De Laurentiis: “Cavani? Voleva andar via. Voglio il San Paolo, altrimenti…”

Come annunciato su Twitter, Aurelio De Laurentiis, in compagnia dell’amministratore delegato, Andrea Chiavelli, del giornalista tedesco Jorg Wolfrum, corrispondente del quotidiano Kicker e del terzo portiere del Napoli, Roberto Colombo, ha tenuto presso il teatro comunale di Dimaro un forum dedicato al fair play finanziario.

Il primo a prendere la parola è proprio il giornalista Jorg Wolfrum: In Germania da anni si osserva il fair play finanziario, i club sanno come lavorare nonostante le restrizioni. In questo senso, dopo l’ultimo Europeo, è stato varato un progetto sui giovani che sta portando già da subito i suoi frutti.

Ad Andrea Chiavelli il compito di spiegare come funziona il fair play finanziario: E’ stato introdotto nel 2010 per assicurare la stabilità dei club e delle competizioni. L’Uefa ha tenuto conto di tanti aspetti, molti sono i club a rischio, a partire dai più blasonati oppure da squadre in cui i vari sceicchi di turno hanno prima investito tanto, salvo poi tirarsi indietro. Il caso emblematico è quello del Malaga che nella prossima stagione non parteciperà alle competizioni internazionali. La regola di fondo è molto semplice, non si può spendere più di quanto si incassa. All’Uefa il compito di sorvegliare i conti e la struttura dei club.

Tocca poi al patron azzurro, Aurelio De Laurentiis: Condivido in parte il sistema del fair play finanziario. Nessun mercato può sostenere un’azienda che non è florida. Io mi ci sono abituato subito perch√© sono nuovo del sistema, il problema è di chi da tanto tempo fa calcio e, per tradizione familiare, fatica ad abituarsi. Noi da sempre osserviamo questa regola, anche quando eravamo in B ed avevamo fretta di arrivare in massima serie, abbiamo sempre chiuso con i bilanci in ordine. La Uefa è confusa ed ha lanciato il fair play finanziario solo perch√© non sa se rappresentare un centro politico o un punto di crescita per il calcio. Per come sono strutturate le elezioni, per me, è solo un centro politico, poi ci fanno un’elemosina per l’Europa League ed una semi-elemosina per la Champions. C’è un miliardo da dividere e, tra premi e ripartizioni, l’Uefa si intasca dai 200 ai 400 milioni. Con tre o quattro telefonate potrei portare cifre sui 4-5 miliardi, piuttosto che il miliardo circa che garantisce l’Uefa ai club”.

La parola passa a Roberto Colombo, terzo portiere del Napoli: “Un calciatore oggi, quando può scegliere tra più richieste, guarda alla situazione economica. Pensa al progetto migliore per portare avanti un percorso che porti al risultato. Un arabo che spende e porta cose grandiose non dà valore alla situazione societaria, perch√© poi, quando andrà via, al club non resterà nulla”.

Riprende la parola il giornalista di Kicker, Wolfrum: Gli arabi entrano nel calcio per curare anche altri interessi. Nel Malaga, lo sceicco di turno voleva investire nel porto di Marbella ma, una volta che sono mancate le dovute concessioni, si è fatto da parte. In Germania tutti i club che hanno debiti devono ammortizzarli, pena l’iscrizione al campionato. Il 10% in prima divisione, il 5% invece in seconda.

Interviene De Laurentiis, chiedendo al giornalista come mai l’Uefa non vigila su quei sei o sette club che godono di società satelliti ed altre situazioni ad esse correlate: Il calcio è uno spettacolo e in quanto tale si deve vendere. La Champions non è più quella di un tempo, figurarsi se vengono estromessi quei 6-7 top club. Lei ha ragione, in questo senso non si hanno certezze. √à una sensazione che carpiamo anche noi, i piccoli club vengono subito fatti da parte, bisognerebbe colpire un top club per dare l’esempio. Staremo a vedere.

Il discorso si sposta sulla questione San Paolo. Secco il commento del patron De Laurentiis: Il sindaco non vuole vendermi il San Paolo? √à ignorante in materia legislativa nel mondo del calcio. La nuova legge apre alla vendita di infrastrutture a cifre simboliche per i club che vogliono investire per ristrutturare. Tanti club hanno problemi di questo tipo, solo la Juve no perch√© ha iniziato questo progetto 7-8 anni fa beneficiando di un investimento a fondo perduto, che Agnelli ha ereditato, ritrovandosi un bellissimo stadio. Il sindaco vuole mantenere il San Paolo, non mi ha permesso di fare nulla e io gli ho dato tempo fino al 31 Luglio e se non me lo dà, anticipando la legge, ho già pronto il terreno a Caserta che non vede l’ora di ospitarci”.

Dopo la breve parentesi dedicata allo stadio, si torna a parlare di investimenti e in particolare a quelli portati avanti dal Psg che ha speso sin qui oltre 200 milioni: Se non fosse stato per la clausola ‚Äì spiega il patron ‚Äì io non lo avrei mai venduto Cavani. Per una semplice questione di principio, col denaro non si può avere tutto. Non è costruttivo sotto il piano etico. Il problema è che questi club ottengono sponsor da società che fanno a capo agli stessi presidenti per cifre fuori mercato. Anche nel calcio dovrebbe valere ciò che vale nel cinema, ovvero non si possono usare gli utili di una società per un’altra società come la Filmauro, mentre loro fanno come gli pare”.

Cavani e Lavezzi, due top player andati via grazie alla clausola. Tra i tifosi c’è chi pensa che la clausola sia proprio voluta da De Laurentiis: C’è un malcostume dirompente nel mondo del calcio. Non ho mai sognato di andare da un attore se aveva un altro contratto, al limite è lui che viene a chiedere qualcosa n più. Checco Zalone, se gli dò 20mila euro per un film ed esplode, poi al secondo, anche se ho un contratto, non posso dargli la stessa cifra, sarei immorale. Con Cavani ogni anno voleva il rinnovo chiedendo di più, arrivando a cifre che sono superiori a quanto il Bayern paga i suoi top player. Voleva andar via e allora a quel punto si mette una clausola rescissoria. La stessa cosa accadde con Lavezzi che me lo chiese a luglio e lo mandai in ritiro con la promessa di cederlo l’anno successivo con una clausola. E’ come un deterrente, anche perchè il Real i 63mln non li ha tirati fuori, cos√¨ come il City che si fermò a 35, l’agente mi disse che mi avrebbe chiamato Marina, la numero due del Chelsea ma niente”.

Ancora mercato, si parla di Jackson Martinez: Bisogna chiederlo a Benitez. √à lui a scegliere i giocatori da prendere. Ho piena fiducia in lui, ha vinto tutto ed ha grande esperienza. Di Martinez ne parlai già a gennaio con Mazzarri. No a Damiao, s√¨ a Higuain, ma molte cose mi lasciano perplesso, bisogna essere paterni con questi giocatori. Uno che vive a Madrid o Barcellona è complicato fargli cambiare casa con Milano, Torino, Napoli o Roma. Anche se sono bellissime a livello architettonico, sono città difficili, con scuole che non funzionano e l’immondizia che non c’è solo a Napoli. Non si può fare mercato cos√¨”.

Il Napoli di scena a Caserta, in un impianto nuovo di zecca. Un’idea che proprio nessuno riesce a digerire: “I casertani non sono come i salernitani, amano questa squadra. Il problema Ponticelli sta nella signora Mennella che mi propose il progetto. Non si poteva fare perchè lo sviluppo della cittadella prevedeva tutto a suo favore e non pro-Napoli. Il Bayern con lo stadio fattura molto. La legge nuova fa s√¨ che il progetto di Ponticelli non possa partire. Non volete lo stadio a Caserta? Allora dite al sindaco di essere napoletano fino in fondo e di vendere lo stadio non a De Laurentiis ma al calcio Napoli.

Torna il mercato, domanda dedicata a Damiao: “Bigon me ne parla da un anno ed ho incontrato il suo entourage da prima dell’arrivo di Benitez. Anche i miei osservatori parlano bene di lui. Quando lo spagnolo mi ha cominciato a parlare del bomber mi sono rassicurato. A prescindere dalla vendita di Cavani, avevo deciso già di mettere sul piatto 60 milioni per il mercato”.

Ma si può vincere osservando il fair play finanziario? “Certo, il Bayern e il Borussia Dortmund lo dimostrano. Il Napoli era in un certo stato quando sono arrivato e se dal 1926 ha vinto solo pochi trofei un motivo ci sarà. Per questo dico facciamo unione e non i ‚Äòmasaniello’. C’è stata solo la favola di Maradona, noi pensiamo al futuro”.
Il discorso si sposta su Paulinho: Sarebbe il sogno americano. Però di questi sogni non ne vedo tanti. In questi anni abbiamo curato il settore giovanile per far crescere i vari Insigne per legarli al Napoli indissolubilmente. Quando sono arrivato volevo una squadra di napoletani ma ho trovato porte chiuse in faccia perchè eravamo in B o in C. Quagliarella? E’ durato molto poco, noi i napoletani veri li cresciamo in casa”.

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