√à un venerd√¨ afoso di settembre, una sinuosa Sofia Loren ammicca “leri, oggi e domani”, in Italia arriva l’onda lunga di Martin Luther King con il suo I have a dream. Ma un sogno più terreno, fino a quel momento recalcitrante nel ventre materno, vede la luce in questo ’63: nasce Carlo Cundari. Tra i primi fautori del “calcetto” nel Belpaese, tecnico di Primo Livello dal 2004, pioniere a Coverciano con Ronconi, Maurizio, Colini e tanti altri. Oggi con qualche anno e qualche chilo in più, risponde sagace: “Sai perch√© non riesco a togliere peso? Perch√© non mi piace perdere… nemmeno sulla bilancia”. Da qualche mese alla Virtus Fondi, ecco le sue parole in vista del campionato di serie B.
Napoli, Latina, Cisterna, una serie di match probanti prima del campionato, abitui il gruppo alle grandi sfide?
“La prima amichevole con il Cisterna di Latina sarà un test poco attendibile, primo contatto dopo appena 4 giorni dal raduno. L’intento è quello di amalgamare subito il gruppo. I test successivi con Napoli e Latina potranno servire a mettere in evidenza i difetti e le lacune sulle quali lavorare”
Sei tra i tecnici più longevi, quali grandi differenze tra ieri e oggi?
“Il “calcetto”-“calcio a 5”-“futsal” ha subito negli anni mutamenti significativi, in particolare nelle metodologie di allenamento. √à opportuno aggiornarsi costantemente e mettere in pratica tutto ciò che si riesce ad apprendere quotidianamente. Oggi un tecnico deve essere una vera e propria spugna e al momento opportuno servirsi delle esperienze fatte. Non esiste un punto d’arrivo…gli esami non finiscono mai”.
Girovago del futsal, torni nel Lazio, la Campania ti stava stretta o è difficile essere profeti in patria?
“Nessuna delle 2, ho semplicemente avuto una nuova opportunità di allenare fuori regione e l’ho accolta con entusiasmo. La prima esperienza fuori dalla Campania a Latina è stata importantissima per la mia crescita professionale, ma anche nella nostra regione mi sono tolto tante soddisfazioni”.
Cosa manca al movimento per essere più professionale piuttosto che professionista?
“A mio modesto parere, mancano delle figure più professionali dal punto di vista dirigenziale. Ho sempre sostenuto che per sedersi su una panchina importante bisogna sudare 7 camicie, frequentare corsi di abilitazione, dimostrato di meritare di guidare team importanti. Per diventare “dirigente”, anche nella massima serie, non è richiesta alcuna abilitazione. Il più delle volte basta una semplice amicizia col presidente o altro”.
Prendiamo la macchina del tempo, la tua personale Top Five da schierare?
“La top five dei giocatori che ho allenato: Capuozzo, Batista, Avellino, Ghiotti e Maina”.
I giovani sono per te il volano verso i traguardi, quali ambizioni per il Fondi?
“Abbiamo scelto di puntare sui giovani ma di grossa qualità. Credo molto in questa squadra e sono sicuro che possiamo toglierci tante soddisfazioni. Manca ancora qualcosa dal punto di vista numerico, ma la società è vigile sul mercato e, se arriva l’occasione giusta, si potrebbe aggiungere un altro tassello. Non ci poniamo traguardi, il nostro obiettivo è la crescita e, se possibile, migliorare il piazzamento dello scorso campionato”.
Gianfranco Collaro
foto da Punto5.it