Un paio di giorni dopo mister Giovanni Ferraro, oggi è toccato al nuovo direttore sportivo del Savoia, Emanuele Righi, presentarsi a stampa e tifosi, rispondendo alle domande dei giornalisti. Di seguito tutte le sue dichiarazioni:
– Direttore, al suo arrivo, coinciso con il primo allenamento di mister Ferraro, ha avuto un lungo colloquio con la squadra e lo staff tecnico. Ci può dire cosa vi siete detti? E, a mercato ancora aperto, ritiene ci sarà qualche movimento sull’attuale rosa anche in proiezione futura?
“Onestamente non è avvenuto nessun lungo colloquio. Ho semplicemente avuto modo di fare conoscenza con la squadra. Nei giorni successivi ho sicuramente parlato di più in generale e singolarmente con giocatori. Questa squadra è forte. Costruita bene, poi tutto e’ migliorabile. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla voglia che hanno questi ragazzi di non mollare. Sono consci che c’è un obbiettivo da conquistare. Fare i play off è ciò che dobbiamo fare e poi sarà una roulette dove vorremmo dire la nostra. Il mercato non credo porterà grandi novità. Abbiamo un numero abbondante di giocatori in rosa. Tenderei ad escludere qualsiasi movimento sia in entrata che in uscita ma nel calcio è sbagliato ragionare per concetti assoluti. In questo momento non c’è nessuna trattativa in uscita o in entrata e non credo ve ne saranno”.
– Direttore, indipendentemente da come si concluderà questa stagione, il suo ruolo è visto in prospettiva futura. Ha già definito i programmi per la prossima stagione con la proprietà? Ci può anticipare qualcosa?
“Con la società il rapporto amicale dura da più di un anno. Si è voluto anticipare il mio arrivo perché entrambi, sia io che la proprietà, abbiamo voglia di capire se ci sono i presupposti per fare un percorso comune. Il desiderio è quello di costruire qualcosa di importante e vincente. Useremo questo finale di stagione per capire se abbiamo feeling e se le nostre idee collimano. Mi è stato proposto un accordo di un anno e mezzo ma ho chiesto di riaggiornarci a fine campionato. Non cerco un contratto e lavorare per la famiglia Mazzamauro credo sia molto stimolante oltre che gratificarmi per la serietà degli interlocutori. Quindi ci conosciamo e se funzioniamo sarà un grande rapporto a cui non porrei limiti temporali. Al contrario resteremo amici come già siamo”.
– Una delle critiche mosse quest’anno al Savoia dai propri tifosi è stata la sensazione – condivisa anche da buona parte di noi giornalisti, a dire il vero – di una compagine dirigenziale forse eccessivamente “affollata”: tre direttori più un vicepresidente “operativo” sul mercato. Come pensa di poter gestire proficuamente questa situazione, operando nell’autonomia decisionale che dovrebbe spettare ad ogni direttore sportivo?
“Credo che qui ci siano tutte le condizioni per lavorare bene, altrimenti dopo la bellissima e vincente esperienza di Mantova, una città che ho scoperto e di cui sono e resterò profondamente innamorato, non avrei accettato. Condivido che ci siano molte figure ma tutte di livello altissimo e dalle quali personalmente posso imparare molto. Contrariamente a quanto mi rappresenta al momento le cose sono molto chiare: squadra e mercato sono rapporti che gestisco in prima persona. Non mancherà il confronto con il direttore generale Rais, il direttore tecnico Ferrante e la famiglia Mazzamauro, ma sono qua per prendermi le mie responsabilità. Pur non avendo fatto la squadra mi assumo sin d’ora tutte le responsabilità di eventuali passaggi a vuoto. La piazza, voi, sapete con chi prendervela se da domani non arriveranno certi risultati. Il vicepresidente Renato Mazzamauro, Rais e Marco Ferrante mi hanno lasciato ampia libertà. Se le cose non funzionano avete il nome e cognome del “colpevole”. Il direttore sportivo Musa, che mi ha preceduto, ha fatto un ottimo lavoro. La squadra è competitiva. Via ogni tipo di alibi. Ognuno di noi deve fare ancora di più: giocatori e staff. La famiglia Mazzamauro paga regolarmente gli stipendi ed ha investito tanto in tutti questi anni. Credo abbiano tutti i diritti di esprimere opinioni così come sono certo che avendo scelto certe figure le lascino agire per poi chiederne conto se i risultati non dovessero collimare con le aspettative. Io amo essere chiaro: oggi il nostro obbiettivo sono i play off perché al momento non ci siamo”.
– Ha maturato ottimi risultati finora nella sua carriera di direttore sportivo, ma per il momento sempre in squadre del Nord Italia. Quali “difficoltà” ha messo in preventivo nell’accettare questa sua prima esperienza calcistica al Sud? Il suo arrivo va interpretato come l’avvio di un progetto a medio-lungo termine con il Savoia? Se sì, con quali obiettivi?
“Credo che per chi fa questo mestiere il Sud sia una sorta di sogno da vivere. Qui la gente vive di calcio si respira pallone in ogni angolo e a Savoia di più. Onestamente le difficoltà sono le stesse che in qualsiasi latitudine: ci vogliono persone leali che mettano da parte l’io per lasciare spazio al noi. Sia in campo che fuori. A Mantova ci siamo riusciti e i risultati sono arrivati. Se mi accorgo che qualcuno ragiona per salvare se stesso a discapito del noi con me non va d’accordo. Rappresentiamo un popolo al quale va dato rispetto sotto forma di impegno. Questo non deve mancare: 25 ore su 24 sono per chi ci paga e per la maglia che indossiamo. Se non è chiaro questo cerco di farlo presente a tutti. Ma sono sicuro che è già chiaro…come detto non c’è un contratto pluriennale o simili. Ci sono 4 mesi di lavoro. Se ci piacciamo proseguiamo altrimenti amici più di prima. Di sicuro la famiglia Mazzamauro ha investito tanto quindi gli obbiettivi sono ovvi. Oggi noi dobbiamo entrare nei play off. Poi, si vedrà….”
– L’addio di Manzo accorcia la coperta nel reparto arretrato, che adesso come “over” conta i soli Poziello e Cipolletta. Interverrete per rafforzare la difesa in questi ultimi giorni di mercato? Ed in tal senso, il nome di Arpino del Portici interessa?
“Ritengo che la coperta sia giusta nel reparto arretrato. Abbiamo anche under di grandissimo valore senza dimenticare De Rosa giocatore che sa interpretare anche il ruolo di centrale dietro. Se non ci fosse stata questa soluzione chiaro che Gigi non sarebbe andato. Nessuna trattativa è stata improntata in entrata e in uscita con nessuna società. Unica concessione per un eventuale under ma onestamente sono impressionato dalla qualità dei nostri giovani visti domenica. Barbera e Ottobre unitamente al segretario del settore giovanile Aniello Scognamiglio hanno fatto un lavoro spettacolare. Bravissimi. Ecco perché credo che certi profili il Savoia li abbia già in casa”.
– Può darci indicazioni sulle reali intenzioni societarie. Nel senso se intendono fare forti investimenti a breve/medio periodo (prossima stagione) mirati al salto di categoria, oppure c’è un processo più giovanile ?
“Onestamente non riesco ad aiutarla perché c’è un lavoro improntato sull’oggi. Per quello che ho avuto modo di capire parlando con Alfonso e Renato Mazzamauro il desiderio è quello di vincere le sfide che il calcio propone. Finito questo campionato se sarò piaciuto, se avrò inteso di poter essere utile, ci siederemo e dopo potrò risponderle con cognizione di causa. Oggi il mio obbiettivo sono i play off e ancora prima mettere giocatori e staff nelle condizioni di regalare qualche soddisfazione ad una tifoseria giustamente arrabbiata”.
– Lei è stato uno degli artefici della rinascita del Mantova, ora è stato chiamato dalla famiglia Mazzamauro per provare a ripetersi col Savoia. Da esterno che idea si è fatto della situazione in casa oplontina e quali pensa possano essere i primi correttivi da attuare?
“A Mantova, fino a quando sono rimasto, ho avuto la grande fortuna di essere messo dalla proprietà di Maurizio Setti nella condizione di fare il mio lavoro di responsabile della parte tecnica sportiva senza alcuna interferenza . Non appena questo non è stato più possibile, per serietà e affetto verso Setti e il ds Tony D’Amico mio fraterno punto di riferimento ancora oggi perché amico prima che uno dei direttori sportivi più forti in questo momento, si è convenuto fermarsi. I risultati del Mantova hanno dimostrato la bontà del lavoro fatto. La famiglia Mazzamauro credo che mi chieda di fare il direttore sportivo al meglio delle mie possibilità. Sanno che per rendere devo avere una libertà d’azione nei parametri che mi sono già stati dati. Per quel che ho visto sino ad oggi la difficoltà è sul dare una univoca linea guida alla squadra. Fino ad oggi ognuno ha cercato di portare un suo pensiero e non ci sono dubbi che sono tutti pensieri di grandissimo livello visto le persone che li propongono. Oggi proviamo a raccoglierli in un’unica idea così da essere bene interpretati dai giocatori. Così dal non consentire alibi a nessuno. Il confronto tra noi dirigenti è costante, quotidiano, bello. Fatto questo, esce solo una linea che staff e giocatori seguono. Credo possa essere la novità di questo finale di stagione. E la base per il lavoro di domani”.
– Nuovo allenatore e nuovo diesse nelle battute conclusive della stagione, non sarà semplice, ha avuto modo di parlare con Ferraro dell’organico e che indicazioni ha ricevuto dalla società su queste ultime settimane di mercato?
“Per me è fondamentale aiutare quotidianamente il mister ad eliminare tutte le eventuali difficoltà extra campo in modo che lui possa esprimere tutte le sue qualità sul campo a favore della squadra. Il mister ritiene questo gruppo di giocatori forte e abbondante e non ha chiesto nessun intervento sul mercato e nemmeno eventuali uscite. Certo ci dispiacerà perché qualcuno inevitabilmente giocherà meno ma qui torniamo alla regola che ho detto prima: l’io deve lasciare spazio al noi. Se vogliamo fare qualcosa di importante questa è la formula. Chi non capisce questo è fuori. Sul discorso finale di stagione non condivido. Sarebbe facile per me e il mister dire che questa squadra non è stata fatta da noi e non avere responsabilità in caso non venga invertito il trend. Ma entrambi siamo persone che hanno valori ed allora ci assumiamo tutte le responsabilità. Il lavoro fatto da Musa, Aronica e Chianese è stato un lavoro fatto al meglio delle possibilità ora tocca a me e Ferraro e come detto se le cose non andranno la responsabilità me la prendo tutta io. Perché questa società con tutti i suoi interpreti sta lavorando bene e con grande impegno giocatori compresi. A cui mando un messaggio chiaro: gli alibi li abbiamo finiti adesso tocca ad ognuno formare il noi. L’io non serve c’è una classifica che dimostra questo”.





