Il caos nel mondo del calcio ha colpito non solo i professionisti, ma anche il mondo dei dilettanti, dove l’incertezza regna sovrana. Dall’Eccellenza a scendere si è in balia del dubbio, ma i sentori di una stagione ormai chiusa sono più forti di ogni speranza di continuare fino alla conclusione naturale dei campionati.
Allenatori e calciatori sono in casa, fermi nella loro quarantena, cercando di mantenere la forma fisica. Tra questi c’è Christopher Pelliccia, che, però, poco prima del blocco totale si era dimesso dal San Pietro Napoli.
Come stai passando la quarantena?
“Per me non è cambiato molto visto che ho sempre continuato con il mio lavoro. Ho comunque più tempo per stare coi miei figli. Bisognerebbe sempre prendere la questione con responsabilità, meglio a casa che in ospedale”.
Il calcio non si sa se riprenderà o meno specie nel mondo dilettantistico, per te quale sarebbe la soluzione?
“Il calcio è una passione infinita, ma prima di tutto viene la vita nostra e dei nostri cari. Sinceramente vedo molto difficile una ripresa sia per il poco livello di controllo che ci sarebbe, sia proprio perchè a livello di impegni è molto difficile incastrare il lavoro o la vita quotidiana con le partite infrasettimanali data anche la grande affluenza che c’è negli impianti sportivi. Meglio ricominciare compatti con l’anno nuovo magari con la federazione che aiuterebbe le società in difficoltà”.
Hai qualche rimpianto di questa stagione?
“Sicuramente non mi era mai capitato un passo indietro. Nel mio piccolo ogni stagione era sempre terminata con un miglioramento rispetto al precedente. Quest’anno fra Città di Arzano e San Pietro non è certo andata come speravo, ma un anno negativo capita anche ai migliori non vedo perchè un giovane allenatore come me dovrebbe esserne immune. Sicuramente sono comunque state due esperienze formative da cui anche nel lato negativo trarrò l’insegnamento per migliorarmi ancora”.
Cosa prevedi per il futuro del calcio?
“Voglio ricominciare, stare lontano dal campo per chi vive con la passione del calcio nel cuore è una tortura giornaliera. Sono voglioso, carico è pronto per rimettermi in gioco, spero al più presto possibile se qualcuno me ne darà la possibilità”.




