Benvenuti nel calcio di Allah, dove l’ultimo dei muezzin conta più dell’allenatore della Nazionale. Da Marrakech a Baghdad, tra le tribù del disordine organizzato. Dove Al Owairan è più famoso di Maradona, lo zio di Zidane vanta più estimatore di Zizou, un pescatore di ostriche guadagna più di Ronaldinho e un impiegato di banca vince il Pallone d’Oro. Benvenuti nel pianeta Islam, tra Corano e petroldollari. Tra calciatori dimenticati all’aeroporto, goleador brasiliani che si improvvisano inviati di guerra, centravanti che giocano nella squadra di Bin Laden e allenatori mercenari in Sudan. Un caleidoscopio di colori, emozioni e pagine di vita. Basta non fermarsi alle apparenze, alle intolleranze e ai luoghi comuni. Il terrorismo è solo una scheggia impazzita che alberga in una civiltà meravigliosa e anche a Kabul le ragazze possono sognare Beckham‚Ķ Storie sulla tracce di un calcio vero e spontaneo. √à Islam, ma non chiamatelo medioevo.
E’ il viaggio del nostro amico Luigi Guelpa, simpatico e graffiante reporter freelance (Guerin Sportivo , Secolo XIX, Don Balon)che, per effetto della sua passione per la cultura islamica, attraversa buona parte di quelle terre per spiegarci un modo di fare e di interpretare lo sport e il calcio che noi ben conosciamo per effetto della presenza, negli anni, nella nostra comunità di diversi atleti musulmani. Una esperienza unica che ci ha permesso di assaporare sapori e vedere colori in maniera più nitida rispetto a soli 10 anni fa ma che ancora incuriosiscono e velano misteri.
Ed e’ proprio per questo ultimo motivo che consigliamo ai nostri utenti la lettura di questo affascinante libro che, oltre alle curiosità tipiche di quella cultura, apre una finestra su un mondo anche per noi ancora da esplorare.
Un mondo dove il calcio, metafora della guerra, può trasformarsi a volte in una guerra vera perch√©, nel nostro tempo, anche laggiù il fanatismo calcistico ha preso il posto che prima era riservato al fervore religioso, all’ardore patriottico e alla passione politica. Come accade con la religione , con la patria e con la politica, molti orrori si commettono in nome del football e molte tensioni esplodono per suo tramite.
E invece noi continuiamo a sostenere che nel calcio, come in tutti gli altri aspetti della vita, si può anche perdere ! Certo che la vittoria aiuta mentalmente ad acquisire forza interiore e autostima ma l’equazione però non dovrebbe essere vera al contrario
Ma ora più che mai sembra che la sconfitta sia l’unico peccato che non ha redenzione: esistiamo perch√© vinciamo! Se perdiamo smettiamo di esistere.
Ma e’ colpa del calcio o colpa della cultura del successo a tutti i costi e di tutto il sistema di potere che il calcio, a tutte le latitudini, riflette e integra ? Come sport, il calcio non e’ fisiologicamente condannato a generare violenza, sebbene a volte la violenza lo usi come valvola di sfogo.
Il sistema di potere, al contrario, quello s√¨ è un fattore di violenza: le sue ingiustizie e umiliazioni avvelenano l’animo della gente, la sua scala di valori premia chi non ha scrupoli, la sua tradizionale impunità stimola il crimine e aiuta a perpetuarlo come costume nazionale.
Noi, attraverso lo sport e con lo sport, continueremo a fare tutte le battaglie sociali necessarie per assistere quelli che le convenzioni e talvolta uno sfortunato spermatozoo fanno nascere e crescere come perdenti.
Siamo certi che incontreremo in Luigi Guelpa una forza alleata per continuare a sognare un mondo diverso.
Buona lettura
Vincenzo Imperatore
DA MARRAKECH A BAGHDAD ( Viaggio nel calcio di Allah )
di Luigi Guelpa
edizioni LIMINA
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