Quando si pensa al calcio a Scafati, la prima squadra che viene in mente è la Scafatese, la Signora del calcio campano nata nel 1922. Una storia quasi centenaria, 97 gli anni trascorsi dalla fondazione, anni di passione e oroglio gialloblù che ormai rischia di sparire. Il canarino non può più librarsi all’interno dello stadio comunale “28 settembre 1943”, questo, però, già dallo scorso campionato un’Eccellenza vissuta a Sant’Antonio Abate.
Oggi, la società cara al presidente Vincenzo Cesarano si appresta a vivere un’altra stagione lontano dalla propria casa. Motivi? Ne ha parlato proprio il patron gialloblù ai microfoni del quotidiano “Metropolis”, il quale spiega anche le ragioni alla base di alcune decisioni prese negli ultimi giorni, a partire dalla scuola calcio.
“Credevo tanto nel progetto Canarini 1922, feci una manifestazione pubblica per presentarlo. Un progetto destinato al settore giovanile, fatto per bene, in sui si dava la possibilità anche ai bambini provenienti dalle famiglie meno abbienti di poter dare quattro calci a un pallone. Avevamo circa 50 bambini e vedere i loro sorrisi era eccezionale, ripagava di ogni sforzo e investimento Questa decisione, invece, è tragica, soprattutto perchè non li vedrò più sorridere, ma non è solo il settore giovanile e la scuola calcio, va via anche la prima squadra”. – Cesarano passa poi a parlare del problema stadio e dei costi – “Siamo un’associazione non a scopo di lucro e non possiamo permetterci di pagare 187‚Ǩ all’ora per usufruire dello stadio. L’Ente comunale dovrebbe tutelarci e invece paghiamo una delle tariffe più alte d’Italia. Questa tariffa è stata voluta dalla commissione prefettizia e abbiamo resistito, in tutto questo tempo, nell’attesa delle elezioni e delle decisioni del nuovo sindaco. Le tariffe, però, non sono camiate e cos√¨ non si può andare avanti. Abbiamo chiesto di fare la preparazione precampionato a Scafati e per 3 settimane di allenamento ci sono stati chiesti oltre 14mila euro. Da settembre, se volessi allenarmi e giocare a Scafati, dovrei pagare 12mila euro al mese, per un totale stagionale di oltre 100mila euro. Non è responsabilità di nessuno e non voglio strumentalizzare la vicenda ma è una cifra abnorme e quindi andiamo via senza alcuna polemica, sperando sia solo un arrivederci quando si deciderà di abbassare le tariffe”. – Nuova sede per gli allenamenti e per le partite interne – “Gli allenamenti li svolgeremo a Santa Maria la Carità, mentre le gare interne le giocheremo a Sant’Antonio Abate. Ho già preso degli impegni con i calciatori e per questo motivo andrò avanti per questa stagione, perchè rispetto gli impegni, ma poi Cesarano si può anche riposare. Non a caso stavamo costruendo una squadra per lottare per le prime posizioni, ma poi ci siamo fermati proprio a causa della problematica dello stadio. Anche perchè serve un progetto e che progetto potrei avere in serie D senza lo stadio? La Scafatese continuerà ad esistere per questa stagione, ma se le cose non cambiano poi mi farò da parte”.
Alla luce di quanto affermato dal patron Cesarano, questo potrebbe essere l’ultimo anno della Scafatese che, causa tariffe troppo alte dell’impianto cittadino, emigrerà anche in questa stagione col rischio di sparire in quella seguente, se le cose dovessero restare invariate.
Gianfranco Collaro




