La Cavese da diverso tempo può essere definita, senza ombra di dubbio, una realtà importante in cui fare calcio. Questo grazie al proficuo e lungimirante lavoro del presidente Massimiliano Santoriello. Il patron dei blufoncé continua a circondarsi ed affidarsi a profili di un certo rilievo che sin qui stanno facendo le fortune del club, dando un grande contributo per la crescita della Cavese.
Nel corso degli ultimi anni la società metelliana ha innalzato il proprio livello in maniera esponenziale, sopratutto per quanto riguarda il settore giovanile. Il vivaio blufoncé è un vero e proprio fiore all’occhiello del presidente Santoriello. La primavera degli aquilotti in questi ultimi anni ha potuto togliersi diversi sfizi, raggiungendo traguardi a dir poco importanti. Questo grazie in particolar modo al lavoro costante che il capo scouting dei blufoncé svolge quotidianamente. Il talent scout a cui si è affidato Santoriello ha portato e continua a portare in quel di Cava talenti di livello. A darne prova sono stati i diversi giovani aggregati alla prima squadra in occasione della stagione da poco conclusasi.
Stiamo parlando dell’uomo ombra della società metelliana, Emilio Muccione, nonché tra i più grandi artefici della crescita del settore giovanile della Cavese. Lo scouting di San Gregorio Magno dei blufoncé continua ad essere una pedina a dir poco fondamentale nello scacchiere del presidente Massimiliano Santoriello. Muccione, che da poco può fregiarsi anche del titolo di direttore sportivo, è uno scouting di spessore del club metelliano. A dimostrarlo sono gli innumerevoli talenti scovati e portati alla Cavese. L’esperto scouting, con un trascorso anche come osservatore della Spal, è stato intercettato proprio dai nostri microfoni. Emilio Muccione si è raccontato a tutto tondo in un’intervista esclusiva.
Come è iniziata la tua avventura da scouting e quali sono state le emozioni più grandi provate sin qui?
“La mia avventura da scouting ha avuto inizio da piccolo per la passione viscerale legata al calcio. Dalla prima elementare imparavo a memoria gli album della panini di tutte le categorie con date di nascita, altezza, peso, gol e presenze e poi mi facevo interrogare. Le emozioni più grandi sono sempre le prossime”.
Quanto è importante per la crescita di un club avere uno scouting di qualità?
“Lo scouting è alla base di tutto in una società. Escluse quelle 10 società in Europa che hanno un fatturato immenso, le altre devono puntare tutto sullo scouting per cercare giovani talenti di prospettiva da crescere in casa al fine di venderli per fare plusvalenze e risanare il bilancio”.
Uno scouting gira campi a non finire, monitorando miriadi di ragazzini. Quando percepisci di trovarti davanti ad un talento puro?
Io sono un vero malato, infatti, ho percorso 93000km in nemmeno 2 anni con la macchina. Percepisco di aver trovato un talento quando ci vedo qualcosa di unico che altri non hanno. Il calciatore deve avere almeno una predominanza tecnica, fisica, atletica, tattica o comportamentale. Se ha almeno una di queste caratteristiche nettamente superiore alla norma ci faccio un pensiero, ma deve avere anche delle prospettive di crescita nelle altre caratteristiche. Se mi rendo conto che sulle altre caratteristiche non si può lavorare abbandono la pista”.
Quanto è importante nel calcio d’oggi avere un settore giovanile all’avanguardia?
“È fondamentale avere uno scouting di qualità. Sono gli osservatori che girano sui campi e guardano le partite. Sono sempre loro che fanno viaggi all’estero per vedere i calciatori e poi si confrontano coi direttori e decidono chi prendere. Per esempio con la prima squadra io guardo i calciatori e riferisco al direttore. Mentre nel settore giovanile chiudo direttamente io le trattative coi ragazzi e le società. Più lo scouting è di qualità più possibilità ci sono di prendere ragazzi di prospettiva. Un settore giovanile di qualità è alla base di tutto. Noi lavoriamo costantemente per migliorarlo sotto tutti i punti di vista. Ora abbiamo creato anche Cavese Lab dove i giovani vengono curati sotto tutti i punti di vista. Abbiamo centri medici gratuiti dove un ragazzo anche se ha un leggero mal di testa usufruisce di tutte le visite del caso completamente gratuite. Un grande settore giovanile oltre ai ragazzi sul campo dev’essere all’avanguardia sotto tutti gli aspetti perché alla fine la differenza la farà la cura maniacale dei dettagli”.
Secondo te perché nel calcio, sopratutto in Italia, ci sono ancora troppi pochi club ad avere il coraggio di puntare sui giovani?
“Secondo me manca proprio la qualità nei giovani. Per molti anni abbiamo fatto bruttissime figure con la nazionale proprio perché mancava la qualità invece ultimamente sta tornando la qualità nei giovani infatti molti giovani stanno giocando nei professionisti basti vedere Zaniolo, Donnarumma, Tonali, Luca Pellegrini, Locatelli, Pinamonti, Kean etc. Io penso che se i giovani sono forti giocano se non giocano è perché non sono pronti”.
In Campania sono davvero poche le società che puntano sul settore giovanile. La Cavese quanta importanza da al proprio vivaio?
“La Cavese da importanza al 100 % al vivaio e questo è grazie soprattutto al presidente Massimiliano Santoriello che sta sempre sul campo a guardare tutte le squadre fino ai bambini del 2008. Lui dice che ha 4 figli maschi e la Cavese è la figlia femmina che non ha mai avuto quindi guai a chi gliela tocca. Col settore giovanile puntiamo a portare più ragazzi possibili in prima squadra perché in Lega Pro non avendo i contributi televisivi dobbiamo sopperire i costi con le risorse che abbiamo a disposizione quindi lavoro, competenza e passione altrimenti non riesci a sopravvivere in Lega Pro perché non hai entrate e introiti extra”.
Sei da diversi anni uno degli scouting di rilievo della Cavese, adesso puoi fregiarti anche del titolo di direttore sportivo. Quali sono le tue ambizioni?
“A me piace il calcio sotto tutti gli aspetti. In passato ho fatto il mister, poi mi sono dedicato ai corsi di scouting e da match analyst. In seguito ho lavorato come osservatore alla Spal in serie A per poi approdare alla Cavese. Il presidente Santoriello mi convocò in sede per un colloquio e da quel momento abbiamo capito che avevamo gli stessi obiettivi cioè, costruire una grande Cavese. Su questo sono sicuro che ci riusciremo. Ora ho conseguito l’abilitazione a Direttore Sportivo per ampliare ancora di più le mie conoscenze senza pormi limiti in futuro. Al corso ho avuto grandi docenti come Giorgio Perinetti, Guffanti, Giuseppe Geria, Gabriele Martino, Paolo De Paoli, Fabiani, ma sicuramente il maestro numero uno dove ogni giorno mi insegna qualcosa è sicuramente il nostro grandissimo direttore generale Peppino Pavone che è una vera istituzione del calcio italiano, avendo fatto la storia ed essere stato l’artefice principale di Zeman e Zemanlandia. Vicino a lui ogni giorno imparo qualcosa. Di una cosa sono certo che io sarò sempre un uomo da campo e mai da scrivania”.
Nunzio Marrazzo




