Seconde squadre, è già polemica: da qui per ripartire

Si cerca disperatamente la rinascita del calcio italiano ed in mezzo a vari sbandamenti forse la rivoluzione arriva dalla Serie C. Un argomento che è rimbalzato negli ultimi giorni e sta facendo storcere il naso non solo a qualche dirigente, ma anche ad una parte dei tifosi.

Stiamo parlando delle seconde squadre, ora ufficialmente entrate nel regime del prossimo campionato di Serie C. Nel tardo pomeriggio è infatti arrivata l’ufficializzazione del loro approdo assieme al regolamento.

Ma prima ancora del loro annuncio ufficiale sui siti web era già partita la battaglia alle squadre B, con tanto di raccolta firme per non far partire il progetto. Una petizione vera e propria, con i sostenitori adirati che aderiscono sul noto sito Change.org.

Dissenso generale per le seconde squadre, allora la domanda oltre che lecita diventa anche spontanea: da dove si vuole far partire questa tanto proclamata rivoluzione post non qualificazione ai Mondiali? Si vuole davvero rivoluzionare e risanare il calcio?

Ai poster l’ardua sentenza, intanto ci soffermiamo ad esporre i pro della nuova introduzione.

Le Seconde squadre sono state la base sulla quale si è appoggiata la rifondazione della Bundesliga e sull’evoluzione della Liga. La cultura dell’importanza del calcio giovanile passa proprio da qui. Non sono più sufficienti i campionati dilettantistici, lo sono ancor meno la regola degli under e i campionati giovanili dove i talenti nostrani nascono, crescono e scompaiono.

Non è più possibile pensare di poterci nascondere con la testa sotto la sabbia e non è altrettanto pensabile rifondare il calcio senza investire sui vivai ed i Settori Giovanili. Lo gridano, lo auspicano tutti gli allenatori delle Rappresentative e delle squadre giovanili eppure sembra che da quell’orecchio nessuno vuol sentire. ora ci pensa Gabriele Gravina ufficializzando un progetto non può che portare a nuova linfa sia i campionati di Serie A sia lo stesso campionato di Serie C.

Il primo punto è proprio quello sopraccennato, la valorizzazione del Settore Giovanile e la possibilità di far crescere al fianco, o meglio contro, giocatori di esperienza e in un campionato di prima squadra, gli atleti della cantera. Non è un obbligo e forse questa è una pecca, in virtù di quanto già affermato dal patron partenopeo Aurelio De Laurentiss, considerando la terza serie nazionale un campionati in cui si tirano calci. Un modo alternativo e poco esplicito per far capire che i suoi investimenti su quella che lui ha sempre chiamato Scugnizzeria non saranno incrementati e quindi che la crescita del Settore Giovanile del Napoli resta una vera e propria chimera.

Dall’altro c’è la possibilità di un campionato di Serie C decisamente meno falsato e soprattutto meno ricco di penalizzazioni e di squadre che nel bel mezzo della stagione tirano i remi in barca e smettono di pagare o delle quali arrivano notizie di mancate garanzie consone per il campionato in corso. La classifica del girone C della terza serie professionistica ne è un emblema, che, si spera, non dovrà più ripetersi. Una graduatoria completamente sconvolte dalla pioggia di sentenze. L’ingresso delle seconde squadre potrebbe quindi inasprire i controlli e abbassare la tolleranza, avendo comunque modo di avere dei gironi a 60 squadre tra le iscrizioni, le ripescate e le seconde squadre di Serie A.

Alla luce di queste argomentazioni provate quindi alle domande sopra proposte: da dove si vuol far ripartire il calcio italiano?

Cristina Mariano