“C’era una volta il calcio”. La Cina imperiale e il gioco del Cuju

Bentornati all’appuntamento con la rubrica C’era una volta il Calcio. Questa settimana andremo a scoprire il gioco dal quale tutto ha avuto inizio: Il Cuju (o Ts’u-ch√º). √à un gioco competitivo, il cui obiettivo è quello di calciare una palla attraverso un’apertura in una rete, con l’esclusivo utilizzo dei piedi.

Storia del gioco. Inventato durante la dinastia Han, viene riconosciuto dalla FIFA come la più antica forma di calcio documentata della storia. Il Cuju viene, infatti, menzionato per la prima volta come allenamento in un’opera militare cinese, risalente al III-II secolo a.C.. Evidenze storiche dimostrano che venisse praticato anche in Corea, Giappone e Vietnam. La prima menzione del Cuju in un testo storico risale all’era degli Stati Guerrieri Zhan Guo Ce. Se ne ritrova menzione anche nel Records of the Grand Historian di Sima Qian, scritto durante la dinastia Han. In origine, il Cuju veniva utilizzato come forma di allenamento per i soldati, anche se alcune varianti venivano giocate per l’intrattenimento in città ricche. Durante la dinastia Han (206 a.C.- 220 d.C.), questa pratica si diffuse non solo tra le fila dell’esercito, ma anche tra le corti reali, a quanto pare anche l’imperatore Han Wu Di amasse questo sport. Con la crescente popolarità che il Cuju stava acquistando, si rese necessaria la stesura di regolamenti tesi a standardizzare il gioco. Con la dinastia Song (960-1279) la pratica di questo gioco raggiunse l’apice a causa dello sviluppo sociale ed economico, investendo tutte le classi della società, per poi iniziare il suo declino durante la dinastia Ming (1368‚Äì1644), fino a svanire del tutto.

Descrizione. Le partite venivano spesso giocate all’interno del palazzo imperiale. Il campo, detto Ju Chang, venne costruito appositamente per lo svolgimento del gioco, ed era composto da 6 pali a mezzaluna ad ogni estremità. I soldati appartenenti alla Gold Bird Guard formavano spesso squadre con le quali si affrontavano in veri e propri tornei. Ci sono prove dell’esistenza anche di squadre femminili di Cuju.

L’attrezzatura. Lo sport venne migliorato durante la dinastia Tang (628-907). In origine il pallone ripieno di piume venne sostituito da una palla piena d’aria composta da uno scafo a due strati. Per quanto riguarda il campo da gioco, le porte, erano di due tipologie: in una prima variante le porte erano poste a fondocampo e collegate da una rete, mentre secondo un’altra impostazione la porta era posta al centro del campo.

Svolgimento. Storicamente esistevano due principali stili di Cuju: lo Zhugiu ed il Baida. Il primo veniva comunemente praticato in occasione delle feste di corte, o per il compleanno dell’imperatore, o durante eventi diplomatici. La partita veniva disputata da due squadre composte da 12-16 giocatori ciascuna. Il Baida ebbe la sua massima espansione durante la dinastia Song. In questa seconda variante, molto importante era lo sviluppo delle abilità personali di ogni giocatore. Il campo era delimitato da fili ed i giocatori calciavano a turno il pallone, curandosi di non farlo uscire dai suddetti limiti. Le regole del gioco prevedevano che se il pallone passato da un giocatore ai suoi compagni non fosse stato abbastanza forte da raggiungerli, questo avrebbe portato alla detrazione di un certo numero di punti. Stessa cosa se, viceversa il passaggio fosse troppo forte da non risultare controllabile da parte di chi riceveva. Punti venivano detratti anche nel caso in cui il pallone fosse calciato troppo in basso. I giocatori potevano toccare palla con tutte le parti del corpo tranne che con le mani. Il numero di giocatori partecipanti variava da 2 a 10 per squadra.

La prima Lega. Ci sono prove che nel X secolo venne sviluppata una Lega di Cuju chiamata Qi Yun She (o Yuan She). I componenti appartenenti alla lega erano amanti del gioco o artisti. I giocatori non professionisti, prima di poter diventare membri, dovevano pagare un insegnante professionista e pagare una tassa di ammissione, in modo da poter consentire ai giocatori professionisti di ottenere un salario fisso.

A cura di Giovanni Tafuto