Napoli. Striscione per Ciro Esposito nella Fiesole di Firenze

Gli spalti, le curve, i cori e gli striscioni‚Ķquante discussioni provocano ogni settimana. La cronaca nera va sempre a sormontare la parte bella che c’è sugli spalti. Fiorentina ‚Äì Napoli è l’ultimo gesto di civiltà e solidarietà, che purtroppo è stata ignorata per dare ancora una volta spazi ai soliti guastafeste che soggiornano sulle curve o in altri settori. Quel Ciro Vive tra le fila viola è stato come rimosso da tutti per sottolineare ed aizzare ancora di più i malumori preesistenti tra le varie tifoserie. Non è un caso isolato: le scorse settimane in occasione di Sampdoria ‚Äì Roma i tifosi delle rispettive squadre hanno mostrato sugli spalti striscioni solidali. I blucerchiati per la famiglia De Amicis, a causa della tragica morte di Stefano e Cristian, che di ritorno dallo Stadio Olimpico dopo la partita di Champions League tra Roma e Bayern sono morti travolti da una macchina. I giallorossi, invece, hanno mostrato solidarietà verso i cittadini di Genova, ancora una volta vittime dell’alluvione di qualche settimana fa. I cugini laziali hanno mostrato solidarietà per quelle vittime innocenti mettendo da parte il colore della maglia. Sempre i laziali lo scorso anno hanno intonato un coro a favore di Chiara, la diciannovenne massacrata dal fidanzato, ancora in coma. Ciro, Cristian e Stefano, tutti e tre ricordati anche sulle curve tedesche in occasioni, giorni e tifoserie diverse.

Non dovrebbero, però, essere solo le disgrazie ad unire le tifoserie. In realtà, in alcuni casi non è cos√¨. A seguito dello striscione disonorevole degli juventini nei confronti della tragedia di Superga, episodio risalente al derby svoltosi tra le due torinesi nella scorsa stagione, sia i napoletani, che un’altra parte della tifoseria juventina ha mostrato al mondo intero la loro indignazione. Come? Mostrando semplicemente uno striscione che inneggiava al Grande Toro, scomparso tragicamente quel 4 maggio del 1949.

Troppo spesso questi piccoli gesti di pace, come quel disperato di appello della tifoseria napoletana che aborra la violenza negli stadi e fuori gli stadi, in nome di uno sport che, in realtà, non chiede violenza, vengono troppo spesso ignorati. Fa più notizia sottolineare ogni domenica i cori, i buuu razzisti, gli striscioni provocatori. Questi ultimi, spesso, fungono da messaggio per altre tifoserie e puntualmente vengono amplificati e messi sotto la lente di ingrandimento. In questo modo si pubblicizza un malcostume, si provoca, si istiga, si aizza la vendetta, la risposta violenta alla violenza. I pochi, perch√© in fondo sono solo pochi, paradossalmente vincono sui tanti, quei tanti, che, vogliono, desiderano ed auspicano ad un futuro diverso, ad uno sport ed un tifo diverso. Si desidera cos√¨ tanto, da parte di quasi tutti, la pace negli spalti. Si storce in continuazione il naso per dei messaggi spiacevoli, eppure basterebbe poco: ignorare. Basterebbe sottolineare il bello dello stadio, per uccidere quei pochi, che si divertono, stupidamente, ad offendere e denigrare l’altro. Si tratta di questo, in fondo. Frustrazione per una partita che si sta perdendo, schernimento nei confronti di chi, altrettanto stupidamente, risponde o si offende o sottolinea il negativo. Se ogni parola è vana, citando un becero striscione della curva A napoletana, si provasse a spegnare i riflettori su questi soggetti e oggetti. Si sposti l’attenzione sulla positività, la commozione che possono provocare le curve, e gli spalti in generale. Si dia attenzione ai tanti per annientare i pochi.

Cristina Mariano