Il Napoli di Antonio Conte affonda a Eindhoven, travolto da un PSV spietato e brillante che infligge una delle peggiori sconfitte europee nella storia recente del club partenopeo. Finisce 6-2 al Philips Stadion, in una serata che si trasforma presto in un incubo azzurro: un crollo tecnico, mentale e caratteriale che lascia ferite profonde.
Il film della partita: illusione McTominay, poi il tracollo
E dire che il Napoli era partito con coraggio. Buona pressione nei primi minuti, una manovra fluida e il vantaggio firmato da McTominay al 31’: perfetto stacco di testa su cross di Spinazzola, con Kovar battuto sul primo palo. Un gol che sembrava dare slancio agli uomini di Conte.
Ma la risposta del PSV è immediata. Al 35’ arriva l’autogol sfortunato di Buongiorno, che nel tentativo di anticipare Til infila il proprio portiere. Da lì in poi, il Napoli si scioglie come neve al sole. Al 39’, su un contropiede lampo, Saibari sigla il 2-1 dopo un’azione viziata da un presunto rigore non concesso su Lucca: la rete, dopo un lungo check VAR, viene convalidata.
Difesa disastrosa, reparti slegati
Il secondo tempo è una lenta agonia. Il PSV fa ciò che vuole, affondando nei varchi di una retroguardia azzurra disorganizzata e priva di reattività. Al 54’ Man trova la deviazione decisiva per il 3-1, poi al 66’ Schouten colpisce il palo e pochi minuti dopo lo stesso Man firma il 4-1 con un sinistro potente sul quale Milinkovic-Savic rimane immobile.
Conte prova a cambiare volto alla squadra con una tripla sostituzione — dentro Lang, Gutierrez e Juan Jesus — ma la scossa non arriva. Al 77’ l’espulsione di Lucca, per proteste, completa il disastro.
Solo McTominay prova a salvare l’onore accorciando di testa per il 5-2 all’86’, ma la replica olandese è immediata: Driouech, con un tiro all’incrocio, firma il 6-2 finale all’89’. Una sentenza.
Un’identità perduta
Le immagini finali raccontano tutto: visi spenti, nervosismo, silenzio. Il Napoli di Conte è apparso senza identità, incapace di gestire il vantaggio e disunito tra i reparti. Le scelte tecniche — come la posizione di De Bruyne o la gestione dei cambi — sollevano più di un dubbio.
Il PSV, al contrario, ha dominato in ritmo, intensità e lucidità, esibendo un calcio verticale e feroce. Gli olandesi hanno mostrato tutto ciò che al Napoli è mancato: fame, compattezza, convinzione.
Un campanello d’allarme fragoroso
Difficile trovare attenuanti: sei gol subiti, errori individuali e collettivi, espulsione per nervosismo e una squadra che ha smarrito la propria identità tattica. Conte dovrà ora ricostruire dalle macerie, perché il Napoli visto a Eindhoven è apparso lontanissimo da quello che prometteva di essere.
Se l’intenzione era mandare un segnale d’Europa, il PSV ha risposto con un messaggio chiaro: Napoli, così non vai da nessuna parte.




