Napoli. Pierpaolo Marino: “Mercato? I consigli li tengo per me. Herrera…”

Arbitro, dirigente, giornalista, persino portiere mancato, sono tanti i ruoli interpretati nella carriera calcistica da Pierpaolo Marino, quello migliore gli vale l’esser riconosciuto come un valido direttore sportivo. Chiusa l’avventura con l’Atalanta, non mette in naftalina le indiscusse qualità ambito di mercato, sempre attento alla valorizzazione di giovani talenti tenendo sotto controllo i conti dei club di appartenenza. La nostra redazione ha contattato stamane l’ormai ex dirigente bergamasco, che ci ha concesso qualche pensiero sul futuro, senza dimenticare le sue esperienze.

Come mai è arrivata la rescissione con l’Atalanta?
Quella di andare via è stata una mia decisione. Ho pensato che ormai si era concluso un ciclo e che quindi lasciare sarebbe stata la decisione giusta, i dirigenti però non volevano

Quali obiettivi ha per il suo futuro?
Al momento non ho nessun progetto in particolare. Ho avuto qualche offerta, ma poi ho rifiutato, se avviverà l’offerta giusta allora mi rimetterò in gioco. Non voglio accettare la prima cosa che mi capita

Vede del suo nell’attuale gestione del Napoli da parte di De Laurentiis?
Mha, credo che un po’ si ispiri a me, ma ovviamente c’è del suo. √à un imprenditore al quale di certo non mancano le idee.

Se fosse ancora il direttore sportivo del Napoli, o fosse in Giuntoli, quali obiettivi di mercato avrebbe?
Non dò consigli gratuiti. Ad ottobre, in una trasmissione, dissi che il Napoli avrebbe potuto puntare su Herrera ed ora lo stanno comprando. Se mi chiamassero di certo gli darei qualche consiglio, ma gli obiettivi di mercato li tengo per me.

I problemi del calcio italiano spesso vengono identificati nel poco impiego dei giovani e nella scarsa qualità delle strutture giovanili, è d’accordo?
Si, i problemi del calcio italiano sono nell’assenza dei centri per i giovani. I club dovrebbero investire in questo senso come fanno le big d’Europa. Se non lo fanno loro chi dovrebbe farlo?

Cosa c’è da migliorare per far crescere il calcio italiano?
Bisogna cambiare le regola che sono state create da Platini. Per esempio quella sui contratti, se un giocatore viene cresciuto da una squadra e non accetta il primo contratto proposto…può andare via. Inoltre in Italia, i club dovrebbero iniziare a cambiare e mettersi in testa che devono investire nei giovani e nei settori giovanili. In Italia le società che investono seriamente sui giovani sono 2 o 3, al massimo. Un esempio è l’Atalanta, che forse è quella che investe di più. Mantenendo le proporzioni giuste, posso dire che investe nel settore giovanile più di quanto faccia la Juventus.

 

Cristina Mariano