Inutile negarlo e inutile girarci attorno: il fendente di Nicholas Higuain, probabilmente telecomandato dal fratello ed assistito Gonzalo, ha spaccato l’ambiente attorno al Napoli. Una dichiarazione pari ad un fulmine a ciel sereno di ugual pesantezza, o anche superiore, alle dichiarazioni di Kalidou Koulibaly.
Questo colpo, però, fa più male, anche perch√© dopo i tanti mesi di (finto) amore dimostrato dai due fratelli argentini, l’attacco è violento e doloroso.
√à tempo di mettere da parte i sentimentalismi e parlare di cose pratiche, in fondo ormai il calcio è questo: puro cinismo mischiato al pragmatismo e quindi andiamo giù con delle considerazioni pratiche su tutto quello che è stato dichiarato.
Le accuse di non programmazione, di scorrettezza e di non essere una squadra all’altezza di tal giocatore (rinato in azzurro), hanno diviso un po’ tutti, dai tifosi agli addetti ai lavori. Da un lato le interviste di Nicholas sono state una folata di vento che ha rianimato l’assopita (neanche poi cos√¨ tanto) aria rivoluzionaria e ribelle dell’antidelurentiismo, facendo diventare assordanti i soliti motti Pappo’ cacc ‚Äòe sord. Dall’altro hanno scatenato una sorta di stupore e disdegno verso una società che sta crescendo gradualmente (forse troppo), senza eccedere nelle spese e che sta cercando di diventare una grande tra le grandi.
Sono tanti quelli che, pavidamente, si stanno schierando in favore del patron azzurro. Un personaggio a volte scomodo, dall’esuberante carattere esplosivo. Arrivato nel mondo del calcio nel 2004 con la stessa eleganza e disinvoltura di un elefante in un negozio di cristalli, è stato indirizzato verso la strada giusta da Pierpaolo Marino. La storia, però, si conosce, ripercorrerla è superfluo. Quel su cui bisogne riflettere è altro.
Pretendere che tutti gli acquisti fatti siano quelli giusti è pura utopia, nessuno nella storia del calcio ha azzeccato tutte le mosse di mercato, però, d’altro canto di tanto in tanto si ci aspetta dell’altro. Una volta cresciuti, arrivati nell’Europa che conta, passando per la via del mister ma esonerato in carriera, i passi dovrebbero essere ben diversi.
Nonostante si continui a buttare fango su di lui, Rafa Benitez (è ripetiamolo uno dei maestri del calcio moderno) era la strada giusta per compiere un salto di qualità che viene annunciato di stagione in stagione, ma che non viene mai realmente fatto. Molti puntano il dito contro il tecnico spagnolo, reo di non essere entrato nella santità del calcio italiano, definito al contrario troppo preimpostato sulle tattiche della Liga e della Premier League. Eppure una cosa sfugge: nonostante sia stata appurata la testardaggine di Benitez nel proporre il solito, inizialmente fu tanto acclamato, 4-2-3-1 la società nella sua seconda gestione, ma anche a gennaio, non ha fatto i salti mortali per poter portare all’allenatore i profili giusti per ricoprire i ruoli Anche in questo caso ripercorrere vie già ampiamente calpestate è inutile.
Chi difende Aurelio De Laurentiis parte dal presupposto che il Napoli partito dall’inferno è tornato in poco tempo nel calcio dei grandi, solcando i palcoscenici europei giocando un buon calcio, facendo bella figura e vestendo i panni della Cenerentola. Una crescita innegabile, che, però, non rende il presidente azzurro esente da critiche. Nel corso degli anni ha fatto molte eccezioni sul famoso tetto-ingaggi: una politica giustificata e giustificabile dal fatto che il Napoli di certo non raccoglie i soldi dall’albero, ma tutt’altro. La fatturazione bassa condiziona non poco le strategie interne e di mercato della società. Sul primo aspetto, di certo, il buon Gonzalo non potrebbe lamentarsi, visto e considerato che il braccino corto De Laurentiis gli ha offerto 7 milioni di ingaggio per rinnovare il matrimonio con gli azzurri. Tutt’altro discorso riguardo alle strategie di mercato. Il condizionamento del denaro è un fattore che non può essere ignorato, a meno che non si abbia in programma un nuovo fallimento, partendo dall’esclusione dalle competizioni europee. Però una maggiore accuratezza nella scelta è lecita chiederla. Se da un lato è comprensibile che Maurizio Sarri preferisca giocatori che conoscono il calcio italiano per accelerare l’inserimento negli schemi di gioco, è altrettanto incomprensibile come sia possibile che una squadra che vuole combattere per lo scudetto non abbia il coraggio di buttarsi in trattative proibitive. Per farlo il primo passo sarebbe quello di cedere definitivamente sulla questione diritti d’immagine e maturare sotto questo punto di vista. D’altronde i nuovi arrivati che hanno un appeal molto forte nei confronti degli sponsor, non devono niente al Napoli, ma al contrario dovrà essere il Napoli a ringraziare per la loro presenza. Bisogna essere schietti e pratici, il blasone non è il punto forte della società che di sicuro non può sempre far leva sul siamo la ex squadra di Maradona, abbiamo il sole, abbiamo il mare e abbiamo la pizza.
A questo si aggiunge anche un’altro aspetto molto sconcertante: non ci sono, almeno non ufficialmente, trattative aperte se non quella di Herrera, per il quale l’offerta è arrivata a 21 milioni con il Porto che continua a giocare con la bramosia azzurra, e di Fabinho, stagnante per la mancanza del posto da extracomunitario. Senza trascurare il tentativo, quasi ridicolo, di portare Axel Witsel in azzurro, ma con una proposta di ingaggio pari alla metà di quello che percepisce allo Zenit. Bisogna piazzare gli esuberi, come Zuniga, ma anche il mercato in uscita è fermo.
Insomma il Napoli naviga in una palude lagunare tempestata di dubbi e incertezze, ma soprattutto di malcontenti e desideri trans-vesuviani di giocatori (o procuratori, ndr) che iniziano a contorcersi nei più insopportabili e infausti mal di pancia esistenti.
Adesso bisognerebbe scegliere una strada. Nicholas ha messo il Presidente davanti a un bivio e qui l’autorità dovrebbe prendere il sopravvento. Restano due anni di contratto, e come dice De Laurentiis se non c’è motivazione, la porta è quella. Il Napoli ha investito 40 milioni sull’argentino e concedergli la libera uscita senza guadagnarci equivarrebbe ad un gol subito all’89¬∞ minuto in una finale di Champions League. A questo punto, parlano in termini puramente imprenditoriali il patron azzurro deve dimostrare la sua autorità e scegliere la strada migliore per il Napoli: braccio di ferro o cessione. L’ultima scelta è sempre di Gonzalo: o rinnovo o buena suerte. Fue bonito mientras dur√≥, pero nadie es indispensable.
Cristina Mariano




