Parafrasando Tiziano Ferro “io mi perdo nei dettagli e nei disordini, tu no”; traducendo: il Napoli si perde nell’azione perfetta, nel giro palla perfetto…si perde appunto perchè poi quando le difese cono muraglie è solo un battagliare con i mulini a vento. La Juve no, la Juve va al concreto, brutta: brutta ed efficace. Cattiva e concreta.
Troppo superficiale incolpare gli arbitri, troppo semplice appellarsi ad un tragico e criminoso passato. Troppo, troppo semplice attaccarsi agli episodi.
Ieri sera, cos√¨ come due settimane fa, il Napoli aveva lasciato il carattere in quel di Castel Volturno. Cos√¨ come al Fruili -dove gli azzurri sembravano non essere proprio scesi in campo- il Napoli ha toppato in pieno la partita. Indirizzata al 4¬∞ minuto del primo tempo da un errore sia del guardalinee -che non ha visto il piedino fatato dell’argentino oltre la linea del pallone- sia dei due centrali Albiol e Koulibaly, gli azzurri non si sono più raccapezzati.
Inutili e sterili il 60% di possesso palla del primo e del secondo tempo. Le palle in aree di rigore sono arrivate col contagocce. Inutile appellarsi e piangere l’assenza di Higuain -presente al Friuli- se poi Gabbiadini non viene messo in condizione di fare la differenza. Probabilmente l’ex Sampdoria poteva fare meglio, cos√¨ come gran parte della squadra, ma non è accettabile che si arrivi ad uno scontro diretto per la corsa alla Champions con l’orgoglio in tasca e senza la voglia di ribaltare la partita. Pochi i tiri in porta, due le palle gol create, entrambe nel primo tempo.
Non si può arrivare a Milano, contro l’Inter che vi ha buttato fuori e non metterci la cattiveria necessaria. Gli undici di Mancini hanno morso le caviglie dal 1¬∞ al 94¬∞ minuto, arrivando primi sulle seconde palle, sui lanci lunghi, nei contrasti, nei suggerimenti palla a terra. Napoli svogliato, Napoli rassegnato. Le facce dei calciatori hanno scritto la parola fine sulla partita ancor prima che il triplice fischio arrivasse. Due soli calciatori hanno lottato per portare un risultato a casa in questa difficoltosa trasferta e quei due rispondono al nome di Hamsik e Callejon. Il primo ad imbeccare i compagni davanti e a tentare i tiri dalla lunga distanza; il secondo a inserirsi instancabilmente in area di rigore interista nonostante -non si capisce come- Nagatomo sia stato sempre insuperabile.
Ecco la differenza tra chi concorre per prendersi il quinto scudetto consecutivo e chi, invece, voleva fare la storia, ma si ritrova a rincorrere dopo aver comandato la classifica per tanto tempo e dopo aver seguito la scia della strisciata bianconera antistanti. Diventa ridicolo e anche abbastanza immaturo, quindi, proclamare e chiedere serietà dal sistema spacciandosi per vittime sacrificali se poi in campo si mostra il fianco con la stessa facilità con cui di additano le direzioni di gara o le decisioni del Palazzo.
Sarri in tempi non recenti aveva messo le mani avanti: Non siamo obbligati a concorrere con la Juve fino alla fine. Lungi dal voler sminuire il lavoro tecnico -anche questo sarebbe patetico, ridicolo e fuori da ogni logica critica- ma non si può fare lo stesso errore di Icaro, non si può arrivare vicino al Sole senza le dovute precauzioni e farsi quindi abbattere. Non si può scendere in campo, giocare quattro minuti e perdersi nel buco nero che l’Inter ha creato. Non è questo ciò che ci ha insegnato il Napoli in questo campionato. Tutt’altro: la squadra partenopea ci ha insegnato a combattere le giganti, come David fece con Golia, senza paura e senza remissione, con coraggio e determinazione per poi uscire dal campo, sapendo che -seppur il risultato non fosse arrivato- il meglio era stato dato; l’impegno era stato messo.
Non è accaduto questo a Milano. Il Napoli ha tracciato in questi mesi una strada, quella dei record assoluti, dei 70 punti in 32 giornate; il Napoli affamato di vittorie. Non può essere più sazio di una Juve, che partita in sordina ha fatto un percorso strepitoso vincendo 21 delle ultime 22 partite. La rabbia non c’era, la grinta non c’era, la fame neanche! √à mancato tutto, tranne il possesso palla.
Allora, non si recrimini. Si faccia mea culpa e si guardi avanti. Una partita persa con onore è perdonabile; una partita giocata come leoni domati no!
Cristina Mariano
Napoli. La differenza tra te e lei…ecco dov’è
Parafrasando Tiziano Ferro “io mi perdo nei dettagli e nei disordini, tu no”; traducendo: il Napoli si perde nell’azione perfetta, nel giro palla perfetto…si perde appunto perchè poi quando le difese cono muraglie è solo un battagliare con i mulini a vento. La Juve no, la Juve va al concreto, brutta: brutta ed efficace. Cattiva e concreta.
Troppo superficiale incolpare gli arbitri, troppo semplice appellarsi ad un tragico e criminoso passato. Troppo, troppo semplice attaccarsi agli episodi.
Ieri sera, cos√¨ come due settimane fa, il Napoli aveva lasciato il carattere in quel di Castel Volturno. Cos√¨ come al Fruili -dove gli azzurri sembravano non essere proprio scesi in campo- il Napoli ha toppato in pieno la partita. Indirizzata al 4¬∞ minuto del primo tempo da un errore sia del guardalinee -che non ha visto il piedino fatato dell’argentino oltre la linea del pallone- sia dei due centrali Albiol e Koulibaly, gli azzurri non si sono più raccapezzati.
Inutili e sterili il 60% di possesso palla del primo e del secondo tempo. Le palle in aree di rigore sono arrivate col contagocce. Inutile appellarsi e piangere l’assenza di Higuain -presente al Friuli- se poi Gabbiadini non viene messo in condizione di fare la differenza. Probabilmente l’ex Sampdoria poteva fare meglio, cos√¨ come gran parte della squadra, ma non è accettabile che si arrivi ad uno scontro diretto per la corsa alla Champions con l’orgoglio in tasca e senza la voglia di ribaltare la partita. Pochi i tiri in porta, due le palle gol create, entrambe nel primo tempo.
Non si può arrivare a Milano, contro l’Inter che vi ha buttato fuori e non metterci la cattiveria necessaria. Gli undici di Mancini hanno morso le caviglie dal 1¬∞ al 94¬∞ minuto, arrivando primi sulle seconde palle, sui lanci lunghi, nei contrasti, nei suggerimenti palla a terra. Napoli svogliato, Napoli rassegnato. Le facce dei calciatori hanno scritto la parola fine sulla partita ancor prima che il triplice fischio arrivasse. Due soli calciatori hanno lottato per portare un risultato a casa in questa difficoltosa trasferta e quei due rispondono al nome di Hamsik e Callejon. Il primo ad imbeccare i compagni davanti e a tentare i tiri dalla lunga distanza; il secondo a inserirsi instancabilmente in area di rigore interista nonostante -non si capisce come- Nagatomo sia stato sempre insuperabile.
Ecco la differenza tra chi concorre per prendersi il quinto scudetto consecutivo e chi, invece, voleva fare la storia, ma si ritrova a rincorrere dopo aver comandato la classifica per tanto tempo e dopo aver seguito la scia della strisciata bianconera antistanti. Diventa ridicolo e anche abbastanza immaturo, quindi, proclamare e chiedere serietà dal sistema spacciandosi per vittime sacrificali se poi in campo si mostra il fianco con la stessa facilità con cui di additano le direzioni di gara o le decisioni del Palazzo.
Sarri in tempi non recenti aveva messo le mani avanti: Non siamo obbligati a concorrere con la Juve fino alla fine. Lungi dal voler sminuire il lavoro tecnico -anche questo sarebbe patetico, ridicolo e fuori da ogni logica critica- ma non si può fare lo stesso errore di Icaro, non si può arrivare vicino al Sole senza le dovute precauzioni e farsi quindi abbattere. Non si può scendere in campo, giocare quattro minuti e perdersi nel buco nero che l’Inter ha creato. Non è questo ciò che ci ha insegnato il Napoli in questo campionato. Tutt’altro: la squadra partenopea ci ha insegnato a combattere le giganti, come David fece con Golia, senza paura e senza remissione, con coraggio e determinazione per poi uscire dal campo, sapendo che -seppur il risultato non fosse arrivato- il meglio era stato dato; l’impegno era stato messo.
Non è accaduto questo a Milano. Il Napoli ha tracciato in questi mesi una strada, quella dei record assoluti, dei 70 punti in 32 giornate; il Napoli affamato di vittorie. Non può essere più sazio di una Juve, che partita in sordina ha fatto un percorso strepitoso vincendo 21 delle ultime 22 partite. La rabbia non c’era, la grinta non c’era, la fame neanche! √à mancato tutto, tranne il possesso palla.
Allora, non si recrimini. Si faccia mea culpa e si guardi avanti. Una partita persa con onore è perdonabile; una partita giocata come leoni domati no!
Cristina Mariano