Qui Napoli. Buona anche la terza: la cura international del Dottor Benitez

Missione sorpasso: completa. Siamo solo alla terza giornata e volare troppo vicini al sole potrebbe sciogliere le ali azzurri per la più “icariana” delle planate, ma i dati di fatto, in quanto tali, non possono essere ignorati. Dopo più di cinquecentoventi (520!) giorni, il Napoli riesce a scalzare la Juventus dalla vetta della classifica di Serie A. Non capitava dall’aprile 2012. Dopo 270′ (più recupero) i ragazzi Benitez hanno racimolato 9 punti, bottino pieno, segnando 9 gol (media precisa di 3 a gara) e subendone 2, entrambi firmati Paloschi nella trasferta di Verona. Marek Hamsik, miglior marcatore azzurro, ha segnato già 4 reti giocando due gare ed uno spezzone, mentre Callejon (con lo stesso minutaggio) è fermo a quota 3 ed Higuain insegue a 2. Numeri impressionanti, obiettivamente. Ma qual è la formula magica, qual è l’ingrediente segreto?

Un gioco divertente – Molto spesso ce ne scordiamo ma il calcio è un gioco, secondo le statistiche il più seguito del Pianeta. E qual è il modo per “affrontare” un gioco nel migliore dei modi? Imparare bene le regole, capirlo e, soprattutto, divertirsi. E’ un pò quello che (in parole molto povere e semplicistiche) sta facendo questo Napoli. Che giochi la squadra “titolare” o quella “turnoverizzata”, la regola non cambia: si cerca la trama, si gioca a memoria, si affronta l’avversario a testa alta, con la palla tra i piedi, come a voler dire: “Noi siamo il Napoli, è un vostro problema.” Guardiamo a ieri sera. Il Napoli ha s√¨ sbloccato il risultato solo quando hanno fatto il loro ingresso in campo i bomber Hamsik e Callejon, ma ha impostato la sua mentalità, il suo gioco (fatto anche di qualche rischio di troppo in difesa) sin dal primo minuto. Certo, quando la squadra è al completo tutto risulta più facile, ma avere delle pedine di riserva capaci di gonfiare il petto quando chiamate in causa (e a quanto pare non saranno avvenimenti sporadici) è vanto di poche realtà calcistiche. E’ una questione di mentalità. Il Napoli è passato dallo stato di outsider, eventuale sorpresa, a quello di grande.
Next step: Napoli international – E scusate l’inglesismo, ma rende al meglio il concetto del Napoli senza frontiere che sta nascendo. Una cooperativa multietnica gestita da un boss, o coach, o mister a seconda delle variabili diafasiche di rito, che fa dell’internazionalità e del melting pot uno dei punti cardine del suo credo. E allora basta difendersi in cinque e sperare che Cavani faccia gol. Siamo il Napoli, ergo Naples o Napoles, e allora tanto vale alzare la testa e dimostrarlo. Mercoled√¨ si riparte, sempre dal San Paolo, ma con un avversario decisamente più temibile: il morale è a mille e testa e gambe girano che è una meraviglia. Il day after Napoli-Atalanta è già l’anticamera della sfida col Borussia. Ritmi Champions, da Campioni. Fermarsi proprio ora? I don’t think so.
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