Serie A. Spaccatura parlamentare sul calcio: allenamenti sì, allenamenti no

Permettere gli allenamenti oppure no? In Parlamento la questione sta diventando scottante. Si sono due diversi schieramenti, quello di coloro che vorrebbero aprire agli allenamenti individuali e quelli che invece continuano nella linea della cautela.

A pressare per l’apertura è la parte del Partito Democratico e Italia Viva di Matteo Renzi, con la pole per l’ex Ministro dello Sport Daniele Lotti. mentre Spadafora continua a pensare che l’opzione Francia sia quella ideale. D’altronde dal canto loro, in Parlamento già speranza aveva sottolineato che il calcio non è una priorità nonostante la macchina pallonara sia la terza potenza interna, con indotti importanti capaci di mantenere vivi anche gli altri sport. Questo sottolinea chi continua a pensare che fermare lo sport, e in particolare il calcio, in virtù di quelle discipline che già hanno chiuso i battenti, sia una mossa sbagliata.

Dietro lo sport, infatti, si muove una filiera di lavoratori che non hanno certamente stipendi pari a quelli dei milionari beniamini della Serie A. Tra questi qualcuno è già stato messo in cassa integrazione.

Al centro delle due fazioni c’è il Premier Giuseppe Conte, che ancora non si è pronunciato nè a favore delle aperture già da domani, nè contro la riapertura. Allora, in caso di stallo le Regioni hanno optato per ordinanze ad hoc, non legittime, si intende, perchè non si può allentare la morta dei DCPM, ma si possono solo stringere in caso di necessità. Nessuna volontà di impugnarle, però, sembrerebbe trapelare dal Governo. Campania, Lazio ed Emilia Romagna hanno aperto agli allenamenti individuali per le principali squadre regionali, quindi quelle militanti in Serie A, dove è chiara la volontà di ripartire.

Restano, però, a questo punto in dubbio le posizioni delle società della cadetteria, dove si naviga sullo stesso mare, quello della ripresa e della conclusione del campionato.