“Te lo ricordi?”. Chevanton, core e sangu salentinu in vene uruguayane

¬´Casa è quel luogo che i nostri piedi possono lasciare, ma non i nostri cuori.¬ª
[Oliver Wendell Holmes]

Mi avete fatto piangere. Ringrazio la famiglia Tesoro per avermi fatto tornare a casa, sono felice. Quando sono andato in Argentina avevo anche pensato di lasciare il calcio, ora mi sento fortunato perché amo questa terra.

[Ernesto Javier Chevanton]

Lo scrittore Oliver Wendell Holmes aveva capito molte cose quando ha scritto questo aforisma. Casa è tutto e niente, casa è dove nasci, ma non sempre, perchè casa è il luogo dove il cuore è in pace. √à il caso di Ernesto Javier Chevanton, il calciatore uruguayano classe ’80 che a Lecce ha lasciato il cuore.

GLI ESORDI E LE PARENTESI DENTRO E FUORI L’ITALIA ‚Äì Chevanton ‚Äìo Cheva come lo chiamano ancora oggi i tifosi leccesi- ha iniziato a giocare, come sempre accade, a livelli professionistici in una squadra del proprio paese: il Danubio, il club più importante dello Stato dalla nazionale celeste. L√¨ rimane dal 1997 al 2001 segnando 53 gol e vincendo il titolo di capocannoniere nel 2000. Nell’estate del 2001 si trasferisce in terra salentina, al Lecce. La storia con il Lecce merita la massima concentrazione, per questo, adesso, la biografia di Chevanton virerà sulle sue altre esperienze.
Dopo la prima stagione a Lecce passa al Monaco, ma vittima di diversi infortuni non riesce ad esprimersi al meglio. Riesce comunque a segnare 10 gol, nel 2004/2005, di cui due in Champions League, ed altri 10 nella stagione successiva. Conclusa l’annata nel principato passa al Siviglia, dove soffre di problemi alla schiena e perde parecchie partite, ma questo non condizionerà il suo rendimento. Con la squadra andalusa vince la Coppa UEFA, la Coppa di Spagna, la Supercoppa Europea e la Coppa del Re. Segna 8 reti in 34 partite giocate, due delle quali hanno un valore particolare, perch√© segnati al Real Madrid. A novembre 2009 viene mandato in prestito con diritto di riscatto all’Atalanta, che passa una stagione poco felice. Il suo primo gol con la maglia della Dea arriva il 20 gennaio 2010, ma l’esperienza bergamasca si conclude negativamente. La squadra retrocede, lui si infortuna, ancora, e il riscatto non viene eseguito. Gli infortuni continueranno a condizionare la sua vita professionale. Dopo la seconda esperienza salentina arriva in Argentina, al Colon, nella quale resta per pochi mesi, causa ennesimo infortunio. Nella terra del D10S pensa all’addio al calcio giocato, ma ancora una volta il Lecce lo fa risorgere. Al termine della terza esperienza al Lecce, l’attaccante uruguayano è in fase discendente. Arriva in Inghilterra, al Queens Park Ranger militante in Championship, firmando un contratto trimestrale. Gioca solo due partite, non segna ed allo scadere del contratto resta svincolato. Nel 2014 si accasa al Liverpool Montevideo, squadra uruguayana, con la quale gioca 15 partite e segna 6 gol.

UNA VITA DA‚ĶLUPACCHIOTTO ‚Äì La prima esperienza a Lecce inizia nell’estate del 2001, quando la squadra di Alberto Cavasin era in Serie A. Esordisce ad agosto, nella partita contro il Parma e segna il suo primo gol giallorosso. I salentini concludono il campionato con la retrocessione, ma per lui è un ciclo positivo dal punto di vista individuale e statistico. Segna 11 gol. La stagione successiva trascina, da vero leader, la squadra in serie A, contribuendo con i suoi 16 gol. La sua esperienza è un crescendo. Nella terza stagione stabilisce un record: arrivando alle 19 reti totali diventa il miglior marcatore della storia del Lecce. Il record però è stato, poi, eguagliato da Mirko Vucinic, altro giocatore simbolo del Lecce che fu. Lascia la squadra dell’allora presidente Semeraro per trasferirsi, come detto, in Francia prima ed in Spagna poi. Svincolato dal club andaluso torna dove lo porta il cuore. √à il 2010 e viene subito presentato allo Stadio Via Del Mare. Realizza il suo (secondo) primo gol in occasione della partita di Coppa Italia con il Siena. Il periodo che trascorre in questa seconda esperienza lo porta ad avere disguidi con il tecnico Gigi De Canio che gli dedica una conferenza stampa poco carina al termina di una sventurata partita contro il Parma. In quell’occasione l’attaccante dei lupi si è fatto espellere per un brutto intervento nei confronti di un avversario, inveisce verbalmente contro il direttore di gara sbattendogli la maglia contro. Si becca 5 giornate di squalifica. Qualche settimana dopo dichiara di essere rimasto a Lecce solo per i tifosi. Contribuisce alla salvezza della sua squadra segnando il gol vittoria contro il Napoli, quell’8 maggio 2011 condannando la Sampdoria alla Serie B. In quei giorni il motto era sempre lo stesso: Din Don ha segnato Chevanton!

Al termine di questa esperienza segna solo due reti. Dopo la breve parentesi blancoceleste torna ancora a Lecce, diventa il primo calciatore nella storia a aver firmato un contratto a tempo indeterminato. Il DS Antonio Tesorodichiara amore alla punta sudamericana, il giocatore corrisponde. In quella presentazione Chevanton si commuove e Tesoro dichiara di non lasciar andare via il giocatore fino a quando loro fossero rimasti in dirigenza. Una promessa che, poi, si rivelò fasulla. Nel 2012 il Lecce è investito dal vortice calcioscommesse, con la confessione di Andrea Masiello di aver falsato il derby contro il Bari, vinto appunto dal Lecce. Semeraro Jr si deve dimettere e la squadra finisce in Serie C1 per responsabilità diretta all’illecito sportivo del suo Presidente. Nonostante questo Chevanton scende in campo, dà il suo contributo, diventa portiere, per l’espulsione del suo compagno, lascia porta inviolata, trascina il Lecce alla vittoria in almeno un paio di partite. Segna in ogni categoria professionistica italiana. Questo, però, non basta a mantenere la promessa. Al termine della stagione 2012/2013 il contratto non viene rinnovato e Chevanton conclude cos√¨ la sua terza ed ultima esperienza con i lupi del Salento.

Non conta quanti trofei un giocatore porti, contribuiscono ma non bastano a conquistare il cuore dei tifosi. Chevanton a Lecce non ha alzato alcuna coppa, nessun trofeo, è retrocesso ed è risalito. Ha affrontato il momento peggiore della storia del calcio leccese. Ha fatto vivere i giorni migliori degli anni migliori, s√¨, ma anche dei tempi peggiori: la retrocessione, il tradimento, l’umiliazione..Tutto questo senza chiedere niente in cambio, se non l’amore dei suoi fan. √à bastato il suo impegno in campo e il calore con cui ha vestito e vissuto la maglia giallorossa a far innamorare i tifosi salentini. Ecco perch√© in fondo‚Ķ Chi Ama NON Dimentica!

Cristina Mariano

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