Lo scorso 29 settembre Paolo Filosa ha compito 25 anni da direttore sportivo. Un quarto di secolo che dovrebbe contare, però, due anni in più Sono infatti passati 27 anni dal suo esordio prima come allenatore e poi come diesse tra le fila del PSV Mondragone del presidente Donato Pagliuca.
“Ne conto 25 perchè per due anni sono stato fermo -ammette l’attuale responsabile della direzione tecnica della Sessana- Per motivi di lavoro, essendo un dirigente amministrativo di un’azienda di sicurezza, ho messo il calcio da parte. Le priorità erano diverse. Dopo due anni il proprietario, il dottore Iovinella mi ha permesso di far coesistere le due cose. Ora sono qui in questa nuova avventura con la Sessana di cui sono orgoglioso e onorato”.
Partiamo dall’inizio, quindi, dai primi passi dopo un grave infortunio che ha impedito a Paolo Filosa di continuare la sua carriera correndo dietro ad un pallone: “Cominciai a 24 anni da allenatore. Poi il presidente mi ha detto che mi avrebbe visto meglio come direttore e mi ha affiancato a Gennaro Signoriello, un grande direttore sportivo. Tre anni al PSV Mondragone e in questo lasso di tempo abbiamo conquistato tre campionati. Io ero solo un assistente di Signoriello, ma da lui ho imparato tantissimo. Ho cercato di imitarlo, ma non ci sono mai riuscito. Era un grande direttore, davvero”.
Ripercorriamo velocemente la carriera di Filosa: “In venticinque anni ho raccolto un po’ di esperienza, ho cambiato vari progetti. Ho conosciuto calciatori importati, che poi andarono a giocare in Serie A come Dino Fava, prima dell’esperienza Napoli, Antonio Marasco, Beniamino Fusco, il nutrizionista del Napoli, Nicola Coppola, Vincenzo Lorato, l’ex Lazio Barbarella, mister Perotti. Dopo l’esperienza al PSV Mondragone sono andato al Falciano del presidente Benedetto Palazzo. Prendemmo un giovanissimo Dino Fava, c’era mister Magliulo in panchina. Eravamo in Seconda Categoria. Sempre in questo campionato ho lavorato con il Mondragone, con Angelo Gallo, un grande direttore, Castelvolturno in Prima Categoria, San Castrese, San Pio Mondragonese, due anni al Villa Literno, Boville Ercniche in Eccellenza, dove vincemmo la finale play-off nazionali e poi giocammo la Serie D. Tornai poi a Mondragone con il presidente Nugnes e Gino Festina. Arrivammo in finale play-off, ma la perdemmo. Ho vinto 7 campionati nel corso della mia carriera. non credo siano pochi. Svegliarmi e rendermi conto di quanti anni erano passati è stata un’emozione bellissima. Voglio condividere tutto questo con chi mi è stato vicino nel corso della mia corriera con i quali ho ancora un legame umano nato oltre quello professionale”.
Dopo un veloce excursus in cui mancano alcune squadre e soprattutto le ultime esperienze con Cellole, Viribus Mondragone, Gladiator, Aversa Normanna e attualmente Sessana, con il direttore Filosa ci soffermiamo sulle esperienze che maggiormente gli sono rimaste nel cuore: “Sicuramente i primi tre campionati vinti. Oltre a questi però ricordo con grande emozione l’esperienza con la Virtus Carano con la quale vinsi il campionato di Promozione. Poi un bellissimo ricordo è legato al San Pio Mondragone. Arrivai l√¨ che c’erano solo sei calciatori perchè disaccordi economici andarono via quasi tutti. Il presidente Nugnes mi chiamò per prendere in mano la situazione e assieme al direttore Festina in tre giorni mettemmo su una squadra. Mancava pochissimo all’inizio della stagione. Fu una settimana davvero frenetica, perchè la domenica scendemmo in campo contro il Giugliano per la Coppa Italia. Vincemmo con il risultato di 1-0, arrivammo in finale, ma poi perdemmo. Eliminammo il Savoia ai quarti, quella era una squadra spumeggiante composta da tanti ragazzi arrivati dalla Mariano Keller. Da outsider, poi tutti ci invidiavamo questi ragazzi. Era una squadra davvero forte”.
Per quanto riguarda il ricordo più brutto della carriera: “Quella con il Vitulazio. Fino a quell’occasione non esonerai mai un allenatore, quella fu la prima volta. Presi questo provvedimento e dopo mi resi conto di aver sbagliato. Presi questa decisione d’impulso e da quella ho imparato a riflettere. Dopo il rapporto con questo allenatore è continuato, lo sento ancora. questa esperienza mi ha insegnato ad essere più riflessivo, ma anche a schierarmi al fianco degli allenatori, perchè quando sbagliano e si fallisce un progetto tecnico falliamo tutti, anche la società. Credo che se si arriva ad esonerare un allenatore anche il direttore debba andare via e infatti lo scorso anno ad Aversa andai via anche io. Oggi invece ci sono tanti improvvisati, che non ragionano come me e proteggono il loro ruolo”.
Dopo aver toccano i due apici dei ricordi passiamo ad un’esperienza particolare, quella contro l’Albanova: “Andai l√¨ erano ultimi e poi arrivammo in zona play-off. Fu una cavalcata emozionante. Poi le strade si sono divise. Comunque approfitto per puntualizzare una cosa. Quest’Albanova nasce dal Don Peppe Diana, squadra dedicata al prete barbaramente ucciso dalla camorra. Quello che è successo con il servizio di Studio Aperto è qualcosa di grave e spero che la cosa vada avanti per ridare dignità ad una piazza e ad una società che niente ha a che fare con certe situazioni e con quell’Albanova. Ci tengo a precisa che Albanova è il nome di un popolo, quello di Casal di Principe, Casapenna e San Cipriano un’unione che la società del patron Zippo e del presidente Petrillo hanno voluto omaggiare cambiando la denominazione. Infine, vorrei dire che casalese è il nome di un popolo e non l’identificativo con altre situazioni. Ancora oggi sono legato a Giovanni e Giuseppe Zippo e credo che possono essere una società esempio per le altre perchè operano nel sociale”.
Dopo il passato il presente e la nuova avventura in Seconda Categoria con la Sessana: “Ho scelto di sposare questo progetto calandomi nuovamente in questa categoria per il blasone della squadra. Ho rifiutato proposte importanti per motivi lavorativi e sono ripartito da questo progetto costruito in pochi giorni. Sappiamo dove vogliamo arrivare, sappiamo cosa vogliamo e dove possiamo arrivare. Sono onorato e orgoglioso di farne parte”.
Sempre pensando al presente percorriamo alcuni tratti del particolare periodo che sta vivendo il calcio. Dai Settori Giovanili alle dimissioni del Consiglio Direttivo del CR Campania. Partiamo dall’ipotesi Allan in Nazionale: “Ricordiamo che vincemmo un mondiale con Camorani, che è l’Allan di allora. Ben vengano queste situazione se significa valorizzare la nazionale. Al tempo stesso spezzo una lancia verso i nostri giovani. Le politiche che ci sono nel nostro calcio sono divise in disaccordo. Basti pensare che solo una società ha fatto la squadra C. In Italia si dovrebbe azzerare tutto e ripartire. Si parlava di un anno zero dopo l’eliminazione dalle qualificazioni ai mondiali, cos√¨ non è stato. C’è più anarchia. Finchè non ci sarà un’unione di intenti non si andrà da nessuna parte. Dovremmo investire sui settori giovanili di livello, non affiliazioni, non accademie. Ci vogliono preparatori competenti e società che vogliono investire. Il campionato Primavera, per esempio. non ha senso. In altri paesi quei giovani giocano già in prima squadra. Le stesse rose sono zeppe di stranieri eppure nelle serie dilettantistiche ci sono calciatori che potrebbero ben figurare in Serie A”.
Passiamo invece alla questione Comitato Campania: “Non mi è piaciuta la mossa delle dimissioni, perchè a pagare sono sempre le società. Noi ci siamo affidati a loro. Il nuovo direttivo aveva anche iniziato a portare delle belle novità nel calcio campano, come l’introduzione dalla prossima giornata del campionato √©lite. Quest’anno il bonus per l’utilizzo di giovani, il temine del campionato il sette aprile. Questo è importante, perchè le squadre hanno un mese per resettare e recuperare eventualmente forze e giocatori. L’Afragolese lo scorso anno se avessero avuto il tempo di recuperati gli infortunati ora sarebbe in D. Anche nel mondo delle giovanili hanno dato un input importante. Ora dovremmo stare attenti a chi voteremo”.
Una chiosa: “Sono passati 25 anni ma ho ancora tanto da imparare, sono giovane e pieno di entusiasmo. Per chiudere comunque vorrei ringraziarvi pubblicamente per avermi dato l’occasione di raccontare la mia storia. Un traguardo importante per me. E’ dimostrazione che siete attenti al mondo dilettantistico”.
Cristina Mariano




