Savoia

Il Savoia è tornato in C: la fine di un calvario lungo un decennio


La promozione in Serie C non è solo un risultato sportivo. È la chiusura di un cerchio aperto nel 2014, quando un’intera comunità cominciò a precipitare in un tunnel di fallimenti, cessioni e umiliazioni. Torre Annunziata ritrova finalmente la categoria che le appartiene.


Bisogna tornare indietro di oltre dieci anni per capire il peso di questa promozione. Con la nuova stagione era subentrata in società una cordata di imprenditori avellinesi capeggiati da Sergio Contino, che dopo un campionato di media classifica cedette le proprie quote all’imprenditore Lazzaro Luce, il quale rilevò anche il restante pacchetto di minoranza. Luce, già presidente del Gladiator, si presentò a Torre Annunziata con ambizioni grandi e una campagna acquisti che fece sognare l’intera piazza. L’obiettivo era portare il Savoia in Lega Pro. La piazza era entusiasta. Alla guida tecnica venne chiamato Vincenzo Feola, l’intera rosa fu rinnovata e arrivò una vera e propria colonia dal Gladiator.

Il progetto funzionò alla perfezione. Con la vittoria del campionato il Savoia tornò, dopo tredici lunghissimi anni di inferno nel dilettantismo e due fallimenti alle spalle, nel calcio che conta. Si aprirono le porte della Serie C. Protagonisti assoluti i calciatori con capitan Scarpa cannoniere della squadra con 24 gol, mister Feola e la società. Su tutte, la bellissima serata vissuta contro la Battipagliese, 5-1 il risultato finale, con oltre 7000 persone sulle gradinate del Giraud.

Il sogno dura un’estate

La gioia, però, durò pochissimo. Il 3 ottobre 2014 il club passò dalle mani della cordata capeggiata dalla famiglia Luce a quelle del Consorzio Stabile Segesta, capeggiato da Quirico Manca. Il club si ritrovò dapprima a disputare i playout e poi, a seguito della cancellazione della penalizzazione ai danni della Reggina, all’ultimo posto, che sancì la retrocessione diretta in Serie D. Il 6 maggio 2015 l’amministratore unico Alfonso Piantoni presentò in tribunale l’istanza di fallimento per il club. Un altro disastro, l’ennesimo nella storia tormentata del Savoia: una gestione scriteriata, ingaggi stratosferici mai pagati a 46 calciatori tesserati, e il club nuovamente radiato dai campionati nazionali.

Ripartire dal nulla, ancora una volta

Torre Annunziata si rimboccò le maniche, come già aveva fatto in passato. L’avvocato napoletano Arnaldo Todisco optò per trasferire a Torre Annunziata il titolo sportivo del Campania Ponticelli, fondendo tale club con la Futsal Oplonti. Venne così costituita l’A.S.D. Oplonti Pro Savoia, che rilevò la tradizione sportiva biancoscudata e si iscrisse all’Eccellenza Campania 2015-2016, conclusa al sesto posto in classifica.

L’anno seguente cambiò nuovamente la presidenza, con Ciro Altea che rilevò il club e con Ciro Immobile che divenne presidente onorario. Dopo un campionato tra alti e bassi, la squadra si classificò al terzo posto e perse la finale play-off. Nell’estate del 2017 avvenne il terzo avvicendamento consecutivo in tre anni: Antonio Nuzzo diventò il nuovo presidente del Savoia. Con Nuzzo arrivò la svolta. Sotto la sua presidenza il club conquistò una seconda affermazione nella Coppa Italia regionale, stabilì il record societario di reti segnate in una stagione — 130 gol — e ottenne la promozione in Serie D. Una stagione straordinaria, destinata però a concludersi in modo amaro.

Il titolo ceduto, Mazzamauro e tre anni di D

All’uscente presidente Nuzzo subentrò Alfonso Mazzamauro, che trasferì il titolo sportivo dell’Ercolanese a Torre Annunziata, mentre quello oplontino finì al Nola che poté così partecipare al campionato di Serie D. Una soluzione creativa, che però lasciò l’amaro in bocca a chi aveva costruito quella promozione. Mazzamauro, ex patron dell’Ercolanese, portò comunque tre stagioni di calcio dignitoso in Serie D, con risultati interessanti. Dopo due piazzamenti di vertice, conclusi con un secondo e un terzo posto, nel luglio del 2021 Mazzamauro trasferì il titolo sportivo in altra sede, quella di Giugliano, e quindi il club perse il diritto di disputare la Serie D. Anche questa storia finì nel modo peggiore.

Il buio, i tifosi e l’arrivo della Casa Reale Holding

Il club si ritrovò in Eccellenza grazie al titolo sportivo in possesso del neo presidente Pellerone, il quale il 1° novembre 2022 lo cedette ai tifosi che, dopo aver mantenuto in vita il club, lo cedettero a loro volta al nuovo presidente Emanuele Filiberto di Savoia, che il 9 novembre presentò il progetto Casa Reale Holding SpA, quotato alla Borsa di Vienna, attraverso il quale acquisì il club.

Oggi Torre Annunziata abbraccia il suo Savoia, la società che sulla spinta del Principe Emanuele Filiberto, la passione del presidente CRH Nazario Matachione e dei tanti dirigenti che ne fanno del club. Sotto la guida tecnica di Raimondo Catalano, il gruppo ha costruito qualcosa di solido, giornata dopo giornata, fino all’ultimo atto contro la Sancataldese, dimostrandosi più forte delle concorrenti, seppur avendo un budget inferiore, a dimostrazione che idee e gruppo possono fare di più di chi spende senza criterio.

Bastava vincere. E così è stato. Il Savoia torna in Serie C, dopo oltre un decennio di inferno tra fallimenti, cessioni di titoli e gestioni improvvisate. Torre Annunziata ritrova il professionismo, e questa volta sembra farlo su basi finalmente solide.