Torneo delle Regioni C5. Un tuffo nel futsal con Loris Polidoro: “Vogliamo migliorare posizionamenti dello scorso anno. Il futuro è la propedeuticità”

La Campania del futsal si sta preparando alla prossima edizione del Torneo delle Regioni, che si giocherà in Umbria dal 22 al 28 aprile 2018. Squadra a lavoro settimanalmente con sedute di allenamento e amichevole per testare lo stato di forma dei convocati.

A Coordinare il tutto Loris Polidoro, Responsabile Tecnico delle Rappresentative di Calcio a 5 che parteciperanno all’importante competizione giovanile.

Proprio con Loris Polidoro la nostra redazione di soffermata a chiacchierare di futsal e della situazione attuale delle Rappresentative.

Siamo alla sesta convocazione, possiamo già tirare un po’ le somme sullo stato di salute delle Rappresentative?

“Salve, volendo essere precisi le Rappresentative hanno iniziato il loro lavoro con alcuni stage osservativi ed ad oggi siamo mediamente intorno al decimo appuntamento per le categorie Juniores e Femminile mentre per quella Allievi siamo all’ottava e quella Giovanissimi alla settima. Siamo finalmente entrati in quella che potremmo definire la seconda fase, infatti, come da programma, abbiamo riservato fino a metà del mese di Febbraio il periodo per l’osservazione con gli stage, ora siamo a pieno entrati negli allenamenti veri e propri con una rosa di 16/18 calciatori per categoria, sui quali si lavorerà per riuscire ad estrapolare i dodici che parteciperanno al 57¬∞ Torneo delle Regioni 2018 in Umbria. Volendo analizzare i numeri relativi allo stato di salute del nostro movimento, e quindi delle rappresentative, possiamo dire che quest’anno la partecipazione delle Società è stata buona considerando che per la Femminile sono state visualizzate nei raduni 62 atlete appartenenti a 19 Società, la Juniores 66 atleti appartenenti a 18 società, per gli Allievi 45 atleti appartenenti a 17 Società, mentre per i Giovanissimi 46 atleti appartenenti a 17 Società. Numeri che tastano il polso alla nostra Regione ed alla crescente attenzione di tutti verso la Rappresentativa Campania di Calcio a 5. La partecipazione media dei convocati ai raduni è del 80% con picchi del 90%, numeri molto alti in confronto alle scorse stagioni. L’impressione è che le rappresentative stanno raggiungendo la giusta considerazione da parte delle Società, che hanno finalmente capito l’importanza ed il prestigio di avere calciatori che ne facciano parte, mentre in precedenza era spesso snobbata e/o vista come un inutile perdita di tempo per i tecnici dei singoli club o solo come un sacrificio organizzativo per i Club di appartenenza”.

Quali obiettivi vi siete posti per questa edizione del Torneo delle Regioni?

“Ovviamente ci si aspetta un ottimo risultato di tutte le compagini coinvolte e stiamo lavorando al meglio per raggiungere il risultato più alto per la Campania, ma so bene che molte Regioni partecipano con questo obbiettivo e non sarà facile per nessuno. Lo scorso anno si è raggiunto la semifinale Femminile, i quarti con gli Allievi mentre i Giovanissimi e la Juniores non riuscirono a superare il girone di qualificazione, pertanto l’obbiettivo minimo quest’anno è migliorare in tutte le categorie questi risultati, poi se si riuscisse a portare a casa il massimo risultato in qualche categoria, saremmo veramente felici a giusto coronamento dei sacrifici organizzativi e tecnici da parte di tutti coloro che sono coinvolti ossia Selezionatori, Dirigenti, Calciatori e Staff Medico”.

Avversarie Lazio, Toscana, Marche: come considerate questo girone? Chi temete maggiormente?

“Inutile dire che non è tra i gironi più semplici, ma possiamo anche confermare che storicamente non abbiamo mai avuto fortuna nel sorteggio. Ovviamente a questa domanda bisognerebbe rispondere per singola categoria, ma volendo affrontare il discorso sul piano generico, è evidente a tutti che il Lazio è la rappresentativa che negli ultimi anni ha sempre portato le sue formazioni in finale o giù di l√¨, e spessissimo è tornato a casa con il titolo di campione d’Italia. Questo però non ci suscita timore, anzi è motivo di sprono per tutte le categorie nell’impegnarsi al massimo, anche perch√© non dimentichiamo che Marche e Toscana sono regioni dove il Futsal è in continua crescita qualitativa e quantitativa. Importanza rilevante va data anche alla formula ed al regolamento del torneo, in quanto ad eccezione degli Allievi (dove passano le prime due), si qualificano ai quarti solo le prime classificate dei gironi e le migliori tre seconde. Quindi Forza Campania non possiamo mollare un centimetro!”

Quali sono le differenze tra una squadra di club e una selezione?

“Le differenze sono notevoli e sostanziali, ed è per questo che nell’individuazione dei Selezionatori Tecnici ho dovuto valutare attentamente chi condividesse la mia visione sulle caratteristiche che differenziano le due tipologie di gruppo e che avesse le competenze adatte per realizzare concretamente i principi tecnico-educativi. Infatti, memore anche della mie scorse esperienze in questo ruolo ( Tecnico al primo torneo sperimentale per rappresentative Giorgio Ales nel 2010, Tecnico rappresentativa Giovanissimi al TDR 2013 e Tecnico rappresentativa Allievi al TDR 2017), credo che i Tecnici delle rappresentative debbano essere molto più Selezionatori che veri e propri Tecnici , in quanto a complicare questo ruolo rientra il tempo disponibile settimanalmente che non consente ai mister un lavoro tale da riuscir ad infondere il proprio credo calcistico a tutto il gruppo, pertanto sono convinto che debbano essere soprattutto osservatori attenti, capaci di individuare tra le migliori risorse umane presenti nei tanti club campani, coloro che possiedono doti compatibili e complementari tra loro, sia sul piano umano che tecnico e soprattutto che possano acquisire un linguaggio tecnico comune il più semplice ed efficace. Pertanto credo che questi siano i valori, uniti ad una dose di fortuna che non guasta mai, che consentono di far bene in questo tipo di kermesse sia per brevità che intensità delle performance. Per quanto su detto le scelte tecniche sono ricadute su Francesco Gargiulo per la Juniores, Luigi Battistone per la Femminile, Pasquale Campanile per gli Allievi e Nin√¨ Conte per i Giovanissimi”.

Tanto lavoro intorno ai giovani, solite difficoltà nell’inserimento delle Prime Squadre, quali ostacoli? E’ solo questione di mentalità?

“Su questo punto bisognerebbe realmente aprire un capitolo a parte, ma non voglio dilungarmi. Credo che ci sia bisogno di un cambio culturale e credere nelle potenzialità dei nostri ragazzi. Per fare ciò, personalmente individuo nelle Scuole Calcio a 5 il fulcro dello sviluppo di questo sport. Purtroppo in Campania, ma non solo nella nostra regione, troppi addetti ai lavori sono concentrati nella formazione delle Prime Squadre ricercando i calciatori già formati e spesso si va alla ricerca dei soliti nomi, credendo che investire sui questi nomi sia una garanzia di successo. Personalmente penso che bisognerebbe avere il coraggio di investire sui settori giovanili partendo dalla base e creare un prodotto genuino crescendolo pian piano, senza l’assillo del risultato (che non conta a questa età!), fino al momento in cui il ragazzo è pronto per esordire, dopodich√©, cosa importantissima, dargli fiducia e minutaggio nel mondo dei grandi. Ma quanti sono disposti ad aspettare la maturazione di un giovane? Quante società sono disposte ad accettare risultati sportivi non soddisfacenti anche se questi un domani porteranno comunque alla formazione di nuovi talenti? Quanti sono disposti ad investire in una Scuola Calcio a 5 dai primi calci? Quante società sono organizzate realmente per fare tutto ciò? etc‚Ķ. Solo rispondendo a queste domande si può già capire i limiti in cui versa e verserà questa regione se non ci sarà una svolta culturale sportiva a 360¬∞”.

Spesso è mancato quel quid alla Campania, quali sono le difficoltà sul territorio?

“Per quanto detto prima, mentirei se dicessi che la Campania è tra le migliori d’Italia, ma posso affermare con certezza, che in Campania ci sono picchi di qualità contrapposta a mediocrità diffusa soprattutto nelle categorie giovanili, dove secondo me tutto ha inizio. Questo fa si che i campionati, escluse poche eccezioni, siano di livello medio e pertanto non riescano ad essere formativi e stimolanti per i ragazzi di maggior talento, che fortunatamente non mancano. Ma il talento come in ogni settore non basta! Tutto questo si riflette anche nelle rappresentative ovviamente, dove si vedono ragazzi di buone qualità individuali ma poco abituati all’intensità tipica di questo sport, contro la quale certamente ci scontreremo nel Torneo delle Regioni, soprattutto quando affronteremo alcune regioni che fanno del Futsal uno sport radicato e diffuso nonch√© di qualità. Urge ovviamente un riordino dei campionati, come già in parte effettuato quest’anno con l’istituzione di campionati giovanili Elitè, ma soprattutto sarà fondamentale l’organizzazione delle Società di Futsal con maggiore attenzione ed investimenti nelle categorie di Base (pulcini ed esordienti) dove si iniziano a curare gli aspetti tecnici-educativi. Girando per la Campania purtroppo mi rendo conto che troppo spesso le categorie di base sono demandate a tecnici improvvisati o con competenze inadeguate per la categoria assegnata. Da tecnico ed educatore, credo che l’allenatore più preparato in una società debba essere destinato alle categorie di base, ma ahimè le Società continuano a voler solo vincere nelle categorie Giovanili (juniores – allievi ‚Äì giovanissimi), senza capire che solo seminando nell’età d’oro per lo sviluppo psico-motorio dei bambini, che va dagli 8 ai 12 anni, si potrà raccogliere il frutto nelle categorie maggiori ed in questo modo elevare il livello del Futsal in ambito Regionale e magari vedere qualche Campano in più giocare in pianta stabile nelle categorie nazionali”.

Il futsal si fonde con il calcio a 11, molto spesso all’estero il primo passo per diventare calciatore è proprio quello di imparare i fondamentali del futsal. Cosa ne pensa? E qual è il suo pensiero sull’iniziativa Futsal in Soccer?

“Con me sfonda una porta aperta, da docente di Educazione Fisica e Tecnico, sono anni che sostengo che in Italia ci siamo cullati sull’enorme qualità e talento di partenza dei calciatori e sulla passione che riveste il calcio nel nostro paese. Purtroppo con il tempo i Club professionistici hanno preferito acquistare calciatori già formati, sempre più giovani, all’estero e spesso quest’ultimi, guarda caso, sono provenienti da Nazioni dove l’attenzione alla formazione dei giovanissimi calciatori passa per il Futsal ancora prima di approdare al campo grande a 11. Brasile, Spagna, Portogallo ed altre sono organizzate con leghe professionistiche di Calcio a 5, questo è indicativo per due aspetti; il primo è il fatto che il Futsal ha una propria identità e da la possibilità di scelta, raggiunta una certa età, di poter essere un Professionista sia nel calcio a 11 sia nel calcio a 5, il secondo è che il futsal è propedeutico per il calcio a 11, ossia anche il Calcio a 11 inizia crescendo i ragazzini nei campi con dimensione ridotta e numero di calciatori limitato (5vs5, 7vs7, 9vs9), che porta indiscutibilmente a calciatori con doti tecniche superiori con una capacità mentale velocissima nella scelta della giocata (Decision Making). Circa il progetto, avviato dal presidente Montemurro e dai suoi collaboratori, Futsal in Soccer è certamente un buon progetto per far conoscere le metodi di allenamento e le capacità tecniche tipiche del futsal al mondo del calcio a 11, che porterà certamente a miglioramenti e ad uno sviluppo del gioco a livello giovanile nei Club professionistici e non. Ovviamente questo è un primo passo, ma se resta tale non potrà incidere più di tanto. Ritengo che il progetto debba essere accompagnato da una visione nuova e lungimirante dei settori giovanili di Calcio con l’interesse dei Club Professionisti all’istituzione di una sezione polisportiva includendo il Futsal, sull’esempio del Barcellona etc.”.

Il fallimento della Nazionale futsal, niente mondiali per il calcio. Il futsal tra le soluzioni per aumentare il tasso tecnico delle generazioni future?

“In parte ho già risposto a questa domanda in quella precedente, quindi Si certamente il futsal può migliorare e non solo il tasso tecnico ma l’intera formazione del calciatore italiano a 360 gradi. Circa le Nazionali va fatto un distinguo importante, infatti per il Futsal il discorso è leggermente diverso dal Calcio a 11, poich√© in Italia è disciplina ancora considerata minore ed ancora in fase di sviluppo, tanto è vero che si regge economicamente sulla surroga della visibilità del più quotato mondo Calcio a 11. A mio avviso i recenti fallimenti della Nazionale di Calcio non sono altro che il risultato di errori programmatici e strutturali degli ultimi 20 anni circa. Errori che riguardano sia i vertici tecnici federali sia dei singoli Club di serie A. Personalmente ammiro l’organizzazione delle Nazionali di Belgio e Germania in ambito Europeo. Basti pensare che in Germania la federazione tedesca e i club professionistici lavorano insieme; i talenti si vanno a cercare in tutto il Paese, un’opportunità si dà a tutti e l’idea di calcio che si insegna è la stessa per tutta la Nazione ad ogni livello. Nella piramide tedesca, alla base ci sono 390 training camps sparsi per tutto il Paese. Coinvolgono 14.000 bambini all’anno! Questa è stata la base dello scouting dell’attuale Nazionale Tedesca che ammiriamo da un po’ di anni e, secondo le linee guida della Federazione, a questo livello la pressione del risultato è praticamente assente. Infatti, dopo la delusione degli anni 2000, la federazione ha puntato tutto sui training-camps, i quali non sono stati aperti e lasciati al loro destino, bens√¨ sono state create nuove figure professionali (29 coordinatori ) che hanno il compito specifico di girare tra i 390 vivai per organizzare e uniformare i metodi di allenamento e tenere vivo il rapporto con i club locali. Al livello successivo ci sono le elite schools cioè 28 centri in tutto il territorio tedesco che accolgono ragazzi tra gli 11 e i 20 anni. Il ruolo delle elite schools è molto simile a quello delle TopSport belghe, in quanto forniscono un allenamento ulteriore a ragazzi che già appartengono a qualche club. I programmi sono standardizzati e chi voglia aprire una nuova elite school deve soddisfare diciotto criteri di qualità stabiliti a livello nazionale. Tra gli standard c’è anche quello tattico (tutti devono apprendere il modello Tattico della Nazionale 4-3-1-2). Step successivo sono i 45 centri di eccellenza. Qui arriva l’eccellenza tedesca, quei ragazzi che, secondo i tecnici federali, hanno concrete possibilità non solo di giocare a livello professionistico, ma di fare carriera nei più importanti club del mondo. In questi centri di eccellenza si insegna a giocare e a comportarsi da veri professionisti, si educano i ragazzi al concetto di squadra al di sopra delle individualità, si formano i futuri calciatori della nazionale, stimolandoli a dare il massimo anche sotto pressione. In Germania, come in Belgio, il timone dell’intero movimento calcistico è in mano alla federazione, che fissa gli standard e detta le regole ai club. Un esempio? I club di prima e seconda divisione devono avere un settore giovanile accreditato dalla DFB. Chi non si attiene perde la licenza!

In Italia dal 2015/16, per la valorizzazione e dello sviluppo del calcio giovanile, la Federazione Italiana Giuoco Calcio, attraverso il proprio Settore Giovanile e Scolastico ha avviato il programma relativo ai Centri Federali Territoriali, un progetto che ha nei suoi obbiettivi di coinvolge migliaia tra ragazzi e ragazze di tutto il Paese e crea una forte sinergia tra i tecnici e le società del territorio e la struttura federale. I Centri Federali Territoriali intendono rappresentare il polo territoriale di eccellenza per la formazione tecnico-sportiva di giovani calciatori e calciatrici di età compresa tra i 12 e i 14 anni, al fine di definire un indirizzo formativo ed educativo centrale, avere un monitoraggio tecnico e sociale dell’intero territorio italiano, tutelare il talento dando corpo a un percorso tecnico-sportivo coordinato che supporti lo sviluppo delle potenzialità dei giovani. Il problema che siamo partiti troppo in ritardo, ed haime dopo aver toccato il fondo, inoltre i CFT sono pochi (37 attualmente) e distribuiti ancora a macchia di leopardo sul territorio Nazionale. Spero che negli anni questo progetto di scouting, se pur con numeri inferiori ad altre nazioni porterà ai risultati sperati.

Il Futsal giovanile in Italia paradossalmente si è organizzato in anticipo rispetto al calcio con sui Futsal Camp. Infatti dal 2013, il progetto, condiviso prima con il Settore Giovanile e Scolastico della Figc e in seguito perfezionato con Club Italia, ha l’obiettivo di supportare le società nella crescita tecnica e nello sviluppo umano dei migliori giovani talenti dei vivai italiani. Nel progetto sono stati già coinvolti, più di 150 ragazzi di ogni regione, compresi fra i 13 e 17 anni, su oltre 6000 visionati in tutta Italia con i rispettivi club, ma anche nel Torneo delle Regioni che è ,come già detto in precedenza, una vetrina importantissima e nelle Finali Giovanili. Ovvio il declino dei risultati della nazionale Italiana di Futsal non ha dato l’impulso che ci aspettavamo tutti ma sono sicuro che la futura formazione delle Nazionali A e di quelle giovanili passa anche dal progetto Futsal Camp che oramai maturo nel 2018 parteciperà alla formazione della Nazionale Under 19 che prenderà parte ai prossimi Giochi Olimpici Giovanili a Buenos Aires. Speriamo in un ottimo risultato che possa essere il traino per un maggiore sviluppo della nostra disciplina e che finalmente esca dall’ombra del Calcio e dai cosiddetti sport minori. Viva la Nazionale Giovanile Italiana”.

La nostra redazione ringrazia il Responsabile e Coordinatore Tecnico Loris Polidoro e si unisce al tifo per le rappresentative campane, affianchè possano tagliare traguardi davvero importanti.

Cristina Mariano