Napoli. Le pagelle della stagione, con un occhio al futuro

Con il poker di reti rifilate al Frosinone, i partenopei chiudono il campionato al secondo posto, inanellando una serie impressionante di record. Attraverso le nostre pagelle, riviviamo la stagione azzurra, con uno sguardo ai possibili scenari futuri.

Reina: Personalità e carisma, leader dello spogliatoio e uomo squadra, capace di dare sicurezza ai compagni di reparto con la sua sola presenza, e straordinario con i piedi. Tra i pali però lo spagnolo, dopo un buon girone di andata, non ha fornito ampie garanzie nel ritorno, mancando sempre la parata decisiva. Da confermare con un giovane promettente e dal sicuro avvenire come Sportiello a cui potrebbe far da chioccia, o magari affiancandogli un estremo difensore di sicura garanzia, Handanovic per esempio. Iniziamo a fantasticare…. Voto 7+

Gabriel: In campionato una sola presenza, un errore grave che ci condanna alla sconfitta, nella partita che estromette definitivamente il Napoli dalla (rin)corsa alla capolista. Voto 6

Rafael: Mai in campo. Voto S.V.

Albiol: Dopo la disastrosa annata scorsa, l’ex blanco si è ampiamente rifatto, disputando una stagione esemplare, con pochi errori e tanta sicurezza. Voto 7.5

Koulibaly: Che le potenzialità ci fossero era chiaro, allo stesso modo che i cali di concentrazione rappresentavano un pericoloso handicap, quest’anno salvo rari e ahi-noi determinanti disattenzioni (su tutte quella nel ‘match madre’ in terra sabauda), ha prevalso il miglior K.K.: un colosso, un muro invalicabile. Voto 8.5

Chiriches: Poche apparizioni, salvo l’errore con il Chievo, dimostra tecnica e discrete qualità. Ottimo ‘terzo’. Voto 6.5

Henrique/Regini: L’ex doriano a gennaio prende il posto del brasiliano nella rosa azzurra, in campo pochi minuti con il Frosinone. Voto S.V.

Hysaj: Una delle piacevoli sorprese del campionato, sempre attento in fase passiva, propositivo in quella offensiva. Giocatore da cui ripartire. Voto 7.5

Ghoulam: Soffre la fase difensiva, in compenso, con Insigne e Hamsik, forma un asse di sinistra letale per le retroguardie avversarie. Voto 7+

Maggio: Scomparso totalmente dai radar, poteva forse essere utilizzato maggiormente. Peccato non si sia sentito partecipe della festa finale. Voto 6

Strinic: Anche il croato gioca poco, troppo poco per una valutazione reale, troppo poco per il suo effettivo valore, quanto meno discreto. Voto 6

Allan: Motorino inesauribile, recupera infiniti palloni e li gestisce con intelligenza. L’inizio condito da qualche rete è straordinario, poi una fase di appannamento fisico, prima di un finale nuovamente scoppiettante. Voto 8

Jorginho: Discorso simile ad Albiol, con l’aspetto positivo che trattasi di un giovane, i cui margini di crescita possono ancora aumentare. Prende il mano il centrocampo azzurro, spodestando Valdifiori, regalando equilibrio e geometria. La partecipazione a Euro 2016 con la nazionale italiana, sarebbe il giusto e sacrosanto riconoscimento per una stagione da protagonista. Uniche pecche: nessun gol e gli angoli battuti male. Voto 8

Hamsik: Don’t touch il capitano! Anche quest’anno, il nostro slovacco è salito spesso sul banco degli imputati, nelle poche volte in cui la squadra e lui non hanno giocato come sanno. Da questo ragazzo si pretende sempre troppo, a volte senza neanche rendersi conto delle comprensibili ‘giornate no’, e degli oggettivi ‘limiti’ caratteriali, che probabilmente potevano essere limati solo se avesse scelto altri lidi. Da 9 stagioni in azzurro, sempre protagonista nei numeri, o come quest’anno anche e soprattutto nel gioco, assist con il contagiri, giocate sopraffini, buonissimo contributo realizzativo, talento sublime. Troppo elegante in campo e fuori, troppo educato e serio per un mondo, come quello del calcio (e non), dove prevalgono e vengono preferite, arroganza e prevaricazione. Lunga vita a Marek, insieme a Koulibaly sul gradino più basso del podio azzurro 2015/2016. Voto 8.5

David Lopez: Quando chiamato in causa, pur con evidenti limiti tecnici, pur non disponendo delle specifiche attitudini richieste dal gioco di Sarri, lo spagnolo ha sempre risposto presente, dando il suo onesto e prezioso contributo. Può restare in rosa, ma scalando di una, meglio due posizioni. Voto 6.5

Valdifiori: Non sfrutta l’occasione della vita, Jorginho gli ruba il posto e per lui solo tanta panchina. Esemplare il suo atteggiamento fuori dal rettangolo verde. Voto 6

Chalobah: Anche un gol nella sua esperienza partenopea, si integra bene nello spogliatoio, vede poco il campo. Voto 6+

Grassi: Neanche un minuto per un giocatore arrivato a gennaio, e che è tra annoverare tra i giovani prospettici del panorama nazionale. Voto S.V.

Callejon: Dopo Higuain, è lui il migliore del Napoli, è lui il ‘segreto’ tattico di questa formazione, è lui il fulcro di una compagine a cui quasi mai è mancato quel famoso equilibrio, oggetto del desiderio la scorsa annata. Poche le giocate che lasciano a bocca aperta, non segna tantissimo (se non in Europa e nella seconda parte del campionato), ma quantitativamente il suo rendimento è superlativo. Voto 9-

Insigne: Prima parte da autentico trascinatore, assist e gol; poi sullo scorcio del campionato, cala vistosamente. Giocatore delizioso, dotato di una tecnica sopra la media, mentalmente si dimostra ancora lacunoso. Deve crescere soprattutto sotto l’aspetto caratteriale, non cercare sempre la giocata da campione, provare a rendersi utile anche quando non in giornata di grazia. I miglioramenti sono costanti ed evidenti, ma Lorenzo appare la fotografia del Napoli: è sempre l’ultimo ‘step’ a mancare. Voto 8

Higuain: Il miglior ‘prodotto’ di Sarri, l’allenatore sembra liberarlo dei suoi stessi fantasmi e lo trasforma da grandissimo giocatore qual è in autentico top player. Maledetta sia Udine e quella partita in Friuli, l’unica pecca di una stagione da incorniciare, conclusa con un record suggellato da un capolavoro balistico di meravigliosa fattura e scintillante bellezza. Il copione perfetto, ancor più se si pensa che nella stessa porta, lato Curva B, 380 giorni prima, aveva tirato alle stelle il rigore del terzo posto… In quei due scatti, la fotografia dello straordinario lavoro di Sarri sulla psiche di questo campionissimo, entrato a tutti gli effetti nell’olimpo dei grandi del calcio nazionale ed internazionale. Da lui si deve ripartire, al netto di tutti i ragionamenti sacrosanti, finanche corretti da imprenditori e non da tifosi, circa la convenienza economica di venderlo, recuperando la cifra della sua clausola rescissoria. Voto 10-

Mertens: Impact player di valore assoluto, manca solo in continuità e a volte in sapienza tattica, soprattutto quando nei finali di gara, il pallone va ‘semplicemente’ conservato e tenuto lontano dagli avversari. Uno dei nodi della prossima stagione potrebbe essere la sua conferma contestuale a quella di Insigne o solo uno dei due, cercando magari un colpo ad effetto in quel ruolo. Trovare un’alternativa valida a Callejon, forse potrebbe essere la risposta a simil dubbio. Voto 7.5

El Kaddouri: Talentuossimo giocatore, peccato sia eccessivamente lento, Sarri lo sfrutta più di quanto si potesse pensare ad inizio stagione, e l’ex granata lo ripaga con discrete prestazioni. Restano nella mente le due potenziali occasioni sciupate nei minuti finali con Roma e Milan al San Paolo. Voto 7-

Gabbiadini: Il più grande rimpianto del campionato, forse l’unico reale errore di Sarri. Poteva essere l’alternativa a Callejon, pur con caratteristiche tattiche antitetiche a quelle dello spagnolo, vederlo solo come vice-Higuain, l’ha marginalizzato troppo, considerando il suo indiscutibile valore tecnico e realizzativo. Vien solo da dire che, qualora dovesse restare, gli andrebbe garantito un minutaggio assolutamente superiore, potendo diventare quel giocatore utile a variare tatticamente le partite in corsa, soprattutto quelle dove gli avversari tendono esclusivamente a chiudersi. Voto 7-

Sarri: Sulla graticola per i suoi errori, per la falsa partenza, per la tuta, per il suo scarno curriculum, per mille e più luoghi comuni, dopo 3 giornate stravolge la squadra, abbandona il suo credo tattico, e chissà cos’altro fa, ma dal 17 settembre 2015, primo turno di Europa League, il Napoli diventa suo, i giocatori, fuoriclasse, campioni, onesti mestieranti, gregari che siano, diventano ‚Äòsuoi’. La cavalcata azzurra spensierata e senza un ‘reale e preciso obiettivo’, dura con qualche incidente di percorso da lui saggiamente predetto (Bologna), fino al trittico decisivo, con la spasmodica ed eccessiva (per l’immaturo ambiente) attesa della trasferta di Torino che ‘ridimensiona’, e soprattutto segna la fine non di un ‘sogno’, quanto della leggerezza che aveva contraddistinto il cammino dei suoi uomini. Il palo di Mertens contro il Milan è la sentenza finale, che giungerà ineluttabile ad Udine. A Roma si corre il rischio di buttar al vento un campionato straordinario, 9 punti nelle ultime 3 gare brindano uno strameritato piazzamento d’onore, ‘salvando’ la stagione.
Accolto da uno scetticismo generale, figlio più della disgraziata e amara stagione ultima di Benitez, Sarri ha saputo ergersi a condottiero di una rosa forte, valorizzandola ben oltre le attese, le aspettative, le speranze e ridando entusiamo ad un ambiente uterino e scorbutico.
Questa stagione ricorda sotto certi aspetti il primo anno dell’iberico, ora tanto bistrattato a queste latitudini e non solo, con in più una continuità e una bellezza di gioco mai vista da queste parti (il miglior Napoli di Benitez durò 6-7 giornate, per poi regalare solo a sprazzi, un grande gioco), un rendimento in campionato straordinario, tanto da battere un’infinità di record (punti, reti all’attivo, al passivo, etc…), e in meno una Coppa Italia e un percorso europeo finito troppo presto, e una rosa, pur nei suoi limiti, sfruttata poco nella sua interezza.
E’ in questi ultimi aspetti che il ‘giovane’ Sarri deve necessariamente ed ‘ovviamente’ crescere, il suo pedigree è tale che determinati accorgimenti possono arrivare solo attraverso l’esperienza. Dalla sua, una reale fame di ‘gloria’, un’intelligenza e un coraggio che l’hanno portato a non intestardirsi con un modulo inapplicabile per gli uomini a disposizione, l”umanità’ e l’umiltà con cui ha saputo conquistare giocatori che al suo cospetto, erano e sono di alto lignaggio. Voto 9.5

Società (leggasi ADL): Veniamo alla nota dolente! Si scherza, parzialmente. Non ci soffermeremo sulle solite deficienze di una società a conduzione familiare, di un vivaio, o scugnizzeria che dir si voglia, su cui si investe poco e male, su uno stadio costruito solo sui fogli dei progettisti, ma, riallacciandoci a quanto scritto poc’anzi, sull’equiparazione del primo anno di sbandierata ‘internazionalizzazione’ a quest’ultimo. La sensazione è che ci si trovi dinnanzi all’ennesimo e solito bivio, ancor più sembra di esser arrivati al ‘top’, ad una sorta di ‘massimo’, difficile, impossibile (?), volente o nolente da superare. In effetti quando arrivi secondo, migliorarsi significa vincere, e sappiamo bene quanto sia complicato farlo, e per soggettive ragioni, e per oggettive situazioni ‘esterne’. La speranza insomma è che con Sarri, non si riviva quanto già visto con Benitez, la cui seconda stagione (Doha esclusa, fa sempre bene ricordare quel 22 dicembre) è finita prima ancora di iniziare. Con l’allenatore toscano si continui un progetto, si dia seguito a qualcosa di saggiamente e sapientemente costruito, investendo con coraggio, con rischio, con reale volontà di potenza, con competenza, non si cerchino le solite ‘scorciatoie’, non si facciano i soliti giochini, che al netto delle puerili e noiosissime fazioni a cui danno vita, danneggiano solo ed esclusivamente il nostro amato Napoli, il cui ‘benessere’, e le cui vittorie devono essere il solo faro che guidano società e tifosi.

A cura di Pasquale Lucchese