Turris, Guai con il Liguori, corallini a rischio esodo

Sembrava tutto pronto e invece così non è. La Turris di Antonio Colantonio deve fare i conti con una grana non indifferente: gli adempimenti delle certificazioni per lo stadio Amerigo Liguori. Nonostante i lavori siano praticamente terminati, manca la questione più importante, cioè le certificazioni.

Secondo quanto raccolto dai colleghi di Metropolis, infatti, in casa corallina si sta facendo il countdown con non poca ansia. Il prossimo 29 luglio, massimo il 5 agosto con una mora di 10mila euro e l’autorizzazione alla deroga, la Turris dovrà presentare tutta la documentazione necessaria perchè il Liguori possa essere la tana delle tigri di Franco Fabiano. Al momento tra le varie grane, quella più complicata a cui adempiere riguarda il manto erboso in sintetico per il quale è necessaria la certificazione FIFA Quality Pro. L’installazione è stata fatta quasi un anno fa, ma al momento non si è trovato nessun tipo di documentazione che certifichi la qualità. Una procura ora necessaria per far in modo che la Lega pro approvi il Liguori come stadio casalingo della Turris. Tempi, però, che potrebbero sforare, anche perchè al momento non ci sono neanche le procedure per istruire la pratica FIFA di cui è stato incaricato Mondo SPA.

Le prove in laboratorio per valutare la qualità, invece, sono cominciate appena poche settimane fa e questo non fa altro che far masticare amaro al patron Colantonio, che già in passato aveva minacciato di non partecipare più al mondo del calcio se l’Amministrazione non avesse permesso alla Turris di giocare nel proprio campo.

Oltre a questo problema, però, l’impianto di Viale Ungheria ha la necessità di altre certificazioni: completamento e collaudo dell’impianto di illuminazione con certificati dei livelli di illuminamento dei prodotti, definizione delle soluzioni per la separazione strutturale delle tifoserie, l’implementazione dei ticket nominativi, l’installazione di palmare o tornelli per l’accesso allo stadio.

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