Napoli. L’identikit del nuovo tecnico azzurro

Manco solo l’ufficialità ed il consueto tweet del Presidente De Laurentiis, ma è tutto fatto. Maurizio Sarri, ex allenatore dell’Empoli dimesso qualche giorno fa, il nuovo allenatore del Napoli. L’incontro tra il massimo dirigente azzurro e il tecnico di Vaggio ci sarebbe stato in mattinata, 6 giugno, ma Sarri sarebbe stato avvistato già ieri sera nel capoluogo campano ed avrebbe dormito all’Hotel Vesuvio. Si parla di un contratto annuale con opzione sul secondo e l’ingaggio è di 1.5 milioni di euro, cinque volte quello percepito all’Empoli.

Maurizio Sarri inizia la sua carriera da allenatore nel 1996 in Eccellenza, all’Antella con la quale viene promosso e nella seconda stagione si posiziona all’11¬∞ posto. La sua tecnica e la sua tattica di allenamento non passa inosservata. Con il Sansovino raggiunge l’allora Serie C2, ma non può allenare e non può prendere il brevetto non avendo un passato da calciatore. Questo non lo ferma. L’intera stampa italiana resta ammaliata dal suo modo di mettere in campo la squadra, di preparare gli schemi in palla attiva ed inattiva tanto da guadagnarsi il soprannome di Mister 33, che divenne poi Mister 33 schemi. √à un tecnico minuzioso e con le idee chiare, vuole raggiungere il successo e la massima serie. Arriva una deroga che gli permette di allenare la sua squadra, sempre il Sansovino, nella terza lega professionistica italiana. Nel 2005 esordisce in Serie B con il Pescara, portandola all’11¬∞ posto ed ottenendo una salvezza che sembrava impossibile. Dopo una sola stagione pasa all’Arezzo, dopo l’esonero di Antonio Conte che non aveva lasciato un bel ricordo di s√© dal punto di vista dei risultati. Arriva a disputare i quarti di finale di Coppa Italia contro il Milan, che quell’anno avrebbe vinto la Champions League, perde la gara di andata, ma si impone di misura in quella di ritorno. Viene eliminato ed anche esonerato, nonostante avesse conquistato punti con le due big che quell’anno militavano in serie cadetta, Juventus e Napoli, pareggiando con entrambe. Per allenare ha bisogno di programmazione ed organizzazione e sono questi i motivi per cui la sua avventura ad Avellino, nell’agosto del 2007, si conclude rapidamente. Si dimette prima del campionato e dopo essere stato eliminato in Coppa Italia dall’Ascoli. Dopo le esperienze in Lega Pro con Sorrento, Hellas Verona, Perugia, Grosseto ed Alessandria si siede sulla panchina dell’Empoli portandolo dalla B alla A. Il suo lavoro con la squadra toscana non ha lasciato indifferenti i presidenti di molti club, che hanno iniziato subito a sfregarsi le mani e a pensare a lui come allenatore per la prossima stagione. Gli azzurri di Toscana, infatti, ha raggiunto il 15¬∞ posto in classifica ma ha dato spettacolo in molte partite affrontando ogni squadra a viso aperto e senza il consuetudinario catenaccio all’italiana adottato dalla squadre medio-piccole che hanno come obiettivo la salvezza. √à riuscita a conquistare punti su campi importanti come quello di Napoli, sconfiggendo poi la squadra di Benitez nella partita di ritorno con sonoro 4 a 2. Ha pareggiato con big come Milan, Roma (in Coppa Italia che l’ha poi eliminato ai supplementari dopo un arbitraggio discutibile). Ha dato filo da torcere alla capolista Juventus. Tutto ciò con i gioiellini che le altre squadre di Serie A e B tenevano in panchina per dare spazio ai senatori. Ha fatto ritrovare la forma e il gol a un giocatore in discesa come Massimo Maccarone e messo sotto i riflettori giovani come Verde, Sepe, Vecino, Rugani. Gli schemi su palle inattive hanno incantato e fatto tremare tutte le squadre. Infatti, l’Empoli è statisticamente la squadra che ha maggiormente finalizzato su calcio di punizione e calci d’angolo.

Il Napoli, con questa scelta, sembrerebbe tornare all’origine, cioè a dare le chiavi della panchina ad un allenatore in grado di motivare e dare carattere ai suoi ragazzi. L’unica perplessità potrebbe essere l’incognita Europa, non essendoci l’esperienza, che potrebbe portare ad affrontare i grandi appuntamenti sui palcoscenici UEFA con maggiore tranquillità e consapevolezza. L’esperienza Mazzarri, però, ha dimostrato anche come l’ambizione e la voglia di fare possa abbattere ogni ostacolo, nonostante le ultime uscite europee come con Dnipro, Viktoria Plzen, Psv Eindhoven non vadano a confermare questo. Bisogna, comunque, considerare che il Napoli chiude la stagione con 20milioni di debito, prima volta in assoluto durante la dirigenza De Laurentiis, e che le spese conseguenti all’ingaggio di uno degli altri allenatori accostati come Prandelli, Spalletti e Montella, ancora impegnati con le rispettive squadre, sarebbe molto alte.

Cristina Mariano