Napoli. Reina conquista il San Paolo a suon di prodezze ed…esultanze!

Qualcuno (lo scrittore Paolo Giordano) parlava della solitudine dei numeri primi. Quello per eccellenza, il primo numero primo (e scusate l’inevitabile gioco di parole), è l’uno: emblema di podestà ma, allo stesso tempo, di solitudine, alienazione. I numeri uno devono saper farsi valere da soli e, nel linguaggio pallonaro, difendere da soli, con manate e colpi di reni (o di Reina, per rimanere in tema) la porta, evitando col coltello tra i denti che il risultato cambi in favore degli avversari. E che dolore, se si commette qualche errore. O “papera” per abusare ulteriormente dell’uno unico, che deve difendere rete ed onore in solitaria. Dura, la vita dei numeri primi.

Ma un vero numero uno, anche se sulle spalle ha il “25”, sa caricarsi di tali responsabilità ed entrare in un vortice di 90′ di masochistico ed irrefrenabile godimento. Pepe Reina lo è. 188 centimetri di agilità e nervi, piedi da centrocampista ed esultanze degne del miglior Harlem Shake, l’estremo difensore ispanico racchiude in s√© tutti i dogmi del numero uno. Mercoled√¨ sera, al San Paolo, è stato perfetto, riuscendo quasi ad evitare persino il fantozziano autogol di tacco di Juan Camilo Zuniga. E pensare che qualcuno già storceva il naso…
Il bello (e talvolta anche il meno bello) del calcio è che è di tutti, dai numeri primi ai 60.000 (e passa) che popolavano gli spalti più i milioni di appassionati che seguivano da casa: tutti sono tecnici, tutti giudici, tutti amano e l’amore, si sa, può portarti spesso allo stremo dell’obiettività, può condizionare il senso della realtà. E allora una prestazione non eccelsa con il Chievo (e per fortuna costernata di incertezze ininfluenti per la vittoria finale degli azzurri) già diventava un caso: Reina è bravo con i piedi, ma a noi serve un portiere, non un libero. Santa pazienza, quanta fretta.
I numeri uno, però, sanno aspettare e prendersi i loro meriti al momento giusto. E Pepe c’è riuscito appieno. Non bastassero campionati, coppe nazionali e continentali e successi con la Roja, Reina è riuscito a prendersi anche Napoli. Merito di parate plastiche e rilanci illuminanti, di regia difensiva e distribuzione di tranquillità, ma anche delle sue pazze esultanze.
Pepe Reina è cos√¨, uno spagnolo (catalano di Barcellona) napoletano, con fame di vittorie ed adrenalina. Vale la pena rischiare faccia e serenità, combattere da solo contro i bombardieri avversari? Per i numero uno la risposta è s√¨.