Savoia, senti Morgia: “Nessuno del club mi ha cercato, ma a Torre tornerei molto volentieri. Non guardo la categoria”

Questa mattina i colleghi di Metropolis hanno individuato in Nicola Romaniello e Salvatore Aronica i due profili più “caldi” per succedere a Carmine Parlato alla guida del Savoia il prossimo anno. Tra le strade di Torre Annunziata, però, il grande sogno per la panchina biancoscudata è certamente Massimo Morgia, tecnico della stagione 2000/2001 in Serie C. Quell’annata, cominciata con obiettivi ambiziosi, non si concluse poi nei modi sperati, ma i tifosi oplontini hanno ancora nella mente alcune partite memorabili, su tutte come il 5-1 inflitto in casa al Palermo che poi avrebbe vinto il campionato.

Abbiamo sentito in esclusiva il trainer romano, per farci spiegare quanto ci sia di vero sulle voci di un possibile accostamento alla società di patron Mazzamauro: “Per quanto mi riguarda, nessuno mi ha cercato. Se lo facessero, Torre Annunziata sarebbe un posto dove tornerei molto volentieri. La categoria non sarebbe una discriminante: sono anni che alleno in Serie D ed ho rifiutato la Lega Pro. Ho vinto la D a Pistoia e Siena e non sono rimasto in Lega Pro, dopo l’anno a Mantova – dove abbiamo fatto 83 punti perdendo il campionato nel finale – ho firmato per il Chieri, una piccola società vicino Torino per lavorare su un progetto che mi vedeva coinvolto dalla Prima Squadra al Settore Giovanile, è che era basato sui giovani. Non a caso, siamo arrivati primi del nostro girone nella classifica giovani di serie. Il Covid purtroppo ha ridimensionato il progetto e non me la sono sentita di continuare, pertanto ho rescisso il triennale che avevo con loro“.

Morgia spiega quali sono i suoi obiettivi: “Ho rifiutato un paio di proposte, lavoro solo dove mi diverto e sono convinto del progetto. Alla mia età guardo soprattutto le persone che compongono la società, la loro serietà ed il loro entusiasmo, e naturalmente ciò che dà emozione a me. Se il lavoro non mi dà emozione, penso sia difficile che poi la squadra che alleno possa trasmetterla alla gente. Ed un calcio senza emozioni e senza gente come quello attuale non mi interessa…“.

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