“SfiDe”. Domenico Aliperta, storia della ‘freccia’ di Somma Vesuviana

Bentrovati, gentili lettori appassionati di quarta serie, all’appuntamento del venerd√¨ di Sportcampania con “sfiDe”, la rubrica di approfondimento sui grandi protagonisti di Serie D. Dopo avervi raccontato le vicende di Pietro Varriale, roccioso difensore del Pomigliano, Diego Zerillo, la lince di Torrecuso e del giovane bomber Giacomo Romano, come quarto appuntamento proponiamo la storia di Domenico Aliperta, esterno sinistro da Somma Vesuviana che, per la seconda stagione consecutiva, veste la maglia dell’Hinterreggio. Abbiamo incontrato Domenico, persona schietta e molto socevole, davanti ad una tazza di caffè e lui, con il sorriso che ha sempre contraddistinto i suoi passi, in campo e non, non ha esitato a raccontarci il suo excursus.

I primi calci – Come spesso accade, anche nella famiglia Aliperta, il calcio è qualcosa di ‘dinastico’. Il piccolo Domenico, infatti, comincia a prendere confidenza con la sfera di cuoio quando: “il pallone era più o meno grande quanto me. Avevo quattro anni o giù di l√¨ e cominciai a frequentare la scuola calcio di famiglia, la Virtus Somma.” Rispetto ai suoi coetani, però, Domenico ha qualcosa in più: un sinistro spesso esplosivo. “Avrò avuto 15 anni e fui notato dal Genoa. Da l√¨ iniziò il mio ‘girovagare’ per la penisola, dal nord al sud, per rincorrere il mio sogno.” E la prima stagione in rossoblù non fu per nulla negativa. Aliperta gioca con gli Allievi Nazionali ed arriva in finale scudetto. “Ci dovemmo arrendere ad un signor Milan, trinato da una tripletta di un certo Alberto Paloschi.” Paloschi che, per la cronaca, non fu l’unico ‘big’ del match. In panca, infatti, sedeva un ’92 di belle speranze, Stephan El Sharaawy, il faraone del gol.

Mai fermo – L’esperienza in rossoblù pot√© considerarsi positiva. “Riusc√¨ anche ad ambientarmi bene, nonostante l’età e il cambiamento radicale di ambiente. Ero un ragazzino e, dato il mio carattere da sempre aperto ed esuberante, vissi bene l’allontanamento da casa, dalla mia realtà. Più che mancarmi la quotidianeità di Somma, mi eccitava poter essere, seppur molto giovane, in un certo qual senso indipendente.” A fine anno però, Domenico torna a casa. C’è la squadra del suo paese, la Viribus Unitis, pronta a scommettere su di lui. Dovrebbe giocare nella juniores, ma un ‘under’ di tale qualità è raro da trovare: meglio lanciarlo in prima squadra.

Il calcio che conta – Nonostante la giovanissima età (inizia il campionato ancora da sedicenne, lui che è un classe ’90) riesce a far parlare di s√©. “Segnai qualcosa come 6 gol da esterno di centrocampo e ciò mi valse la chiamata da diverse realtà professionistiche.” La scelta cade sul Bari: -“Lasciai di nuovo casa, eccitato da questa nuova esperienza, il ricordo più bello? Il derby vinto per 3-0 col Pomigliano.” Domenico fa di nuovo le valigie, la Primavera del Bari di Conte lo aspetta: “Mi tolsi qualche bella soddisfazione, molto spesso mi allenavo con la Prima squadra. Ricordo che una volta giocammo di gioved√¨, al San Nicola, con una squadra di Eccellenza. Parisi, il titolare di quella squadra che poi vinse il campionato, era KO e Conte mi provò. Dagli spalti i tifosi cominciarono ad acclamarmi, volevano vedermi anche di domenica.” Alla fine, però, Aliperta non giocò: “Mi fu preferito il più esperto Bonomi, e l’esordio, data anche l’importanza della posta in palio, non arrivò più. Cose che capitano: in quella squadra c’erano dei signori giocatori, tra cui Bellomo.” Poco male: Aliperta, di certo, non si ferma.

Un esterno duttile – Dopo Bari, arriva il Noicattaro, in C2, poi il Gela, nell’attuale Prima Divisione. Domenico gioca da “under”, le strade gli si spianano. Con l’andare del tempo, però, comincia a trovare quelle difficoltà tipiche di chi, da una stagione all’altra, si ritrova un giocatore “maturo”. Ma il ruolo di comprimario non gli si addice : “Quindi scesi di categoria. Era gennaio 2011 e Cimmino, il mio tecnico ai tempi della Viribus, mi convinse a sposare il progetto Sant’Antonio Abate”. E l√¨ Aliperta, esterno di nascita ma all’occorrenza anche terzino o mediano davanti alla difesa, dà il meglio di s√©. In quattordici partite segna tre gol e porta i suoi alla conquista della coppa Italia di categoria. “Che bello fu toglierci quella soddisfazione. Ricordo i tifosi festanti, che ci seguivano anche in trasferta. Il clima era alle stelle, era un piacere scendere in campo.”

Da Reggio, con furore – Nonostante la breve ed emozionante esperienza in quarta serie, la D sta forse stretta all’ambizioso Aliperta, che deve di nuovo cambiare ‘casa’. Destinazione: Reggio Calabria. “Anche se quella 2012-2013 fu una stagione un pò cos√¨ per la squadra, strinsi un bellissimo rapporto con l’ambiente. Ci ritrovammo, per la classifica avulsa, a disputare i playout che ci condannarono alla quarta serie.” Stavolta, però, Aliperta decide di restare. E cos√¨ questa stagione veste la maglia dei calabresi per la seconda volta, anche in D. Questa scelta gli vale la fascia da capitano: “Ma alle gratificazioni personali, ho sempre preferito quelle della squadra. Inoltre credo di avere ancora molto da imparare. La fascia, comunque, è sempre un bell’orgoglio.” Orgoglio di un giocatore forse ‘sprecato’ in D che però ammette anche determinati errori: “dopo un buon inizio (5 gol nella prima parte della stagione ndr) sono incappato in qualche giornata storta. Ho anche sbagliato un rigore (ride ndr). La mia voglia di rivalsa, però, è grande ed ho tanta voglia di fare bene già da domenica prossima.” Siamo sicuri che questa determinazione, unita al grande talento (di sicuro non da ‘D’), gli permetterà di togliersi ancora qualche bella soddisfazione. Chissà se in Campania…

 

A cura di Mirko Panico