ESCLUSIVA. Juve Poggiomarino. Lascia il ds Blando: “Qui non c’è crescita”

Tanti anni passati sui campi da calcio, costruendo squadre in tutte le categorie dalla Promozione (prima esperienza con la Juve Poggiomarino) alla Serie D (Savoia e Sant’Antonio Abate). Questo è solo una piccola presentazione di Ciro Blando, navigato uomo di calcio della realtà campana, il quale, davanti ad un caffè ci ha concesso un’intervista.

“Mi dimetto perch√© non c’è possibilità di crescita a Poggiomarino, in primis la questione Stadio Europa, ancora chiuso con una gara d’appalto fatta ma della quale non si conosce ancora il vincitore. Fatto sta che il campo è ancora chiuso. La società Juve Poggiomarino è stata abbandonata a sè stessa. Queste sono state le prime parole del direttore sportivo, dimissionario, della Juve Poggiomarino, Ciro Blando.

La situazione con la Juve Poggiomarino?
“In questo periodo sono state dette tante bugie dai giornali, non sono mai stato allontanato dalla società, quindi smentisco categoricamente le fandonie scritte sui quotidiani locali. Mentre per la squadra, come risaputo i ragazzi si sono rifiutati di scendere in campo, non presentandosi al Liguori su loro decisione, salvo poi la settimana successiva di ritornare sui loro passi e di continuare fino a dicembre. Ma, ahimè, non ci sono i mezzi economici per farlo”.

Il futuro della squadra quale sarà?
“Per quello che posso dire, mi faccio da parte, per la società sarà lo stesso Orefice a dare comunicazioni nella conferenza stampa di venerd√¨ 20 novembre, alle ore 19:00 presso Intralot di Poggiomarino. Il titolo resta in mano al sindaco”.

Com’è attualmente il rapporto con la società?
“Rapporto splendido, specialmente con Orefice, che ringrazio personalmente per tutto quello che ha fatto. Una persona che ci tiene ed è il primo tifoso della squadra. Ama il calcio e fare calcio a Poggiomarino, ma quest’anno non è stato messo in condizione di farlo”.

Infine, su mister Giovanni Masecchia?
“L’allenatore ha svolto il suo compito con professionalità, finch√© ci sono state le giuste condizioni per lavorare”.

Gianfranco Collaro