Intervista esclusiva SC ad Agostino Garofalo: «Il calcio è la mia vita, ora voglio dimostrare che esiste anche il Garofalo allenatore»

Agostino Garofalo è pronto a iniziare un nuovo capitolo della sua carriera nel calcio. Dopo avere appeso gli scarpini al chiodo, l’ex calciatore della Nocerina ha scelto di intraprendere la strada da allenatore e sta completando il proprio percorso di formazione con il corso UEFA A.

In questa intervista esclusiva a Sport Campania, realizzata da Luigi Imperatore, Garofalo racconta le motivazioni alla base della sua scelta, il legame con la Nocerina e la sua idea di calcio, guardando con entusiasmo alla nuova sfida che lo attende in panchina.

Agostino, nel 2024 hai chiuso la tua carriera da calciatore proprio con la Nocerina e, poco dopo, hai iniziato il tuo percorso da allenatore. Ora sei impegnato nel corso UEFA A: com’è stata questa esperienza e da dove nasce la volontà di intraprendere questa nuova strada?

«La voglia di fare l’allenatore nasce dalla passione e dal desiderio di poter dare tutto me stesso, mettendo a disposizione dei giovani tutto quello che ho imparato e tutto il sapere accumulato nel corso della mia carriera. Ma soprattutto nasce dalla voglia di stare ancora sul campo. In poche parole, il calcio è la mia vita e non riuscirei a immaginarmi lontano da questo mondo».

La Nocerina è stata una parte importante della tua carriera, prima da calciatore e poi da allenatore in seconda. Che cosa rappresenta oggi Nocera per te e cosa ti hanno lasciato questi anni vissuti in rossonero?

«La Nocerina avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. A Nocera ho tantissimi amici e sono legato profondamente a questa piazza. Posso solo augurare alla Nocerina il meglio, perché è una piazza che lo merita per la sua storia, per la sua passione e per quello che rappresenta».

Ti abbiamo visto in tribuna per l’allenamento congiunto tra Sorrento e Savoia. Due realtà diverse, con il Sorrento ormai stabilmente in Serie C e il Savoia che si affaccia a questo campionato dopo la promozione. Che stagione ti aspetti da entrambe e, tra i calciatori che hai osservato, c’è qualcuno che ti ha particolarmente colpito al punto da pensare: “Mi piacerebbe allenarlo”?

«Il Sorrento ha una struttura già collaudata da più anni, mentre il Savoia è una squadra completamente nuova. Sono due realtà diverse, ma entrambe allenate da mister molto bravi. Ho visto giocatori interessanti sia da una parte che dall’altra, ma non mi piace parlare dei singoli. Preferisco guardare sempre al collettivo e al lavoro della squadra».

In attesa di completare il tuo percorso, hai già maturato un’idea precisa del Garofalo allenatore? Che tipo di calcio vorresti proporre e che rapporto vorresti instaurare con i tuoi calciatori, anche forte dell’esperienza vissuta per tanti anni dall’altra parte dello spogliatoio?

«Mi vedo come un allenatore esigente nelle due ore di lavoro sul campo. In quei momenti chiedo il massimo, perché credo che l’impegno e l’intensità siano fondamentali. Fuori dal campo, invece, mi affido alla professionalità dei calciatori e lascio loro maggiore libertà.

La mia idea è quella di proporre un 4-3-3, con grande aggressività soprattutto in zona palla. L’obiettivo è indirizzare gli avversari dove vogliamo noi, per poi togliere loro tempo e spazio. Allo stesso tempo, però, credo sia fondamentale essere elastici: ogni allenatore deve saper valutare il materiale umano che ha a disposizione e adattare le proprie idee alle caratteristiche dei calciatori».

Tra le tante maglie che hai indossato nel corso della tua carriera, ce n’è una che più delle altre ti è rimasta nel cuore? Quale e perché?

«Fortunatamente ho avuto la possibilità di giocare in tante belle piazze, ma la maglia del Torino ti rimane addosso. È una società con una storia particolare, tragica e bellissima allo stesso tempo. È qualcosa che senti e che ti resta dentro».

Hai vestito tante maglie e conosci bene le dinamiche degli spogliatoi e delle diverse piazze. Guardando al futuro, c’è una società o una squadra nella quale ti piacerebbe iniziare questa nuova avventura? E che caratteristiche dovrebbe avere la tua prossima sfida per convincerti a dire sì?

«In questo momento ho soltanto una grande voglia di iniziare e di dimostrare che esiste anche un Garofalo allenatore. Voglio mettermi alla prova, lavorare e far vedere le mie idee. La cosa più importante, oggi, è avere la possibilità di iniziare questo nuovo percorso con entusiasmo e determinazione».

Agostino Garofalo è pronto, dunque, a scrivere un nuovo capitolo della propria storia nel calcio. Dopo una lunga carriera vissuta in campo, l’ex calciatore di Nocerina, Torino, Modena e Venezia vuole ora trasformare esperienza, passione e idee in un nuovo percorso professionale. La panchina lo attende e la sua sfida è appena cominciata: far conoscere il Garofalo allenatore, senza dimenticare tutto ciò che gli anni trascorsi sul terreno di gioco gli hanno insegnato.