Napoli. Chiamatelo “Divin crestino”: Hamsik leader a lungo termine tra gol e dichiarazioni d’amore

Ricordate il 27 agosto 2007? Alle 15.00 il San Paolo (ovviamente in festa) ospitava quel Napoli-Cagliari che sanciva, dopo fallimento e purgatorio tra C e B, il ritorno del Napoli nel calcio che conta. Matri e Foggia regalarono il successo ai sardi, ma questa è storia passata. In campo, però, nelle file azzurre nel ruolo di incursore alle spalle del duo d’attacco Lavezzi-Zalayeta, cominciava a muovere i suoi primi passi in A un ragazzino slovacco di appena 20 anni, tale Marek Hamsik. Quel giorno, Hamsik, che sarebbe diventato di l√¨ a poco Marekiaro, non giocò male, ma pochi avrebbero scommesso di rivederlo, 6 anni dopo, leader di un Napoli con ambizioni tricolore, maturo e spietato, bucare la rete con regolarità da bomber e ballare tra le linee avversarie con ritmo, eleganza ed intuito.

Uno slovacco “napulitano” – Da quel caldo pomeriggio afoso di Fuorigrotta sono passati più di sei anni, 265 presenze e 74 reti siglate. Il bambino di Bànska Bystrica è diventato un uomo, Marek lo slovacco col crestino è oggi “Marekiaro core ‘e Napule”, l’incursore (un mix tra mezz’ala, trequartista puro e seconda punta) più forte della Serie A. Ritmo di gioco, tempi d’inserimento, grande tecnica individuale, uso indifferente dei due piedi e grandissima freddezza sotto porta fanno del “17” azzurro un vero fuoriclasse che tutto il Mondo invidia al Napoli, un carattere introverso ma forte nei momenti del bisogno ed il suo feeling con la sua seconda casa, ne fanno poi un vero uomo, un leader capace di mettere in secondo piano le avances del Dio denaro pur di restare con chi (il Napoli), a conti fatti, l’ha reso il giocatore che è. Di tutte le stelle e stelline azzurre (Lavezzi, Quagliarella e Cavani) lui è l’unica a non aver cambiato casacca. Lui, uno slovacco “napulitano” pronto a vestire la fascia di capitano e a legarsi a vita alla SSC Napoli.
Il “divin crestino” – Fino ad oggi, non aveva mai giocato in un Napoli cos√¨ forte. Certo, Lavezzi e Cavani sono sotto la Torre Eiffel, ma in cambio Reina, Albiol, Mertens, Callejon, Insigne e soprattutto El Pipita Higuain, sono a lottare al suo fianco per portare in alto (e stavolta parliamo anche d’Europa) i colori azzurri, coordinati dalla panchina da Don Rafè Benitez. Come a dire, c’è da leccarsi i baffi o, in questo caso, drizzarsi la cresta. Ma Hamsik, uno dei pochi sopravvissuti del primo Napoli, che ruolo avrà in questo Napoli stellare? Di sicuro quello del protagonista. Nonostante tutti i vari cambiamenti, infatti, quello che più sembra giovare dell’avvento del tecnico iberico e del conseguente passaggio al 4-2-3-1 è proprio lui. In fase di possesso, specie nelle gare casalinghe, infatti Marek può avanzare il suo raggio d’azione, agendo appena alle spalle di Higuain (o talvolta addirittura allineato a lui) e rendendosi prezioso in zona assist se in possesso di palla e letale negli inserimenti se la palla ce l’ha un suo compagno. Inoltre, con lo spazio creatogli dai movimenti dell’argentino, Hamsik riesce sovente ad andare al tiro dalla media e breve distanza, risultando più prolifico del solito in zona gol. I dati li conosciamo tutti: con 4 reti in due gare (due dei quali di pregevolissima fattura) lo slovacco è capocannoniere momentaneo della A. Magari quella del “pichichi” italiano non è la massima ambizione di Marekiaro, che dichiara di non dar peso a questi numeri, ma con un Napoli cos√¨ volare indietro con la memoria non è difficile. L’ultima volta che un “10” azzurro (e quindi non una vera punta) portò a casa la classifica cannonieri, e parliamo con ovvia cognizione di Diego Armando Maradona, sotto al Vesuvio arrivò il tricolore. Quello era un altro calcio, verissimo: ma a volte la storia può ripeteresi; c’è solo da aspettare qualche mese.
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