U.S. Agropoli, basta scuse: la città risponda all’ultimo appello – i punti di penalizzazione sono scorie del passato

Editoriale a cura di: Francesco Nettuno

Il calcio ad Agropoli sta vivendo un momento cruciale. Dopo anni di gestioni scellerate e superficiali, che hanno lasciato macerie economiche e reputazionali, l’U.S. Agropoli si trova oggi a pagare un prezzo altissimo per colpe non proprie. I cinque punti di penalizzazione complessivi — due iniziali e tre appena aggiunti — non sono il frutto dell’attuale lavoro societario, bensì l’eredità tossica delle passate gestioni, quelle che hanno trascinato il club in una spirale di debiti e vertenze mai sanate.

A farne le spese, ancora una volta, è la nuova dirigenza guidata dal presidente Nicola Volpe, che insieme a figure di spessore come Cerruti, Infante, Ferrigno, Magna, Fusco, Nunziata, Nastari, Striano e tanti altri, stanno investendo tempo, energie e milioni di euro per restituire dignità e ambizione al calcio agropolese.
Una dirigenza seria, competente, solida — che non merita di essere lasciata sola.

Il peso del passato e le ombre di chi non c’è più

Le ultime sanzioni — tre punti di penalizzazione — sono arrivate per colpe riconducibili alle scorse stagioni, quando soggetti ormai estromessi dal club non hanno saldato vertenze e scadenze federali, creando un danno che oggi ricade sull’attuale società. Un mix di errori da parte di dirigenti e situazioni politiche che due anni fa hanno dato vita all’attuale problema. 
Persino l’ex presidente Serrapede, oggi inibito, è finito coinvolto suo malgrado in una rete di inadempienze che altri hanno tessuto alle sue spalle. La verità è semplice: l’Agropoli paga le colpe di chi ha gestito male e con leggerezza, nonostante oggi al timone ci sia una realtà completamente diversa, solida e determinata a riportare il “delfino” nel calcio che conta.

Volpe tuona: “Agropoli, dove sei?”

Dopo la vittoria per 3-2 sulla Virtus Montoro, il presidente Volpe ha lanciato un messaggio forte e chiaro in conferenza stampa: “Agropoli deve svegliarsi!”.
Una città storicamente legata alla sua squadra, oggi però sempre più distante, fredda, distratta. Sugli spalti si contano appena 20 o 30 presenze, numeri impensabili per una realtà che ambisce a tornare grande.
I tifosi veri, quelli del “Guariglia” delle grandi occasioni, sembrano aver lasciato spazio a un coro di mugugni social, di critiche sterili, di nostalgici pronti solo a puntare il dito.

Una società sana, un progetto serio

Eppure i fatti parlano chiaro: l’Agropoli non ha perso neanche una partita, vincendone la quasi totalità e pareggiandone appena tre.
Dietro di essa c’è una struttura societaria organizzata, ambiziosa, credibile, che ha restituito dignità a un club martoriato dalle gestioni precedenti.
Chi oggi si nasconde dietro i social per criticare o sminuire, dovrebbe piuttosto rendersi conto che questa è l’ultima chiamata per il calcio ad Agropoli. Senza pubblico, senza sostegno, anche le migliori intenzioni rischiano di esaurirsi.

L’ultimo appello alla città

Non si può chiedere una rinascita restando a guardare. Non si può pretendere la Serie D — e oltre — restando seduti sul divano.
Basta scuse, basta cercare giustificazioni, basta guardare nelle tasche dei presidenti: l’Agropoli ha bisogno del suo popolo.
Solo con lo stadio pieno, con l’entusiasmo e la partecipazione, questa società potrà continuare a investire e a costruire qualcosa di duraturo.

L’Agropoli oggi è in ottime mani. Ha finalmente una guida solida, un progetto concreto, una visione ambiziosa.
Ora tocca alla città fare la sua parte.
Perché quando il “delfino” tornerà a nuotare in alto, chi oggi tace e critica da lontano non potrà più salire sul carro dei vincitori.

Foto: Giancarlo Venosa