie da mercante o semplicemente indifferenza, è ancora non è chiaro. Quel che è certo, è che fin troppo spesso allenatori e presidenti fanno finta di non sentire, anche quando udire non è poi cos√¨ complicato. Il negazionismo cammina di pari passo ad un fenomeno che richiama l’epoca più nera dell’Europa moderna, l’Olocausto e l’intolleranza verso chiunque non fosse ariano e perfetto agli occhi degli oligarchi nazionalisti.

La battaglia che si è aperta contro Mario Balotelli ne è solo la dimostrazione più plateale e mediatica, con Luca Castellini, capo partito di Forza Nuova, ex candidato sindaco di Verona, ma anche ex candidato alle ultime Europee, oltre che capo ultras del Verona. Colui che ha risposto all’offesa percepita da Balotelli rincarando la dose con un “non è propriamente italiano, essendo negro”. Solo dopo due giorni la società dell’Hellas ha deciso di ripudiarlo condannandolo all’allontanamento dal campo fino al 30 giugno 2030.

Un piccolo passo, forse anche inutile finchè non ci saranno manovre importanti nei confronti di coloro che detengono il potere sportivo, lo amministrano, ma anche quello giudiziario. Il problema, però, si fa ancor più preoccupante se ad essere vittime non sono solo gli adulti, ma anche i piccoli atleti di scuole calcio. La cronaca ne è piena e diventa agghiacciante quando a pronunciare offese di stampo razziale non sono tifosi scalmanati, ma mamme di avversari. “Negro di m****” – una locuzione, un insieme di parole che fanno certamente peggio di cento pallonate in faccia.

Ed allora, se iniziassero a muoversi universalmente tutte le forze giuridiche e sportive nei confronti di questi comportamenti, invece dei soli singoli che si prendono la responsabilità di schierarsi dalla parte giusta, probabilmente qualcosa inizierà a cambiare. Non basta il gesto del Giugliano, non basta neanche l’iniziativa del tecnico che ha deciso di far scendere in campo i propri ragazzi con la faccia dipinta di nero. Non bastano neanche le parole di Maurizio Sarri, che a piè pari condanna tacciando di ridicolaggine coloro che nel 2020 fanno distinzioni razziali.

Noi, come redazione, di passi ne stiamo compiendo, denunciando e trattando a più riprese questo cocente argomento e continuando a farlo nella speranza di doverci fermare per l’ormai assenza di episodi analoghi.