In un nostro articolo di ieri abbiamo riportato la proposta di riforma presentata dal candidato, nonchè attuale Presidente Federale, Carlo Tavecchio nel suo programma elettorale, dal quale emerge la volontà di ridurre il numero di squadre della Lega Pro in particolare, il ritorno ad una quarta categoria professionistica con la D Elite la riduzione delle retrocessioni dalla Serie A, e quindi delle promozioni dalla Serie B. Per i dettagli CLICCA QUI.
Il presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, che ha riportato la Lega al format di 60 squadre, e’ stato promotore di tante iniziative per migliorare la qualità e l’appeal della categoria, ha commentato la proposta di Tavecchio con un tweet: “Opla’ una Lega Pro a 40 squadre e 30 milioni alla Lega B. Complimenti! Iniziata la campagna alla cettola qualunque“.
La nostra redazione ha contattato telefonicamente il Presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, al quale ha chiesto, in esclusiva, un commento sulla proposta di riforma promossa da Tavecchio, ma anche sul Tweet del Presidente Gravina: “Non è che non sono convinto è che mi sembra poco corretto proporre una riforma, o comunque parlare di una riforma in una campagna elettorale di questo livello. Si mette al centro della valutazione la qualità del calcio italiano, di aumentare la qualità e noi stiamo lavorando per migliorare i livelli di standard di qualità, ma tutto questo sembra, mi dispiace dirlo, che non interessa a nessuno. Abbiamo infatti presentato dieci giorni fa un progetto, che può essere un modello da declinare al calcio, che mira a istituire un sistema di Rating per indurre le società a porsi obiettivi di sostenibilità gestionale e a lavorare in un contesto globale. Le aree prioritarie del progetto Rating riguardano fattori economici-finanziari, di governance, le infrastrutture, le politiche dei settori giovanili e le relazioni con il territorio in cui il club e’ inserito ed opera. Creare una visione globale e sinergica di tutte le componenti, mantenendo anche le caratteristiche proprie di ogni Lega, le specificità come quelle della Lega Pro che e’ quella di funzione sociale e di valorizzazione e crescita dei giovani calciatori. In questi anni l’unico spot che sento è che ci sono troppe squadre professionistiche ma alla fine si riduce sempre la Lega Pro. Si è passati da 90 a 60, ma se il problema è rimasto vuol dire che il problema non è il numero delle società. Io non dico che il numero delle squadre professionistiche sia quello giusto, io non lo so se è giusto. Io sono umilmente convinto che bisogna capire che cos’è il mondo professionistico ed il mondo dilettantistico dobbiamo capire che vuol dire nell’ambito del rispetto della competitive talent tra tutte le leghe quelle che possono essere nei livelli di promozione e di retrocessione. Dobbiamo capire che cosa accade in ogni componente e bisogna capire che cos’è il calcio. Dobbiamo capire se la lega pro ha questa sua funzione di calcio nel sociale e nella aggregazione e formazione. Perchè vogliamo distruggerlo?. Questa è la mia unica perplessità.E’ complicato e dire che si risolve tutto soltanto attraverso la riduzione delle società e della Lega Pro, mi dispiace ma questo non è il modo di fare una riforma del calcio italiano”
Ridurre le società, soluzione molto veloce e poco efficace, si potrebbe dire Fittizia. La Lega Pro sicuramente è la categoria nella quale emergono maggiormente i problemi economici, questo potrebbe aver influenzato la riflessione di Tavecchio nel scegliere una drastica riduzione del terzo campionato professionistico, Gravina però sottolinea un aspetto importante e non trascurabile: “I problemi economici nel calcio esistono: chi più chi meno. Va valorizzato il lavoro che viene fatto quotidianamente nelle varie categorie. Se si capisse cosa fa la Lega Pro, a cosa serve la Lega Pro e a cosa serve la Serie B forse si ragionerebbe in maniera diversa. Il problema è che si ragiona con la logica di quelli che vogliono arrivare alle ricchezze esasperate e non capiscono il lavoro che c’è alla base. Se si capisse il lavoro che si fa a Lecce, a Foggia o a Catania, ad Alessandria, ad allevare tanti giovani forse si ragionerebbe in un altro modo. Tutti i nostri 60 club fanno un lavoro di crescita del calcio e dei giovani, mettendoci competenze, passione e risorse. Quante squadre giovanili ci sono in Lega Pro? Ce ne sono tantissime dall’Under 15, all’Under 17 o l’Under 16 e noi le tagliamo? Tagliamo tutti fuori? E’ un po’ troppo semplicistico”
E’ plausibile un tentativo di avvantaggiare le società di massima serie tramite sia la riduzione che l’introduzione delle seconde squadre? La riduzione non favorirebbe la Serie A. Sa che più del 40% dei giocatori di Serie A si sono formati in Lega Pro? Non dimentichiamo anche i traguardi raggiunti: i tanti giovani che dai nostri club, vestendo poi la maglia azzurra delle nostre Rappresentative, salgono in B e anche in A o addirittura arrivano a calcare campi internazionali come in BundesLiga Le seconde squadre? Un candidato federale non può decidere per le leghe. Sto sentendo delle proposte elettorali che non possono proporre i candidati. I candidati devono parlare di metodo di lavoro, di prospettive, ma non possono dire quello che loro non possono realizzare senza il consenso delle leghe. Le secondo squadre le ha proposte la Lega Pro, le ho proposte io nel mio programma elettorale ma non le hanno fatte passare. Lui non le può fare, le può fare soltanto la Lega Pro. Un candidato, chiunque esso sia, non può proporre le seconde squadre se la Lega Pro non è d’accordo. I candidati possono proporre quello che sta nelle loro corde, non possono proporre cose che poi dipendono da altri. Una proposta senza fare i conti con l’oste? Si, a quanto pare si. Noi possiamo essere d’accordo, ma comunque deve parlarne con noi. I candidati devono parlare di metodo di lavoro, di prospettive e di programmi”.
Un commento poi sulla possibilità di arrivare a liberare 10 milioni, dei 30 totali, per la Lega Pro: S√¨, arriverebbero dieci milioni da gioco delle promozioni e delle retrocessioni della Serie A. Questo non va a danno della Serie A, ma sarebbe piuttosto un vantaggio perchè la categoria avrebbe una posizione in più. Quindi il paracadute andrebbe dalla A arriva alla Lega Pro. Ma per fare questo ha chiesto alla Serie A? Ha chiesto alla Serie B? Può farlo senza il consenso dei Presidenti di Lega? Non si può dire faremo senza aver interpellato i diretti interessati. Nell’arco dei due, tre anni di attività di tutto questo non si è mai parlato. Perchè non parlarne in quel periodo? Queste sono proposte che vengono fatte passare per puro pragmatismo, hanno fascino ma non contenuto.
Infine un breve approfondimento sulla proposta di riforma da parte di Andrea Abodi, attualmente Presidente della Lega B, ma anche candidato alla Presidenza Federale e sostenuto dalla Lega Pro, che lo ha accreditato nel corso dell’Assemblea del 16 febbraio scorso: “Condividiamo le sue linee programmatiche e la riforma del calcio italiano. La base e’ la sostenibilità e il rispetto delle regole: la stessa direzione che segue la Lega Pro con i suoi club”.
Cristina Mariano




