Gli immortali del calcio. El Trinche Carlovich, colui che ha amato il calcio per la sua essenza: il gioco

La crisalide è l’immagine della vecchiaia. Vegeta, è secca, è intorpidita ma vivrà. Ed è proprio in questo sonno e in questa immobilità passeggera che si formano le ali che porteranno all’immortalità.
(Sophie Swetchine)

Da Seneca a Goethe, da Schopenhauer a Platone, passando per Freud e Nietzsche. Filosofi, scrittori, teologi si sono cimentati a vario titolo nel tema dell’immortalità, senza mai trovare una reale risposta. Probabilmente la verità è che ogni concezione di immortalità è relativa al vissuto di ognuno. Ogni persona è nel suo piccolo immortale e al tempo stesso mortale per qualcuno o per se stesso. Ma senza protrarci in uno spirituale studio dell’immortalità proviamo a portare quest’ultima nella quotidianità , in questo caso nello sport. Utilizziamo il concetto di immortalità come iperbole per approfondire e raccontare alcuni esempi di calciatori ancora attivi, nonostante abbiamo superato i 30 anni, in alcuni casi anche i 40.

Eccezionalmente, però, per questa nuova uscita parleremo di un 74enne, che nella giornata di ieri ci ha lasciato. Nonostante la mortalità del corpo, resterà immortale la sua memoria nella storia del calcio internazionale. Stiamo parlando de “El Trinche”  Tomas Carlovich.

Maradona e El Trinche Carlovich

Chi non ha mai sentito parlare del Trinche? Un calciatore, se così si può dire, di un livello completamente diverso da ciò che solitamente conosciamo. Già, perchè sostanzialmente era tutto, tranne che un calciatore. Quanto meno non nell’accezione che solitamente diano a questo termine. Carlovich è stato scoperto dall’allora CT della Nazionale argentina Vladislao Cap, in un’amichevole preparatoria al Mondiale ’74 tra una rappresentativa composta da cinque calciatori della Newell’s Old Boys e altrettanti del Rosario Central. A completare l’undici Tomàs Felipe Carlovich.

Un giocatore che faceva del calcio ciò che realmente è: un gioco. Questo gli ha permesso di essere notato, apprezzato e al tempo stesso temuto. Fu inserito in un’ipotetico Dream Team da Fillol, uno dei capisaldi della Nazionale Albiceleste che quel giorno conobbe sul campo di El Trinche. Corsa, dribbling possesso e gol. Numeri, prestazioni, che hanno lasciato incredulo il CT Cap, che chiese al suo omologo di toglierlo dal campo.

Anni dopo, fu convocato dalla Nazionale. Accettò, ma durante il viaggio si fermò a riflettere e a pescare. Pescò, i pesci abboccavano e non si mosse da lì, perchè in fondo quello che importava a Carlovich era divertirsi e si poteva divertire a Rosario, senza rinunciare a niente, a nessuno, se non alla gloria. Un male minore, a quanto pare, per l’attaccante che avrebbe potuto sbaragliare il dogma di divinità al più grande, Diego Armando Maradona, che lui stesso ha conosciuto e da cui ha ricevuto stima

Nella giornata di ieri è stato aggredito da due ragazzi che volevano rubargli la bicicletta. Se n’è andato a causa di un trauma, all’età di 74 anni.