Benritrovati cari lettori, ritorna con il diciassettesimo appuntamento la rubrica Te lo ricordi?, dedicata ai calciatori che sono spariti o allontanati dai riflettori dei palcoscenici più altisonanti. Per questa uscita abbiamo deciso di parlare di Massimiliano Varricchio, ex attaccante che in passato ho vestito anche la maglia del Napoli.
GLI INIZI. Massimiliano Varricchio nasce a San Giovanni del Persiceto, stessa cittàdina che ha dato i natali al difensore Andrea Torazzi, all’attaccante Fabio Borini e al più ben noto Marco Belinelli, guardia tiratrice dei San Antonio Spurs nella NBA, ed ad altri personaggi del mondo sportivo. Il giovane Massimo inizia la sua carriera dalle serie minori, nessun grande settore giovanile di compagini del calcio professionistico. Il suo viaggio nel mondo del calcio ha inizio con l’entrar a far parte delle giovanili del Crevalcore. Basta poco per vedere il suo talento, e cos√¨ con la compagine emiliana fa il suo esordio nel campionato di Eccellenza, siamo nel lontano 1995/96. Nella stagione dell’esordio riesce a dare dimostrazione del suo valore realizzando sei reti in venti partite, ma il Crevalcore retrocede in Promozione. Cos√¨ arriva la chiamata della Centese, una nobile decaduta del calcio emiliano, che però lo cerca per il Campionato Nazionale Dilettanti, nel quale era retrocesso la stagione precedente. Anche in Serie D, Varricchio si mette bene in mostra, arrivano le reti, e sfiora la doppia cifra, ma retrocede ancora. Il ragazzo, però, inizia a farsi un nome nell’ambiente ed è cos√¨ che viene ingaggiato dalla Virtus Castelfranco, restando ancora in Emilia Roma dove realizza una delle sue migliori stagioni della carriera realizzando ventiquattro reti in trenta partite.
IL PROFESSIONISMO. Crevalcore, Centese, Virtus Castelfranco, si forse anche buone squadre con le quali iniziare, da utilizzare come vetrina, e difatti lo sono per Varricchio, che arriva a giocare con la maglia del Treviso il campionato di Serie B, saltando i primi due livelli del professionismo di allora, ossia Serie C1 e Serie C2. Con i biancocelesti scende in campo addirittura ventisei volte, trovando anche qualche gol, vale a dire quattro. Nella stagione 1999/2000 cambia ancora squadra, trasferendosi al Cosenza, dove però gioca pochissimo nella prima parte di stagione, poi nel mercato invernale si trasferisce a Pisa in Serie C1, dove chiude la stagione con tre reti in tredici gare e vince la Coppa Italia Serie C. Qualcosa non va, forse il giocare troppo poco a Cosenza ha inciso in negativo anche nella sua avventura pisana, l’attaccante quindi cerca spazio altrove; a dargli un’opportunità è il Castel di Sangro. Gli abruzzesi ringrazieranno a fine anno, ma anche Varricchio ringrazierà loro, poich√© nella stagione 2000/2001, calcisticamente parlando, esplode come cannoniere realizzando dodici reti in ventinove partite. Quindi fa il suo ritorno a Pisa dove resta per due stagioni e dove sfiora anche la promozione in Serie B, nei playoff dell’ultimo anno in neroazzurro, chiaramente trascinando i toscani a suon di gol.
TRE ANNI DA GIROVAGO. Dopo la seconda esperienza col Pisa, arriva la seconda chiamato del Treviso, che nella stagione 2003/2004 partecipa al campionato di Seri B. Una stagione che frutterà ancora una volta quattro reti con i veneti, che ai nastri di partenza del campionato 2004/2005, cede Varricchio al Napoli in Serie C1. Il Picchio, questo il suo soprannome, non riesce ad incidere con la maglia partenopea nella prima stagione dell’Era De Laurentiis, realizzando solo quattro reti in diciassette partite. Cos√¨ nel mercato invernale il calciatore accetta di passare al Pescara in Serie B, dove realizza sempre le sue quattro reti, chiudendo al 20¬∞ posto in campionato retrocedendo, ma successivamente ripescato dopo il Caso Genoa e la mancata iscrizione di Salernitana e Perugia.
IL BOMER RITROVATO. Il Picchio lascia Pescara e l’Abruzzo per trasferirsi in Liguria allo Spezia. Qui torna a scrivere pagine importanti della sua carriera. In due anni di Aquilotti, realizza venti reti mantenendo una media di dieci marcature a stagione, conquista la Serie B e la mantiene nell’anno successivo vincendo i playout contro il Verona; con la compagine ligure conquista anche la Supercoppa di Lega di Seri C1. Dopo due stagioni importanti, per Varricchio si chiude il ciclo Spezia e si apre quello bianco scudato del Padova. Con i Patavini realizza diciotto reti nella prima stagione, ma senza centrare la promozione in Serie B; in quella successiva riesce nell’intento di conquistare la cadetteria con i veneti, giocando anche in B nella stagione 2009/2010, ma giocando molto di meno, a causa dei alcune divergenze con il presidente dei biancoscudati Cestaro che lo mette fuori rosa.
ALLA CREMONESE POI IL RITONO ALLA DOPPIA CIFRA. La situazione a Padova è intollerabile per lui che, da attaccante, ha bisogno di giocare e segnare. Viene ceduto alla Cremonese dove però non riesce ad incidere, realizzando una sola rete. A fine stagione torna per fine prestito al Padova, ma riesce a trovare l’accordo per risolvere il proprio contratto. Per un periodo di tempo torna ad allenarsi con la sua ex squadra, la Virtus Castelfranco, per poi firmare un contratto con il Prato a gennaio del 2011, in Seconda Divisione. Con i toscani raggiunge i playoff realizzando sette reti in dieci partite, dimostrando che il feeling col gol non manca ancora. A fine stagione cambia nuovamente maglia, passando al Cuneo, sempre in Seconda Divisione. Qui lascia un ottimo ricordo, perch√© porta a casa quindici reti in ventisei partite, trascinando i piemontesi in Prima Divisione, una promozione storica per il club. Ma a fine anno resta senza contratto e si accorda con la compagine emiliana della Giacomense, ancora in Seconda Divisione. In Emilia è profeta in patria dove riesce a farsi valere realizzando altre ventidue reti in trentadue partite.
IL RITIRO. Nell’estate del 2013 la Giacomense si fonde con la SPAL, e Varricchio passa alla corte della compagine estense. Questa sarà la sua ultima stagione, ma con i biancoazzurri incanta ancora trascinando la sua squadra alla conquista della Lega Pro Unica e al personale riconoscimento di capocannoniere della Lega Pro Seconda Divisione.
DOPO IL RITIRO. Dismessi gli scarpini, Massimiliano Varricchio ha indossato i panni dell’allenatore, diventando tecnico della Berretti della SPAL.
a cura di Gianfranco Collaro


