Quattro chiacchiere con Alberico Turi, tra possibile ripresa e questione rimborsi: “Vi dico la mia, ecco cosa si potrebbe fare”

Un venerdì di inizio aprile e una quarantena che ci costrigne ancora a casa. Gli sport sono fermi, il calcio è fermo. Si vive e si spera di un calco drastico degli infetti e un aumento dei guariti, mentre nei palazzi del calcio si discute e si vagliano diverse opzioni e situazioni per considerare la ripresa dei campionati. Giornate febbrili a tratti frenetiche, ma che vanno affrontata con una certa calma per non sottovalutare nessun aspetto di ogni eventuale scelta. Di questo ne abbiamo parlato con Alberico Turi, dirigente sportivo di lungo corso e conoscitore del calcio, sia in ambito nazionale e sia in ambito regionale, con trascorsi importanti nella Juve Stabia, dove ha ricoperto il ruolo di responsabile del settore giovanile, e nel Gragnano dove è stato direttore generale ai tempi della Serie D, solo per citarne alcune.

“Prendiamo la palla al balzo per riformare i campionati” – ne è certo Alberico Turi che prosegue – “Bisogna capire che anche nelle categorie cosidette inferiori che il calcio non è un passatempo, non è la partita con gli amici. Ci sono organizzazioni alle spalle, staff e altro ancora e quindi va regolamentato diversamente per la tutela di tutti”. – Da dirigente Turi ha sempre sostenuto l’importanza del settore giovanile e lo ribadisce lanciando una proposta indiretta ai vari presidenti – “Penso che in queste categorie bisogna lavorare con i giovani, lavorando con loro e non tacciandoli come il problema della squadra, nel caso di qualche partita andata storta. Si deve iniziare a pensare a livello imprenditoriale anche tra i dilettanti, sviluppare settori giovanili che possono essere un toccasana per le casse. Investire nei giovani, senza ricoprire d’oro l’over di turno, magari incrementendo il mondo under. Il calcio è il terzo settore, lo dicono i numeri, allora perchè non investire sui giovani!?” – Un pensiero va anche alle tante persone che lavorano tutti i giorni durante questa emergenza sanitaria che ci ha travolti in pieno – “Prima di tutto, bisogna ringraziare i vari medici, infermieri che negli ospedali curano le tante persone infette da questo virus, ma anche i trasportatori che riescono a rifornire i supermercati rischiando ogni giorno un contagio, come gli stessi impiegati dei market. Un plauso a tutti loro che ci aiutano a restare a casa il più tempo possibile, uscendo solo in casi di necessità”. – Il discorso ritorna nei canoni calcistici e sull’argomento ripresa dei campionati – “Ripartire? Ieri ho ascoltato le dichiarazioni di Sibilia, per lui si deve continuare, perchè se i campionati finiscono qui si perderanno circa il 30% delle società dilettantistiche su 12.000 che ci sono in Italia. Un gran bel numero, considerando che così anche molta gente si ritroverà a casa, bisogna pensare anche a tutta la macchina organizzativa che sta dietro ad una squadra. Un fenomeno che non va visto solo dal punto di vista del campo, ma anche dal punto di vista economico, c’è un filone di ogranizzazione alle spalle da considerare. Quindi, ripartire per le società sarebbe vitale. Bisogna capire come e quando, ma soprattutto a quali condizioni, dopo un’attenta analisi dei campionati e senza rinunciare a cuor leggero alla stagione, per evitare anche una serie di ricorsi che possano pregiudicare l’inizio della sugente. Quando si ripartirà serviranno precauzione sanitarie, proporrei tamponi 48 ore prima delle partite e successivamente al termine delle stesse e la presenza di medici federali” – Mentre per la situazione nella nostra regione dove inizia a circolare la voce che vorrebbe la fine della stagione con le promozioni assicurate alle prime e il blocco delle retrocessioni – “Una situazione estrema secondo me. In Campania si può valutare il momento, molte società hanno fatto grandi sacrifici per i campionati, vero, vanno premiate le squadra che hanno meritato, ma bisogna considerare poi l’effetto domino che si può avere operando questa scelta. Una cosa da non sottovalutare”. – Possibile assenza di fideiussioni per il prossimo campionato di Serie C, Turi ha un’idea precisa – “Sembra che Ghirelli avrebbe avuto l’idea di non chiedere le fideiussioni per la prossima stagione. Un errore secondo me, non si fa altro che dare la possibilità a certi personaggi di riavvicinarsi al mondo del calcio. Magari si potrebbero diminuirle, almeno si hanno delle garanzie, perchè c’è il rischio che pseudo presidenti vengano a fare la comparsa, meteore del calcio” – La chiosa è tutta per i calciatori a ‘rimborso’ – “Occorre trovare una soluzione nelle categorie inferiori per i famosi rimborsi spesa, lo sappiamo tutti che sono stipendi reali, interveniamo su questo è importante per i tanti ragazzi che giocano, ma poi corrono il rischio di ritrovarsi con un pugno di mosche”.

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