AreAvellino. L’immensità del Capo Branco! Il ritorno, il carisma, il gol

Attilio Tesser l’ha ripetuto diverse, forse troppe considerando la reazione che avrebbero potuto avere gli altri attaccanti, ma Gigi Castaldo è mancato tantissimo a questo Avellino.

Il suo esordio in campionato arriva nella trasferta di Trapani, una partita a dimenticare, in cui, comunque, lui ha tentato di mettere lo zampino per non uscire sconfitti dal Comunale. Ben 94 minuti al suo esordio e neanche un cenno di stanchezza. Corsa, pressing, aggressività. Appena tornato, quando tutti si aspettavano una prestazione al di sotto delle sue qualità, quando tutti criticavano la scelta di buttarlo dentro sin dall’inizio, lui ha stupito, ha resistito ha combattuto. Non è riuscito a tornare immediatamente al gol, ma la sua presenza nel reparto avanzato già si è sentita, sin da subito. Tanta voglia, tanta rabbia. L’ha dichiarato lui stesso ai microfoni di Sky: Quattro mesi difficili, è stata dura. Dopo la sconfitta con il Trapani, la febbre ma con la Pro Vercelli ha timbrato il tesserino, ha risposto presente. Entra nel secondo tempo e propizia il gol che sblocca il risultato, quello che assegnerà la vittoria dopo tre sconfitte consecutive. La stanchezza non si vede, eppure nonostante l’allenamento il fisico non può reggere il ritmo di una partita come quella con la Pro Vercelli, una partita in cui non si è combattuto sino alla fine. Una partita in cui i Lupi, forse per la prima in questo campionato, sono scesi in campo con la voglia di sbranare l’avversario. Dalla difesa passando per il centrocampo arrivando all’attacco. Tutti mordevano le caviglie e lui, il Capitano privato della fascia per colpa della lunga squalifica, è entrato al posto di Insigne ed ha propiziato il gol della vittoria. √â la rinascita? Probabilmente si, ma come ha detto poi Tesser in conferenza stampa il campo avrebbe dato la risposta. La vittoria contro la Virtus Lanciano, l’eventuale vittoria contro la Virtus Lanciano, avrebbe risposto alla domanda.

Castaldo entra in campo per la seconda volta da titolare. Sulle spalle ha la responsabilità di dover portare alla vittoria i suoi Lupi, perch√© gli undici in campo affianco a lui sono i suoi Lupi. Lui lavora per la maglia. Cos√¨ oggi Tesser lo ha descritto: il giocatore che gioca, lavora e soffre per la maglia. Non è lontano il ricordo di quello scontro verbale con i tifosi, proprio al Partenio, che lo accusavano di essersi venduto la partita. Era appena la scorsa stagione. Un girone di andata trionfante con 16 gol all’attivo e un secondo tempo in calo, con la stanchezza che gli appesantiva le gambe e non riusciva a segnare con la stessa continuità delle prime 21 partite giocate. La partita con la Virtus sembra essere in discesa. Gli uomini di D’Aversa se la giocano a viso aperto, ma è l’Avellino a dettare i ritmi di gioco, è l’Avellino a dominare il campo con una fame rabbiosa di chi stato privato del cibo per tanto tempo. Castaldo gioca cos√¨. Con la stessa rabbia con cui un Lupo appena liberato dalle catene e affamato cerca, caccia e brama la sua preda. Casadei gli priva la gioia del gol in diverse occasioni. Sbaglia un tap-in semplice ma troppo vicino al portiere per poter creare problemi reali. Gioca la palla, la passa, la recupera, pressa, dribbla e corre. Crossa. Castaldo fa tutto. Quei quattro mesi di inattività forzata, lo hanno reso più feroce di quanto già non lo fosse. Nel secondo tempo arriva poi il gol della liberazione. Il gol di quella che sarà una vittoria su rimonta. In dieci uomini il Lanciano stava portando a casa la prima vittoria stagionale in trasferta, una vittoria, che -appunto- manca dalla scorsa stagione. In dieci uomini e mentre gli irpini stavano facendo la partita creando occasioni su occasioni. Casadei il migliore in campo, ma anche il primo a speculare sul tempo che scorre, salva tante, troppe volte quel risultato bugiardo. Arini apre, Tavano raggiunge, il Capitano sorpassa. Il gol e la commozione per aver praticamente messo fine alla partita. Mancano solo un paio di giri di lancette e il triplice fischio arriverà. Arriverà quella vittoria, ma nel frattempo Trotta segna la strada per la doppietta del Capitano, una doppietta che non arriva perch√© ancora una volta Casadei lo ha impedito.

Due partite e mezzo sono, forse, abbastanza per rendere l’idea di quanto questo calciatore sia fondamentale per l’Avellino. Niente da togliere agli altri attaccanti che bene hanno fatto fino ad ora classificandosi come terzo miglior attacco del campionato. Gigi Castaldo, però, è l’anima di questa squadra è la forza motrice che dà quell’energia in più per dare il 110% delle possibilità. Gigi Castaldo, alla soglia dei 37 anni è semplicemente il Capo Branco dei Lupi Irpini. Un immenso capo branco che instancabilmente trascina i suoi a lottare in mezzo al campo con il desiderio di conquistare la vittoria.

Cristina Mariano