Benritrovati cari lettori, ritorna con il ventiduesimo appuntamento la rubrica Te lo ricordi?, dedicata ai calciatori che sono spariti o allontanati dai riflettori dei palcoscenici più altisonanti. Per questa uscita abbiamo deciso di parlare di Alessandro Faiolhe Amantino, meglio conosciuto con il nome di Mancini, soprannome nato dalla storpiatura di masinho, che in portoghese sta a significare mansueto, ma poi modificato in Mancini da Toninho Cerezo.
C’era una volta Amantino Mancini, centrocampista brasiliano conosciuto in Italia per aver indossato le maglie della Roma e dell’Inter. Il giocatore era esploso calcisticamente tra le fila dei giallorossi e velocemente caduto in declino con le maglie di Inter e Milan, prima di tornare in Brasile. Ma ecco come tutto è iniziato.
I PRIMI CALCI. La carriera di Amantino inizia con la trafila nel settore giovanile dell’Atletico Mineiro, dove nel 1997 veste la maglia della squadra primavera, ma la sua innata classe gli permette di fare il salto tra i grandi già nella stagione successiva, dove Mancini gioca nel ruolo di terzino. Sono anni importanti quelli di Belo Horizonte, non tanto quelli tra il 1998 e il 2000, che gli permettono comunque di prendere visibilità sul palcoscenico nazionale, il quale segna il primo grande cambiamento della sua carriera. Nel frattempo viene girato in prestito prima al Portuguesa, ma poi a marzo passa al Sao Cateano, dove arriva in finale del Brasilerao contro l’Atletico Paranaense, vinta da quest’ultimo. Fa quindi ritorno all’Atletico Mineiro, riuscendo prima a diventare il miglior marcatore, si perch√© nel frattempo non era più un terzino ma bens√¨ un centrocampista con doti offensiva da seconda punta, realizzando 15 reti in 25 partite.
IL SOGNO GIALLOROSSO. Chiusa la stagione con gli alvinegro, per Mancini arriva un’occasione che cambierà la sua carriera in modo radicale. Infatti, il calciatore viene acquistato dalla Roma, con mediazione da parte dell’allora direttore sportivo Franco Balcini, e girato in prestito al Venezia, in Serie B, per fargli maturare esperienza con il calcio della Penisola. Con i lagunari non è tutto rosa e fiori, in realtà non riesce a farsi ben volere dal tecnico Belotto, il quale reputava il suo gioco troppo lezioso per il campionato italiano. Finita la stagione, fa il suo ritorno nella capitale, dove trova la fiducia di Fabio Capello, non l’ultimo arrivato nel mondo del calcio, che lo fa giocare titolare nel suo centrocampo. Mancini riesce a ripagare la fiducia datagli dal tecnico, sostituendo il suo connazionale Cafu, non una cosa da niente. Ma Capello va via per sedersi sulla panchina della Juventus, con Spalletti che arriva a sostituirlo su quella giallorossa. Don Fabio lo vuole con se in bianconero, ma la dirigenza romanista non vende e resta nella capitale. Anche col cambio di allenatore, Amantino continua a godere della fiducia del suo mister riuscendo a diventare anno dopo anno un idolo dei tifosi, che ogni domenica lo acclamano dagli spalti. Con la Roma non vincerà campioanti, ma una Coppa Italia nel 2007 e una Supercoppa italiana nello stesso anno.
IL DELCINO ROSSONEROAZZURRO. Dopo cinque anni di onorata carriera in maglia giallorossa è tempo di cambiare, questo è un periodo in cui viene cercato dai maggiori club di tutta Europa, ma alla fine si accasa all’Inter, alla corte di Jose Mourinho all’epoca allenatore dei neroazzurri. Ma proprio a Milano inizia la sua parabola discendente, la sua permanenza nel club caro al patron Moratti è breve ed a causa di problemi con lo SpecialOne accetta di andare in prestito ai cugini rossoneri; anche qui Amantino non riesce ad esprimersi al meglio, collezionando solo 7 partite con la maglia del Milan.
IL RITORNO IN PATRIA E I PROBLEMI CON LA LEGGE. Tornato dall’Inter dal prestito, Mancini arriva a disputare un paio di partite con la maglia neroazzurra, prima di decidere di ripartire per sua patria, firmando con i brasiliani dell’Atletico Mineiro, club che lo aveva lanciato, con cui vince un Campionato Mineiro nel 2012. Ma il ritorno in Brasile non è dei migliori, il calciatore inizia ad avere problemi i alcool e viene accusato di violenza sessuale e lesioni personali nei confronti di una ragazza brasiliana conosciuta durante una festa. La vicenda poi si conclude con una condanna a rito abbreviato di 2 anni e8 mesi di reclusione, nonostante Mancini avesse confermato il rapporto con la ragazza, ma che la stessa fosse consenziente.
Nonostante le disavventure, se cos√¨ possiamo chiamarle, extracalcistiche il Mancini calciatore non smette mai di pensare al prato verde con le due porte, passa quindi prima al Bahia, firmando un contratto annuale, e poi al Figueirense. A fine 2012 torna all’Atletico Mineiro con cui rescinde il contratto e dopo aver collezionato vari NO da squadre professionistiche brasiliane, decide ancora di ripartire dalla Serie D del suo paese, con la maglia del Villa Nova Atletico Club, ma poi, pochi mesi più tardi passa all’America MG, società calcistica della sua Belo Horizonte, che milita nel campionato di Serie B brasiliano, dove attualmente continua a giocare.
A cura di Gianfranco Collaro


