Lutto nel calcio italiano. Addio Mazzola: Sandrino per sempre


Si è spento a 83 anni Sandro Mazzola: l’Inter lo saluta con un lungo ricordo, dal bambino in nerazzurro al dirigente che portò Ronaldo a Milano


Aveva sei anni quando Superga gli portò via il padre, e da quel giorno il pallone diventò la sua risposta. Sandro Mazzola si è spento a 83 anni. Se ne va uno dei volti più riconoscibili della storia nerazzurra: diciassette anni in campo, poi un lungo percorso da dirigente. L’Inter lo ha salutato con un ricordo che ripercorre tutta la sua vita.

Il pudore delle parole

Il comunicato del club parte da una difficoltà: la voglia di ricordare si mescola al pudore, perché è arduo trovare le parole giuste per salutare chi ha scritto la storia “in maniera indelebile e senza precedenti”. Per l’Inter, Mazzola “è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito”.

Due bambini in divisa

Valentino, il padre, era una leggenda del Grande Torino, e il suo ricordo fu per Sandro un “fardello pesante sulle spalle”. Sandro e il fratello minore Ferruccio furono presi sotto l’ala da Benito Lorenzi, il “Veleno” dell’Inter, riconoscente a Valentino per l’aiuto ricevuto in Nazionale. I due divennero la mascotte della squadra ed entravano a San Siro in divisa prima delle partite. Racconta la Gazzetta dello Sport che il presidente Masseroni riconosceva loro un premio partita: 5.000 lire per una vittoria, 2.500 per un pareggio. L’Inter data agli otto anni il primo incontro di Sandro con la maglia nerazzurra. A quindici arrivò l’ingresso nel vivaio, sotto la guida di Peppino Meazza.

Il 10 giugno 1961

Quella Juventus-Inter di campionato era stata sospesa per l’invasione di campo del pubblico. La sconfitta a tavolino inflitta ai bianconeri fu annullata e si dovette rigiocare. Angelo Moratti ed Helenio Herrera risposero con una protesta e mandarono a Torino la formazione giovanile. In quella squadra c’era Mazzola, che quella mattina aveva ancora interrogazioni a scuola, e raggiunse i compagni con un taxi. Prima del fischio d’inizio Giampiero Boniperti gli strinse la mano: “Ho giocato con tuo padre. Era il più forte di tutti”. A fine partita gli disse: “Sei degno di tuo padre”. La Juventus vinse 9-1, ma il diciottenne Mazzola esordì in Serie A segnando su rigore. Dalla stagione 1962-63 Herrera lo fece diventare titolare fisso.

Il Mago e il Baffo

In una squadra costruita per difendersi e ripartire, Mazzola era l’attaccante ideale: rapido, tecnico, affamato di spazio. Il primo grande trionfo porta la sua firma. Il 27 maggio 1964, a Vienna, l’Inter batté 3-1 il Real Madrid in finale di Coppa dei Campioni e lui segnò due gol, il primo su passaggio di Facchetti. Secondo la Gazzetta, Puskás gli regalò la sua maglia ripetendogli le parole di Boniperti. Segnò anche all’Independiente, nelle due Intercontinentali, e nella bolgia di Liverpool in semifinale di Coppa dei Campioni. Nel 1966-67, contro il Vasas Budapest, superò in dribbling cinque avversari, portiere compreso.

La filastrocca dei tifosi è nota: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suárez, Corso. Il bilancio tracciato dal club conta quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A nel 1965 con 17 gol e in Coppa dei Campioni nel 1964 con 7 reti. Nel 1971 fu secondo al Pallone d’Oro, dietro a Johan Cruijff. La Gazzetta ricorda inoltre che è l’unico italiano ad aver vinto la classifica cannonieri della Coppa dei Campioni e ad aver segnato in due finali, nel 1964 e nel 1967.

La maglia azzurra

Esordì in Nazionale a vent’anni contro il Brasile di Pelé, segnando un rigore nel 3-0 di San Siro. Fu campione d’Europa nel 1968 e chiuse con 70 presenze e 22 gol. Al Mondiale del 1970 la sua storia azzurra si intrecciò con la celebre staffetta con Gianni Rivera, che in finale contro il Brasile giocò appena sei minuti. Furono anni di rivalità milanese, fatta di derby e di una cordialità di fondo.

Oltre gli scarpini

L’ultima partita fu la finale di Coppa Italia del 3 luglio 1977, proprio contro il Milan di Rivera, vinta dai rossoneri 2-0. Seguì la carriera da dirigente e direttore sportivo, in due periodi, all’Inter, e con esperienze anche a Genoa e Torino, più un lungo lavoro da commentatore televisivo. Il colpo più celebre resta Ronaldo il Fenomeno, convinto a vestire il nerazzurro da Mazzola e Massimo Moratti. Ronaldo ha compiuto 50 anni il 18 settembre. In quell’epoca arrivò a Milano anche Recoba.

L’ultimo desiderio

Una vita intera con quei colori, per amore di quei colori. “Aveva un solo, ultimo, desiderio”, ricorda l’Inter: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1”.