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Storie di stadi. Mugnano e il cuore del calcio nord-partenopeo: il Vallefuoco

Quanti di voi si sono posti la domanda “Chissà come mai ha questo nome lo stadio”. Diversi sono gli impianti che hanno il nome di un ex calciatore o che omaggiano accadimenti del passato. La nostra redazione ha voluto dare sfogo alla curiosità dando vita alla rubrica “Storie di Stadi”, che tratterà per l’appunto la storia degli stadi, scusate il gioco di parole, della nostra regione. Come quinta uscita è stato scelto l’impianto di Mugnano di Napoli, “Alberto Vallefuoco”.

Il Vallefuoco di Mugnano è una sorta di rifugio per i club che per un motivo o un altro non possono usufruire dei proprio impianti sportivi. Attualmente ci giocano il Città di Arzano, il Villaricca, sia maschile che femminile, l’Afro Napoli United. Fino a qualche fa anche il Giugliano, per qualche tempo il Pomigliano e il Savoia, E’ la casa ufficiale dell’Afro-Napoli, non a caso son quattro anni che la squadra multietnica gioca lì le sue partite internet, dove c’è anche un murale in onore dei colori biancoverdi. Ma chi è Alberto Vallefuoco?

Come per lo stadio Antonio landieri o il Simonetta Lamberti, Alberto Vallefuoco è stata una vittima di mafia. A differenza della piccola Simonetta Lamberti, però, non è una vendetta trasversale, ma un vero e proprio errore di persona. Nel 1998, Vallefuoco, assieme ad altri tre suoi amici, lavorava nel pastificio Russo, a Casalnuovo di Napoli. E’ il periodo delle guerre tra clan, in particolar il Cirella e il clan Veneruso. In un pomeriggio di luglio, dopo la consueta pausa pranzo trascorsa con i suoi colleghi Rosario e Salvatore, in un bar di Pomigliano D’Arco,  Alberto Vallefuoco è pronto a tornare al pastificio. Ad attenderli, questa volta, c’è una Lancia su cui ci sono quelli che si riveleranno i loro killer. Kalasnikov e revolver impugnate, appena Alberto e Rosario mettono i piedi fuori dal solito bar, vengono travolti da una pioggia di proiettili. Inutile il tentativo di Salvatore di ripararsi nel bar. Un totale di 40 bossoli vengono raccolti sulla scena del crimine.

La lunga indagine rivelerà che si tratta di un errore clamoroso.  Modestino Cirella, Giovanni Musone, Pasquale Cirillo, Pasquale Pelliccia e Cuono Piccolo mandanti ed esecutori avevano scambiato i tre ragazzi per degli affiliati al clan rivale. Il pensiero era quello che i tre giovani apprendisti del pastificio Russo, fossero coloro che avevano chiesto il pizzo al proprietario del pastificio, già vittima del clan Veneruso.

La denominazione dell’impianto di proprietà del Comune di Mugnano di Napoli è  stata cambiata nel 2008.