Napoli. La tabellina del quattro: dopo Udine, anche Genova

Cinque vittorie in campionato con 14 reti all’attivo e 2 al passivo, un pari in rimonta a Leicester nella prima giornata di Europa League. Alzi la mano chi avrebbe pronosticato un simile inizio stagionale per il Napoli, reduce dalle macerie del 23 maggio.

Alzi la mano chi avrebbe previsto un Napoli schiaccia-avversari: se i match con Venezia, Genoa (a Marassi) e Juve erano stati portati a casa con merito ma senza “convincere” troppo, le due trasferte (senza dimenticare quella in terra d’Albione) in 72 ore di Udine e Genova sponda blucerchiata hanno messo in luce una squadra sicura, forte, dominante.

Otto reti in 90 minuti più recupero, un’impressione di assoluto e pieno controllo su due campi ostici. Friulani e doriani annichiliti, messi al tappeto da organizzazione tattica, da una superiorità tecnica a tratti imbarazzante, dalle giocate dei singoli esaltate da un armonioso contesto di squadra.

Siamo solo all’inizio di quest’annata e le scorie di quell’infausta serata di fine maggio ancora aleggiano, eppure le sensazioni lasciateci da questo primissimo scorcio sono positive. Impossibile capire dove si possa arrivare, l’impressione è che siamo di fronte ad una A senza padroni, per cui sulla carta tutto è possibile.

Giusto restare con i piedi ben piantati in terra, aspettare sfide con avversari di primissimo rango (la Juve incontrata e battuta l’11 settembre aveva troppe defezioni e troppi problemi) per capire quale obiettivo mettere nel mirino.

Un’ultima annotazione che lascia ben sperare: le buone notizie potrebbero non finire con i numeri e la classifica.

Oshimen, a tratti devastante e impossibile da marcare, ha ancora enormi margini di crescita.

Mancano ancora Mertens, Demme, nonché Lobotka (lo slovacco in versione spallettiana è tornato ad esser quanto meno un calciatore) e si aspetta l’ennesimo ritorno di Ghoulam (sulle fasce, in particolare a sinistra, il vero “vulnus” di una rosa altrimenti mai tanto profonda).

Il camerunense ammirato in questi 360 minuti è molto più di un centrocampista “riempi-rosa”, preso a mercato praticamente chiuso; siamo di fronte ad un calciatore che per dinamismo, forza fisica e intelligenza tattica in Italia può fare molto molto bene.