Un ritorno in patria piu’ problematico non poteva esserci. Nel giorno del suo 105esimo compleanno, il Giro d’Italia, giunto alla 97esima edizione, ritrova quel maltempo lasciato sulle strade irlandesi, il gruppo pero’ stavolta si ribella e decide di correre davvero, dopo trattative estenuanti con il ‚Äòboss’ Mauro Vegni, solo l’ultimo degli otto giri del circuito di Bari, in pratica poco piu’ di otto chilometri. Lasciandosi alle spalle una scia di polemiche destinata ad alimentarsi nelle prossime ore. Si chiede ad esempio Nacer Bouhanni, il vincitore di giornata: Ma allora, quando andremo in montagna e troveremo la neve, che faremo?. Una giusta osservazione, perche’ lo spettacolo offerto dai ‚Äògirini’ non e’ stato all’altezza dell’importanza dell’evento. La protesta dei corridori nasceva subito, da Giovinazzo, quando la pioggia era poca e l’asfalto praticamente asciutto. La realta’ era che in tanti avevano un pessimo ricordo dell’arrivo di Dublino e volevano subito mettere i puntini sulle i. La gara era dunque ‚Äòbloccata’: nessun tentativo di fuga, in tanti che andavano a reclamare da organizzatori e direttori sportivi, fino al raggiungimento dell’obiettivo: neutralizzare al tappa ai -8,3 dalla fine, al suono dell’ultima campanella del circuito barese. Una decisione anche giusta, perche’ si preservavano gli uomini di classifica e si dava spazio a chi se la sentiva di giocarsi la volata sull’asfalto viscido, ma il tanto pubblico accorso in strada, sommato a quello della tv, sicuramente non avra’ gradito. Il gesto del time-out fatto da Durbridge, poi, entrera’ nella ‚Äòstoria’ del Giro nella sezione ‚Äòinopportuno’. Per tagliare corto, c’e’ stata tanta confusione, con la maglia rosa Michael Matthews (tre giorni al comando, eguagliato il record dell’altro australiano Richie Porte) che spingeva per non correre assieme agli Orica-GreenEdge e lo stesso Alessandro Petacchi, secondo nella generale, ad intimargli il go, go per evitare la farsa totale. Una brutta pagina, archiviata con lo spunto dell’ex campione di Francia Nacer Bouhanni, amante della boxe e dunque capace di assestare il colpo da ko. Con il tedesco Marcel Kittel, dominatore dei primi due sprint, tornato a casa con la febbre, il capitano della Fdj riusciva a recuperare da una foratura ai duemila metri dalla meta, ed evitare un paio di scivolate (Elia Viviani, invece, finiva a terra) e a impartire una lezione al brianzolo Giacomo Nizzolo (Trek), al suo quarto podio al Giro, e all’olandese Tom Veelers (Giant), rispettivamente secondo e terzo. Quarto Roberto Ferrari, quinto Viviani, sesto Matteo Montaguti e decimo Francesco Chicchi: tanta Italia nella top ten ma senza centrare il primo successo di questa corsa rosa. Domani, la quinta frazione portera’ il gruppo da Taranto a Viggiano, dopo 203 chilometri che si concluderanno con il primo arrivo in salita della corsa rosa. Niente di trascendentale, perche’ trattasi di un Gran Premio di quarta categoria, ma le insidie della giornata dovrebbero tagliar fuori i velocisti per lasciare spazio agli scalatori, e dunque ai veri pretendenti alla classifica. italpress




