CAPUANO, GIUGLIANO E IL PREZZO DELLA CRISI – UN ESONERO CHE FA MALE IN UN MOMENTO IN CUI LA SQUADRA SEMBRAVA STESSE REAGENDO
Editoriale a cura di Francesco Nettuno
L’esonero di Ezio Capuano dal Giugliano non è un fulmine a ciel sereno, ma l’epilogo di una caduta verticale che, prima ancora che tecnica, è stata psicologica e gestionale. Una decisione che circolava già dal primo pomeriggio e che in serata è diventata ufficiale, certificando la fine di un rapporto logorato dai risultati e dalle tensioni.
Capuano lascia Giugliano con uno score impietoso che, al di là delle attenuanti, pesa come un macigno. L’inizio aveva illuso tutti: la vittoria di Latina (con Capuano ancora fuori dalla panchina), il passo falso di Monopoli e poi i successi con Benevento in Coppa Italia e con Siracusa e Atalanta U23 in campionato avevano fatto credere a una svolta. Sembrava il tecnico giusto per dare personalità e carattere a una squadra fragile.
Invece, dopo l’Atalanta U23, è precipitato tutto. La sconfitta interna con l’Audace Cerignola – ingiusta nel punteggio ma rivelatrice nei limiti – ha aperto una crisi profonda, aggravata da infortuni, scelte discutibili e prestazioni irriconoscibili contro Altamura, Benevento e Casertana. Il Giugliano è scivolato sempre più giù, trascinando con sé il suo allenatore.
La società, pur senza proclamare un vero e proprio silenzio stampa, ha progressivamente tolto a Capuano la scena delle conferenze, creando imbarazzo e curiosità a giornalisti e tifosi che avrebbero voluto confrontarsi e conoscere il pensiero dell’allenatore in quei momenti. Un modo di gestire la crisi che ha alimentato malumori più che placarli. Nel frattempo, la tifoseria – delusa e stanca – chiedeva conto di una squadra mal costruita in estate e mal gestita da chi l’ha preceduto.
Il mercato invernale ha provato a rattoppare gli errori: Justiniano, Volpe, Cester, Egharevba, Ogunseye, Marchisano e altri sono arrivati in buona parte su indicazione dello stesso Capuano. Una campagna correttiva più che risolutiva, chiamata a coprire falle evidenti e a sostituire calciatori ormai fuori fase, come Alessio Nepi. Il pareggio di Potenza, su un campo quasi proibitivo, sembrava aver riacceso una scintilla.
Poi è arrivata la partita con il Picerno, il punto di non ritorno. Un Giugliano finalmente vivo, aggressivo, dominante per lunghi tratti, ma incredibilmente sprecone. Una sola ingenuità difensiva ha regalato la vittoria al Picerno dell’ex Bertotto, fino a quel momento ultimo in classifica. Una sconfitta immeritata, ma che ha messo a nudo l’incapacità di chiudere le partite.
La trasferta di Foggia ha scritto l’atto finale. In uno stadio ribollente per l’arrivo della nuova proprietà Casillo–De Vitto, il Giugliano ha giocato alla pari, subendo due reti ma reagendo con il gol di Egharevba, tra i più positivi delle ultime uscite. E poi il minuto 103: il rigore clamoroso sbagliato da Ogunseye, la fotografia perfetta di una stagione storta e, di fatto, la condanna definitiva per Capuano.
Dieci partite con un solo punto sono un bilancio indifendibile. Eppure, paradossalmente, nelle ultime tre gare si era intravisto un Giugliano in ripresa, più organizzato e più combattivo. Chi subentrerà potrebbe raccogliere i frutti di un lavoro che Capuano non ha avuto il tempo – o la fortuna – di capitalizzare.
La società, comunque, non poteva più aspettare. Doveva rispondere a una piazza esasperata e mettere a tacere voci velenose su presunte manovre al ribasso, accuse infamanti e prive di fondamento, perché nessuno trae vantaggio da una retrocessione pilotata nei dilettanti.
Contro la Cavese la squadra sarà affidata a Tulino, lo stesso che guidò la vittoria di Latina con Capuano ancora non ufficializzato: una soluzione tampone, in attesa di una scelta definitiva.
Si chiude così, in modo brusco e doloroso, una relazione iniziata con promesse e finita tra rimpianti e polemiche. Forse Capuano meritava più tempo, forse no. Di certo ha pagato una crisi troppo lunga e una serie di episodi sfavorevoli. E la sua frase iconica – “Ce vo a carn int è sasicce” – oggi suona come un boomerang crudele: questa volta la carne è andata totalmente a male e le colpe di Capuano sono solo parziali, o forse anche meno.




