SfiDe. Romano, l’eroe di Arezzo che corre con un Angelo al suo fianco

Bentrovati, gentili lettori, all’appuntamento del venerd√¨ di Sportcampania.it con “SfiDe”, la rubrica che fa luce sui migliori giocatori della quarta serie. Nella settimana dell’impresa del Pomigliano ad Arezzo non potevamo che scegliere un protagonista granata. E cos√¨, dopo le storie di Varriale e Zerillo, vi raccontiamo di Giacomo Romano, il piccolo grande eroe del “Città di Arezzo.”

Definirlo semplicemente l’eroe d’Arezzo per l’eurogol siglato a tempo quasi scaduto (la rete della relativa sicurezza del Pomigliano in terra aretina) è forse riduttivo. Giacomo Romano da Brusciano, ragazzo ergo uomo di appena ventun’anni (è nato il 14 luglio del ’93) è un eroe della vita quotidiana. Ma non uno di quelli coi crestini o (per rimanere in tema romanzesco) coi mantelli e le maschere bens√¨ una persona seria, a modo, un grande lavoratore innamorato della vita e del pallone che, dalla tenera età di sei anni, costituisce una buona fetta di questa. Abbiamo incontrato Giacomo nel day after della grande impresa del suo Pomi ad Arezzo e lui, con la gentilezza e la disponibilità che l’hanno sempre contraddistinto, non ha esitato a raccontarsi in un momento cos√¨ particolare della sua carriera, ergo vita.

Un ragazzo come tanti – I primi passi dietro un pallone, Giacomino da Brusciano li muove per strada. Gioca con suo fratello Carmine, qualche anno più grande, sotto gli occhi dell’amato padre Mimmo, una persona speciale, prematuramente scomparsa, a cui Giacomo (che poi diventerà Romano) deve molti lati positivi del suo carattere. A sei anni, poi, la prima scuola calcio, a pochi chilometri da casa. Giacomo indossa la casacca del Marigliano, sotto la sapiente guida di Angelo e Bernardo Matrisciano. La società è affiliata con il neonato Napoli di De Laurentiis e lui, a nove anni, riceve la chiamata. Come dire di no?

L’esperienza azzurra – Nonostante la giovanissima età, il piccolo Giacomo dimostra qualità tecniche, mentali e fisiche da ragazzo più grande, cos√¨, invece che farlo giocare con i pari età, la società partenopea lo lancia con i classe ’91. E Giacomo, come sempre, non delude le aspettative. Il baby bomber fa tutta la trafila azzurra, arrivando fino in Primavera. Del Napoli ha un bel ricordo: “Se penso alla mia esperienza partenopea non posso che preservare bei ricordi. Su tutti, la vittoria in campionato nella categoria Beretti con mister Mollo. Vincere fa sempre bene ma, in generale, ricordo la gioia di correre dietro un pallone.”

Cuore granata – L’estate 2012 è quella della maturità. Giacomo si ritrova “disoccupato” e si allena con l’equipe di Antonio Trovato in attesa della chiamata giusta. Quella chiamata arriva dalla sua seconda casa, Pomigliano (dove Jack frequenta il liceo ed ha tanti amici). Biagio Seno, l’attuale tecnico, ricopre la figura di direttore generale e a suon di elogi e progetti lungimiranti, insieme col patron Pipola, convince Romano: la sua prima ‘prima squadra’ (e scusate l’inevitabile cacofonia) sarà il Pomigliano.

L’amico Seno – Il rapporto con Seno è molto stretto, quasi fratenro. “Anche se prima della sua consacrazione ad allenatore, il mister lavorava dietro la scrivania, è sempre stato molto presente. E’ un amico, una persona seria e disponibile, uno che ama lavorare in un clima positivo e che sa quando è il momento giusto per qualunque cosa. Quando c’è da sgobbare con lui non si muove una foglia, ma quando c’è scherzare è in prima linea. All’inizio le cose non sono andate per il meglio, ma dalla seconda metà della scorsa stagione ci siamo tutti risollevati: posso dirmi soddisfatto sia del cammino della squadra che del mio personale.”

L’eroe di Arezzo – Venerd√¨ sera la notizia che potrebbe spezzare le gambe a chiunque, ma non al guerriero che c’è in lui: papà Mimmo, dopo un estenuante calvario, saluta tutti e sale a fare compagnia agli angeli. “Una notizia terribile, sono molto legato a lui, che ancora vive in me.” Sabato, con l’Hinterreggio, sarebbe stato troppo chiedere di giocare anche ad un gladiatore come lui, ma ci pensano i compagni ergo la sua “famiglia allargata.”

“Prima del match ho sentito ognuno di loro, chiedendo una vittoria. Quella è arrivata, con dedica a me e mio padre. Dopo la gara tutto il Pomigliano, dalla presidenza ai magazzinieri, passando per tutto lo staff tecnico e la rosa dei giocatori, è venuto a salutare il mio guerriero. E’ stata un’emozione unica, che ha di sicuro favorevolmente colpito anche lui, da lassù.” La domenica pomeriggio Giacomo parte con la squadra, destinazione Arezzo: è una promessa fatta a suo padre. “Poco prima che se ne andasse, parlammo di questo grande evento. Non è cosa di tutti i giorni giocare una semifinale di coppa e lui ci teneva tantissimo.” Detto fatto: Giacomo scende in campo, veste la 10 e gioca con un angelo al suo fianco.

L’urlo liberatorio – Siamo al 90′ bello che inoltrato, la gara è sullo 0-1 in favore del Pomigliano. Rete di Suriano, su rigore. L’Arezzo spinge ma, nonostante l’inferiorità numerica, i granata tengono botta che è una meraviglia. La palla arriva a Romano, uomo più avanzato dello scacchiere di Seno. La porta difesa da David dista circa 50 metri. La prudenza consiglierebbe di correre verso la bandierina del calcio d’angolo, ma chi si accontenta, gode solo a metà. “Non sono stato io a correre in quel modo, c’era mio padre, con me, a dividere quella fatica. Quando ho visto la palla superare la linea non ho capito più nulla, ho sentito emozioni fortissime e la prima cosa che ho pensato è stata di correre verso la curva dove la mia famiglia ed i miei tifosi stavano gioendo con me.”

Un uomo di 21 anni“L’addio di mio padre è stata una bella botta, ma, siccome mi ha insegnato a divorare la vita, mi ha rafforzato. Cerco, quotidianamente, di essere una persona giusta e corretta, dinamica e volenterosa, proprio come lui desidera. A lui devo molto, non finirò mai di ringraziarlo. Sotto la maglia, dopo il gol, avevo una scritta: Ti amo, papà.” Parole mature, che colpiscono anche il cuore più duro e dimostrano quanto, molto spesso, i clich√© sulla generazione disamorata dei nostri giorni lascino il tempo che trovano. Romano, ormai, è diventato uomo. Merito di un padre eccezionale e di una crescita costante: “Ringrazio tutte le persone che mi sono vicine, ringrazio Pomigliano che mi ha accolto come un figlio, e non parlo solo della splendida società, ma anche della piazza. Ringrazio i miei compagni, da Pesce, che conosco da quando avevo sedici anni, a Varriale, che con la sua esperienza ha sempre parole di elogio e di crescita per noi giovani.”

Il futuro – Per ora gli obiettivi di Romano sono a breve termine. Mettere nel palmarès una coppa di cui, per scaramanzia, non vuole parlare, sarebbe una bella soddisfazione. Per la sua carriera auspica nel meglio “magari di salire di categoria con la maglia del Pomi, ormai mia seconda pelle, addosso” ma continua a studiare (scienze motorie) per un futuro comunque legato allo sport. Dalla sua, ha ancora tutta una vita -“che voglio divorare, come mi ha insegnato mio padre”– davanti per riuscire, come d’altronde è ormai abituato a fare, a regalare ulteriore orgoglio e soddisfazione a chi, giorno e notte, lo guarda da lassù.

 

A cura di Mirko Panico