Appena tre giorni fa in Italia si ricordava l’eccidio delle Foibe, una tragedia partigiana di marca titina rossa, come il sangue versato dalle vittime sparate in per poi cadere in quegli inghiottitoi di origine carsica che caratterizzano la regione che va dal Friuli Venezia Giulia e copre la Dalmazia.
Tanti gli italiani deportati, lasciati morire lentamente in fila assieme ad altre persone con la scusa di essere fascisti, ma semplicemente per conservare la razza slava di quei territori italiani, ma sotto giurisdizione jugoslava dopo il Trattato di Pace di Trieste, che arretrata il confine italiano escludendo Istria e Fiume dal territorio nazionale.
Tanti quelli che scapparono, oltrepassando il condine e tornando in Italia, scambiati per fascisti dai connazionali, ma solo terribilmente impauriti dalla dittatura di stampo comunista del Maresciallo Tito. Tra questi tanti gli sportivi, nativi italiani e sol per questo nell’orbita di coloro che poteva essere eliminati con le cattive. Tanti furono anche gli jugoslavi ce oltrepassarono il confine per scappare dalla dittatura e dalla pulizia etnica di Tito. Tanti i nomi, ma noi in questa nuova rubrica “Sport & Cultura”, in cui coniugheremo lo sport e gli atleti italiani al periodo storico in cui sono vissuti, ci soffermeremo su Cesare Rubini, nazionalizzato italiano ma a tutti gli effetti un figli di emigranti: padre croato e madre montenegrina.
LA VITA – Nasce a Trieste nel 1923 da famiglia di dalmati emigrati in Italia dopo il Trattato di Rapallo datato 1920. Sceglie la nazionalità italiana e trasforma il suo cognome da Rubcich in Rubini. Sportivo sin da subito, pratica il nuoto, poi dopo il diploma, al Liceo scientifico Oberdan di triste, decide di cominciare a praticare la pallacanestro, seppur non sarà il solo sport che praticherà. Non a caso è Cesare Rubini viene definito Principe dello Sport italiano, essendo presente nella Hall of Flame sia di Basket che di Pallanuoto.
IL RUBINI CESTISTA – I primi passi da cestista li muove nel 1941 quando si unisce alla Società Ginnastica Triestina dove conquista un secondo posto nella stagione 1942/1943. Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, le attività sportive sono sospese fino alla fine delle ostilità arrivata nel 1945. Rubini riprende l’attività agonistica nella Triestina Milano, ribattezzata Olimpia Milano negli anni successivi. Entra subito nell’orbita della nazionale italiana e nel 1948 conquista la medaglia d’argento nei campionati europei di Ginevra. Non sarà il solo traguardo con la maglia azzurra. Negli europei di Praga, di Parigi e di Mosca l’Italia conquista il secondo posto. A questi si uniscono i traguardi di club. Conquista con l’Olimpia Milano cinque campionati italiani come allenatore-giocatore. Nel 1957 si ritira dal basket giocato diventando coach a tutti gli effetti conquistando dove scudetti consecutivi, siglando un importante record di vittorie: 322 e 28 sconfitte, vincendo in totale nell’esperienza Olimpia oltre 500 partite. Oltre a fare l’allenatore, Rubini diventa anche un dirigente della Federazione Italiana Basket Qualità tecniche, qualità tattiche e gestionali. Un atleta a tuttotondo nel campo nella pallacanestro dove viene ricordato come uno dei migliori atletici. Allenatore duro, cinico, sereno, ma che è riuscito anche a inventare il talento di Gianfranco Pieri trasformandolo da pivot a playmaker.
IL RUBINI PALLANOTISTA – Uno sport per l’estate e l’altro per l’inverno. Cesare Rubini nelle pause dei campionati di baket scendeva “in campo” come pallanotista. Pratica da piccolo il nuoto, ma dopo il diploma sposa anche la pallanuoto, oltre al basket, come suo sport di vita. Questo sport nel periodo post bellico tutte le squadre italiane passate sotto legislazione jugoslava vengono sciolte. Ma prima di questo, Cesare Rubini inizia la sua avventura da pallanotista con Olona Milano dal 1947. E’ un difensore che diventa subito tra i migliori d’Italia. Soffocante, agguerrito e con tante doti fisiche, già nel 1947 entra nel circuito della nazionale italiana di pallanuoto vincendo a Montecarlo i campionati europei, seppur non partecipando attivamente alla conquista del titolo. Causa una doppia convocazione, la seconda doppia convocazione, Rubini ha la necessità di scegliere una delle due nazionali. La sua scelta cade proprio sulla pallanuoto e nei giochi olimpici di Londra vincendo il titolo e una medaglia d’oro. Nel 1949 si trasferisce a Napoli, nella Rari Nantes vincendo due campionati, poi si trasferisce al Camogli. Trionfa anche qui, portando a casa tre campionati. Nel giro della nazionale resta uno dei più importanti pilastri e sotto la guida di Antonio Majoni, danno vita al famoso Sette Bello italiano. Con la canotta azzurri conquista due bronzi alle Olimpiadi di Helsinki e negli europei di Torino. Come per la pallacanestro, anche con la pallanuoto inizia una carriera da allenatore-giocatore.
RUBINI NELLE HALL OF FLAME – E’ membro della Naismith memorial Basketball Hall of Flame, dal 1983 per quanto fatto come allenatore. Dal 2000 è entrato nella International Swimming Hall of Flame, sei anni più tardi il suo nome viene aggiunto nella Hall of Flame dell’Italia Basket e infine nel 2013 della FIBA Hall of Flame.
Cristina Mariano




