Serie A. Il protocollo per la ripartenza, parola chiave sicurezza

Per ripartire ci vuole la sicurezza, quella sanitaria, si intende. La Commissione Medica e scientifica della FIGC ci sta lavorando e nella giornata di ieri ha stilato il protocollo sicurezza per la ripresa degli allenamenti. Nei prossimi giorni quello per le partite, mentre il Governo e il Ministro Spadafora cerca di capire se ci siano effettivamente le condizioni giuste per la ripresa.

La data del 4 maggio è indicativa, chissà, forse una suggestione, intanto c’è, ma altrettanto c’è la possibilità che ci sia un’altra proroga, fino al 15 maggio. In ogni caso i preparativi ci sono, ma con qualche modifica, cioè la durata del maxi ritiro, che da 4 settimane passa a 2. Una decisione figlia della speranza di rivedere un’Italia in via di guarigione, quindi già nella fase 2 dopo le prime due settimane di allenamento e ritiro.

La squadra sarà, comunque, divisa in gruppi. I calciatori dovranno dormire in camere singole, non ci saranno i camerieri, niente docce negli spogliatoi, i fisioterapisti lavoreranno in una stanza propria. I calciatori verranno convocati 78-92 ore prima del primo allenamento. Da qui, si svolgeranno gli esami e poi la suddivisione in gruppi. Il primo composto da coloro che sono stati positivi con problemi respiratori, a cui verranno sottoposti esami anche a fegato, cuore, reni, polmoni. Il secondo gruppo è quello dei positivi con lievi sintomi ed il terzo, coloro che non si sono ammalati dal Covid-19.

Vietati i contatti con l’esterno. Nella prima settimana le sedute saranno obbligatoriamente separate e non ci saranno partitelle. Nella seconda settimana, invece, tutti i negativizzati lavoreranno insieme. In caso di positività dopo la ripresa degli allenamenti ci sarà l’isolamento di colui che si è ammalato e gli altri saranno sottoposti a controlli di sicurezza.

Intanto si sollevano le polemiche su chi dovrebbe finanziare i tamponi. Essendo il calcio un’attività con riconosciuto valore sociale, dovrebbe essere lo Stato a pagarli.